La crisi delle milanesi: dall’Olimpo delle grandi alla ricerca di un’identità

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

Flop Milan_Inter


Inter e Milan, due tra i più gloriosi club italiani e mondiali che tanta storia del calcio hanno scritto con le loro imprese, oggi sono l’ombra di una squadra: ogni tanto spacciano oro colato per quella che è solo un’ombra di vittoria, un’ombra di storia, un vago sapore romantico di essere di nuovo lì in alto, ma il ritorno alla realtà e, soprattutto, la consapevolezza di essere fuori dall’Olimpo dei grandi club d’Europa fa sprofondare questi colori in una trama da film noir, dal titolo “La crisi delle milanesi”.

In casa Milan, in questi giorni Silvio Berlusconi ha scelto Cristian Brocchi per guidare il suo Milan che, oltre al pareggio casalingo di ieri sera contro il Carpi, deve (imperativo categorico) ritornare alla gloria, e per farlo il magnate milanese è disposto anche a cedere le quote del club. Se con l’arrivo dell’uomo ombra Mr. Bee la discussione ruotava intorno al 48%, dunque alla minoranza, l’ultima cordata interessata punta a qualcosa di più, e con minore spesa.

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In casa Inter, ieri sera è stata una di quelle notti da ricordare con rammarico: per lunghi tratti le sarebbe bastato il solito 1-0 per sognare il terzo posto, ma al termine dei novanta minuti la squadra si ritrova a meno sette punti dalla Roma, con il solito fardello addosso. Certo, la questione Europa League sembra ormai chiusa, ma finire dietro al Fiorentina significherebbe dipendere dai cugini rossoneri per evitare il preliminare. Se questo non bastasse, c’è anche l’aggravante degli investimenti ben oltre le proprie possibilità, che il club ha fatto la scorsa estate in quello che a tutti è parso un azzardo, per puntare decisi alla Champions League.

Insomma, sebbene molti pensino che il vero problema sono i soldi (che nel mondo d’oggi sembra un mantra), questo non basta per spiegare la complessità della situazione. Certo che i guai economici e la difficoltà di reperire fondi freschi hanno tagliato le gambe ai due club, ma gli errori fatti fino ad ora, anno dopo anno, e la difficoltà di cambiare qualcosa a livello manageriale, hanno segnato fin da subito le ombre che continuano a perseverare “in quel di Milano”. Prima che di soldi, le due squadre avrebbero dovuto parlare di uomini e di idee, ma se il dio denaro resta l’unico a poter proferire parola, come si è visto, allora prepariamoci ad ascoltare il suo monologo.

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Luce e ombra sono due lati della stessa medaglia, una non può fare a meno dell’altra, sono indissolubili: nel mentre che assistiamo assorti al monologo del sordo denaro, i pochi fiduciosi stanno aspettando quelle luci che spazzeranno via le ombre e ridaranno giustizia a una città che di calcio è oltre un secolo che ne parla.

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