Caso Antonio Conte: nella “Terra dei cachi”, il calcio è “truccatissimo”?

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

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“…il visagista delle dive, è truccatissmo”, diceva una canzone di Elio e le Storie Tese. Correva l’anno 1996, e la celebre band meneghina, si presentava con “La Terra dei Cachi” al Festival di Sanremo. Un’edizione vinta da Ron, con “Vorrei incontrarti tra cent’anni”, che nella canzone di cui sopra, tuttavia, aveva trovato una simpatica e veritiera parafrasi allo svolgersi di molte funzioni del nostro Paese.

Quel “visagista truccatissimo”, infatti, arrivava dopo un’altra serie di personaggi truccati. Che non trovavano il fondo del proprio Mascara nel classico vasetto in vendita in tutte le migliori prufumerie, bensì in un modus operandi che, ogni calciofilo, conosce sin troppo bene. Così bene da farci quasi l’abitudine, purtroppo. Negli ultimi 15 anni (e circoscriviamo lo spazio temporale in questo modo, per non andare troppo in là, ma la storia non cambierebbe) sovente ci siamo trovati di fronte a conclamati casi di calcioscommesse. In tutte le categorie e in tutte le condizioni. Dal più illustre personaggio del nostro pallone all’ultimo dei magazzinieri della Terza Categoria. Insomma, un vero e proprio cancro che ha contribuito, di anno in anno, a distruggere anche la minima credibilità del nostro sport nazionale.

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Eppure, direbbe il banale Mario Rossi di Borgomanero, alla fine, se si fanno i conti, tutto è sempre finito a tarallucci e vino. Sì, è vero, ci sono state pene esemplari, a volte. Ma troppo spesso le stesse sono state riviste o comunque condonate (esattamente come si faceva con le villette costruite in riva al mare, che negli anni sessanta hanno deturbato paesaggi magnifici del nostro Belpaese). E troppo spesso, a livello mediatico, si è teso a non intaccare un indotto così importante, che annualmente produce miliardi di fatturato e permette in parte, diciamocelo pure, alla carta stampata di non scomparire definitivamente. Così come ai programmi sportivi di non chiudere i battenti, nonostante la qualità sia sempre più bassa e volta alla trasformazione in talk show da quattro soldi. Più apprezzati da scimmie urlatrici che da amanti dello sport in generale.

Il problema è: come facciamo a guardare una partita di calcio e pensare che Tizio sbagli per proprio demerito anziché per accordi precedenti e Caio non si faccia espellere perché dietro c’è un flusso anomalo di giocate? Siamo talmente rodati a tutto ciò, che abitualmente negli stadi i tifosi vivono con piena disillusione i 90 minuti. L’incastrarsi di risultati, i rigori concessi bonariamente a personaggi sulla cresta dell’onda, risultati anomali con squadre retrocesse da mesi che deliziano il pubblico con goleade nei confronti di compagini di ottimo livello etc etc. Il sospetto è alla base della nostra cultura (lasciateci dire che da un certo punto di vista, è anche comprensibile), ma davvero è da ritenersi esagerato in questi casi?

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Come può una Nazionale calcistica esser credibile quando, per quasi tutta la sua conduzione, il c.t. è stato indagato proprio per calcioscommese. E se è vero che proprio in queste ore è arrivata la sua assoluzione, è altrettanto vero che resta un comportamento di “connivenza”. E questo, per chi dice di voler dare esempio di moralità e sportività, dovrebbe esser sufficiente a prendere una posizione netta e coerente con quanto abitualmente affermato. In concreto. Non soltanto sprecando parole in merito durante convegni e conferenze stampa ipocrite e false quando una banconota da venti Euro. Sia chiaro, questo non è un affondo soltanto contro Antonio Conte, ma l’esempio più lampante che ci sovviene nell’attualità.

Perché se volessimo andare a prendere in considerazione le posizioni di tutti i partecipanti a questo circo che è il calcio, probabilmente smetteremmo anche di avere fede e di essere tifosi. Il problema è però l’arretratezza e l’esser fuori luogo di chi lo governa. Se a darci lezioni di etica dello sport debbono essere i Claudio Lotito di turno (intervenuto ieri alla Sapienza di Roma durante un convegno) o i Tavecchio della situazione (con le sue fantastiche esternazioni postume all’elezione a presidente della Federazione), allora bisogna davvero preoccuparsi per il futuro di questo Paese. Sempre più, volutamente, cieco e schiavo di una certa onda mediatica. Connivente con i personaggi che hanno portato lo sport più bello del mondo a esser una mera merce di compravendita. Platini e Blatter sono tra gli esempi massimi. Ma prima di guarda in casa altri, bisognerebbe impararsi a rimetter in ordine la propria.

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