Caos Milan (parte I), i fatti che hanno originato questa situazione

Pubblicato il autore: anto nino tarquini Segui

“Il tempo passa per tutto lo sai”

Così diceva una celebre canzone dell’ormai rivalutato (da molti) Max Pezzali, e questa ovvietà sembra calzi a pennello per la società italiana più vincente in Europa, il famoso Milan di Silvio Berlusconi, quello delle cinque Champions League su sette in bacheca.

Fosse stato un po' meno modesto, questo signore avrebbe fatto strada

Fosse stato un po’ meno modesto, questo signore avrebbe fatto strada

Oltre alla nuova divisa (molto nera rispetto al solito), non sembra proprio lo stesso club che negli ultimi trent’anni anni è stato tra le potenze d’Europa, oltre che tra i più vincenti (cinque Champions in diciotto anni; il Barcellona dell’era moderna ne ha vinte cinque ma in ventitré). Già da qualche anno regna il caos.

I problemi sono probabilmente nati, oltre per la mutata situazione economica che ha reso le società italiane meno competitive sul mercato, anche per la confusione societaria conseguente al passaggio di consegne da Berlusconi (padre) a Berlusconi (figli). Un passaggio non del tutto avvenuto, più traumatico di quel che era lecito aspettarsi. Un passaggio che ha contrapposto una figura come Adriano Galliani, storico dirigente portato in società agli inizi dell’avventura dall’ex Cavaliere, all’erede designato alla gestione del Milan, nello specifico la figlia Barbara Berlusconi. Un passaggio che ha portato lotte di potere, veti incrociati, guerre di posizione, pochi risultati e tanta tanta tanta (tanta) confusione.

Adriano Galliani e Barbara Berlusconi

Adriano Galliani e Barbara Berlusconi. Una foto che potrebbe chiarire il clima tra i due

Fuori dalle competizioni europee per il terzo anno consecutivo, ora la società milanese si trova in una situazione quasi grottesca, in cui non si sanno bene le condizioni di salute del Presidente Onorario nonché proprietario, se e quando avverrà il cambio di proprietà, chi rimarrà o meno nell’organigramma societario o quale sarà il progetto tecnico. L’unica certezza è l’allenatore, Vincenzo Montella. La stagione 2016/2017 inizia sotto una miriade di incognite. Ma come si è arrivati a questo?

Ci sono stati (forse) tre momenti topici, tre bivi che potevano cambiare la storia recente del club in un verso o in un altro.

 

MOMENTO 1 – AFFARE TEVEZ

La stagione è la 2011/2012. Il Milan campione d’Italia trova, sulla strada che porterebbe a bissare il successo, la sorprendente Juventus reduce da due settimi posti negli ultimi due campionati e allenata, per il primo anno, da Antonio Conte. La lotta è serrata, la squadra bianconera è un osso duro e chiuderà addirittura la stagione senza sconfitte in campionato, anche se in una partita c’è stato un episodio controverso che qualcuno approssimativamente ricorderà. In queste circostanze l’arrivo di un giocatore che è capace di fare la differenza può risultare decisivo e, durante il mercato invernale, a Galliani si presenta un’occasione ghiotta: poter prendere l’argentino Carlos Tevez, in rotta con il Manchester City; i soldi sarebbero stati garantiti dalla cessione di Pato, giovane promessa brasiliana che però non stava mantenendo le aspettative, al PSG. L’affare era fatto, giravano sul web anche alcune foto inequivocabili sul presunto accordo, quando ci fu uno stop inaspettato da parte della dirigenza. Pare sia stato Berlusconi a bloccare la trattativa ma il dubbio che la figlia Barbara, all’epoca fidanzata del calciatore verdeoro, abbia avuto un peso decisivo non verrà mai chiarito.

La famosa scatta a Rio in cui appaiono Tevez, Galliani e il procuratore Joorabchian

La famosa foto scattata a Rio in cui appaiono Tevez, Galliani e il procuratore Joorabchian a pranzo insieme

Quell’anno la Juve vinse lo scudetto e, qualche stagione dopo, acquistò anche Tevez; il Milan l’inverno successivo cedette comunque Pato a una squadra brasiliana, il Corinthians, e per una cifra inferiore.  Danno e beffa.

 

 

MOMENTO 2 – ESONERO ALLEGRI E ARRIVO SEEDORF

Stagione 2013/2014

Il Milan arranca in campionato e perde in casa della neopromossa Sassuolo 4-3 con poker del giovane Berardi e dopo esser andata in vantaggio per 2-0. La panchina scricchiolante di Max Allegri diventa ancora più scricchiolante. A fine stagione l’allenatore avrebbe comunque lasciato i rossoneri (era all’ultimo anno di contratto e non gli era stato proposto il rinnovo), ma la dirigenza valuta l’ipotesi di sollevarlo immediatamente dall’incarico. Barbara Berlusconi e Galliani sono entrambi AD della società. Galliani è contrario ma probabilmente sente di non essere mai stato così debole in società come in quel periodo: qualche mese prima ha addirittura annunciato le dimissioni al termine del campionato e già si parla di successori e nuovi assetti societari. Di riflesso, la posizione di Lady B sembra invece più forte che mai, al punto da cacciare Allegri e imporre in panchina Clarence Seedorf, ex gloria milanista con cui Galliani pare non avesse un gran rapporto. L’olandese viene addirittura strappato dal campo, giocava in Brasile nel Botafogo e messo alla guida del Milan con un super contratto da allenatore e pieni poteri. Galliani sembra sconfitto e affondato. La media punti migliorerà e qualche spunto positivo verrà offerto dalla squadra, anche se un cambio di marcia netto della squadra non avviene.

Seedorf sulla panchina del Milan: il gesto fotografato non è riferito a Galliani (forse)

Seedorf sulla panchina del Milan: il gesto fotografato non è riferito a Galliani (forse)

 

 

MOMENTO 3 – ESONERO SEEDORF E NUOVA DIVISIONE DEI POTERI

A fine stagione il carattere forte dell’allenatore, non coadiuvato da risultati che ne alleviassero la sopportazione, fa venir fuori tutti i malumori per la gestione, a partire dallo zoccolo duro italiano della rosa (Montolivo, Abate su tutti) per proseguire con figure importanti (Tassotti, storico secondo allenatore). Non gradiscono i metodi dell’olandese e la probabile voglia di accantonarli. Nonostante il contratto pesante Seedorf viene esonerato e sostituito dal suo ex compagno di squadra Pippo Inzaghi, allenatore della Primavera del Milan vincitrice del Torneo di Viareggio e pupillo di Galliani. Sembra che il dirigente abbia ripreso quota in società; arriva anche a ritirare le dimissioni, forse per i risultati di Seedorf, forse perché la buonuscita dopo più di trent’anni sarebbe troppo alta per le casse di quel Milan. Lady B invece appare di nuovo messa in un angolo. Viene comunicata una nuova divisione dei poteri: Galliani sarà AD del lato tecnico; la Berlusconi AD di quello commerciale. Appariva un discreto compromesso. Appariva.

La stagione 2014/2015 parte benissimo, con due vittorie su due, 3-1 alla Lazio e un rocambolesco 5-4 a Parma. Si arriva alla terza partita di campionato contro la Juventus, orfana di Conte e ora guidata dall’ex Allegri, a punteggio pieno e grandissimo entusiasmo dell’ambiente. Sembra l’inizio di una nuova epoca d’oro; sarà solo una prosecuzione della debacle.

All'inizio dell'avventura vengono ipotizzati dei paralleli tra Inzaghi e Conte. Ecco, non si riveleranno proprio azzeccatissimi

All’inizio dell’avventura vengono ipotizzati dei paralleli tra Inzaghi e Conte. Ecco, non si riveleranno proprio azzeccatissimi

La partita finirà 1-0 per la Vecchia Signora, con gol decisivo di una vecchia fiamma, e da lì la squadra non riuscirà più a ingranare. Infatti anche la stagione di Inzaghi sarà disastrosa e il bottino, nelle successive 35 partite, sarà di 11 vittorie, 13 pareggi e ben 11 sconfitte. Il piacentino terminerà l’anno salutando i rossoneri con un tanto anonimo quanto fragoroso decimo posto. Oramai si inizia a parlare insistentemente di cessione della società e pare anche spuntare un imprenditore interessato, tale Mr Bee.

(Continua)

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