12 Settembre 1993: 23 anni fa l’esordio in serie A di ‘un certo’ Del Piero…

Pubblicato il autore: alessandro marone Segui

Minuto 74’, quarta giornata di campionato della stagione 1993/1994, allo stadio “Pino Zaccheria” di Foggia il punteggio è fermo sull’ 1 a 1. Pochi minuti prima Fabrizio Ravanelli aveva risposto al vantaggio rossonero firmato da Roy ed è proprio “Penna Bianca” ad essere richiamato in panchina per lasciar posto ad un promettente e talentuoso attaccante non ancora diciannovenne acquistato dal Padova in estate per 5 miliardi di lire grazie all’efficace lavoro di Giampiero Boniperti: quel ragazzino indossa il numero 16 e si chiama Alessandro Del Piero.
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Per Alex, nato a Conegliano Veneto il 9 Novembre del 1974 e cresciuto nel San Vendemiano (squadra del suo paese) prima di passare alle giovanili del Padova, si tratta della prima partita in serie A e della prima gara ufficiale con addosso i colori bianconeri. Un amore, quello per il pallone, sbocciato sin da bambino nel campetto dell’oratorio e in casa, dove Alex si allena a disegnare traiettorie e spegnere gli interruttori della luce con una pallina da tennis (calciata con i piedi, ovviamente). Papà Gino, elettricista, aveva allestito un “impianto di illuminazione” per consentirgli di giocare anche in notturna; l’affettuosa mamma Bruna voleva che il figlio giocasse in porta, così avrebbe sudato meno e, con quel fisico gracilino, avrebbe avuto minori probabilità di beccarsi l’influenza… Chissà quanti tifosi ed appassionati di calcio benedicono quella disubbidienza agli amorevoli consigli materni.

Sono passati 23 anni da quel 12 settembre 1993 che ha segnato l’inizio dell’avventura di Del Piero in bianconero, una storia d’amore, quella tra Alex e la “Vecchia Signora” lunga quasi 19 anni (705 presenze, 290 gol, uomo dei record bianconero), gli stessi di quel giocatore che al minuto 74’ fece l’ingresso in campo con il numero 16. Sulla panchina bianconera c’era Giovanni Trapattoni, in campo gente del calibro di Roberto Baggio, Conte, Peruzzi, Di Livio (che, una settimana dopo, servì a Del Piero l’assist per il primo gol in serie A nella partita contro la Reggiana). Allenatore del Foggia quel Zeman che negli anni seguenti è diventato grande “nemico” e accusatore di Alex e della Juventus; tra le fila dei rossoneri nomi nostalgici come Gigi Di Biagio, Chamot e il compianto e indimenticato portiere Franco Mancini, prematuramente scomparso quattro anni fa a causa di un infarto.

Dall’esordio allo Zaccheria alle lacrime di tutto lo Juventus Stadium nel maggio 2012. Nel mezzo, se si riavvolge il nastro, anni di gol e trionfi, momenti difficili, le pennellate “alla Del Piero” (il tiro a giro sul secondo palo è diventato il suo marchio di fabbrica), il soprannome “Pinturicchio” affibbiatogli dall’Avvocato Agnelli, l’infortunio di Udine e la lenta ripresa (“Pinturicchio” era diventato “Godot”), il gol decisivo a Bari con dedica speciale a papà Gino (scomparso pochi giorni prima), la rinascita, il ritrovarsi in serie B dopo essere salito sul tetto del Mondo, la standing ovation del “Santiago Bernabeu” e la seconda rinascita, prima dell’epilogo, da vincitore, ma con un po’ di amaro in bocca…

Aaaaahh, come gioca Del Piero”, la frase cult del giornalista Maurizio Mosca, “Quando mio figlio mi chiederà quale possa essere un esempio per la mia carriera, io risponderò Alex Del Piero”, ha dichiarato il giornalista Fabio Caressa poco dopo l’addio di Pinturicchio alla Juventus, “Io di te non mi stanco, sarò sempre al tuo fianco, sei la cosa più bella che c’è”, il celebre coro intonato dai supporter juventini.
E’ nota a tutti la storia di Alex, bandiera, fuoriclasse, esempio di stile e correttezza, mai una polemica o parole non ponderate, idolatrato dai tifosi bianconeri e apprezzato da tutti coloro che amano il calcio.

 

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