Gli stadi della Serie A sono sempre più vuoti

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

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Gli stadi della Serie A sono sempre più vuoti. Ecco il responso, dopo due giornate di campionato: infatti, sono stati 426.388 gli spettatori che hanno occupato gli spalti degli stadi italiani. Siamo in deficit rispetto allo scorso anno, in calo del 5% e addirittura del 9% rispetto a due anni fa. La percentuale di riempimento è scesa al 51%, con l’aumento conseguente della percentuale dei biglietti rimasti invenduti, che ha toccato quota 49%. Un esordio cosi negativo che batte quasi ogni altro record: solo la stagione 2007/2008 è stata ancora più negativa di questa che è cominciata da solo due domeniche. I dati sono stati elaborati e divulgati da una ricerca condotta dal Centro Studi di DynamiTick. I numeri non lasciano scampo alle interpretazioni, sono freddi e dicono quello che è: ormai la passione dei tifosi nei confronti della propria squadra del cuore è in un drammatico calo e le cause di questo sono molteplici. Anche se, a rigor di logica, si è propensi a condurre questi dati negativi alla fatiscenza degli stadi italiani e al costo dei biglietti in costante aumento, ci sono anche altre interpretazioni: una è la crisi nera che ha colpito le milanesi, non più in grado di attirare i propri tifosi al loro seguito (gli anni senza gioie ma con soli dolori, derivanti dai risultati, non lasciano scampo ai due club e alla furia e lascivia dei tifosi); un altro aspetto può essere ricondotto alle varie norme e azioni di sicurezza negli stadi, tessera del tifoso, difficoltà di reperire biglietti nelle trasferte e di andarci oltretutto, divisioni insensate delle tifoserie (vedi il clamoroso esempio della curva dell’Olimpico divisa in due); un altro aspetto molto importante è il livello del calcio italiano che, se si esclude la Juventus tornata finalmente tra le grandi potenze europee, stenta a mantenere un trend elevato ma vive troppo di alti e bassi (ad esempio, alla buona novella del Sassuolo storicamente in Europa League ha fatto seguito e da contraltare l’uscita dalla Champions League della Roma). Insomma, il calcio italiano non vuole vivere il suo anno zero, ma preferisce galleggiare in attesa del momento opportuno per ritornare ai livelli che le competono, e la prova della Nazionale dell’ex ct Antonio Conte dovrebbe insegnarci molto, su cosa vuol dire lavoro e unione di intenti. Gli stadi della Serie A sono sempre più vuoti e nessuno vuole farci nulla.

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