Incubo Paloschi: da titolare a terza scelta

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

Alberto Paloschi (Atalanta)
“Non dimenticate che con Gasperini le punte segnano sempre tanto”. Sarà anche vero, peccato però che bisogna avere la fortuna di beccare l’attaccante giusto, o almeno quello titolare.
Alberto Paloschi è arrivato a Bergamo in estate dopo mezza stagione allo Swansea di Guidolin e dopo sei mesi passati all’ombra dell’Arena. Un bottino complessivo di dieci gol in trentuno presenze: niente di eccezionale, ma neppure così male.
La carriera del Palo è sempre stata così, una perenne via di mezzo. Come un piatto di spaghetti, un primo più che decente ma non certo esaltante. Insomma, non da svenarsi.
Pensare che l’inizio era stato folgorante: esordio e gol a San Siro! Roba da bomber veri, roba da predestinati, tant’è che molti lo vedevano come la risposta rossonera all’interista Balotelli. Paradossi del calcio, momenti che sembrano lontani un’eternità.

Paloschi entra in campo al posto di Serginho e sigla un gol da punta vera, da giocatore d’esperienza. Alberto quel pomeriggio d’inverno sfoggia la maglia numero 43 e a soli diciotto anni, era il 28 febbraio 2008, perde subito la verginità tra i professionisti.
E’ la Scala del calcio, mica uno stadietto qualsiasi, ad aprirgli le porte del calcio vero: rinvio dal fondo, spizzata a centrocampo di Ambrosini e palla a Seedorf che di prima intenzione inventa un assist sublime per questo ragazzino tutto pepe. Neppure venti secondi e San Siro è già in visibilio per lui.
Titoloni sui giornali, servizi al tg e Paloschi è già sulla bocca di tutti.

Dopo nove presenze e quattro gol al Milan, sceglie di fare un po’ di gavetta e approda a Parma: una discreta, ma non eccelsa, stagione in B e poi l’occasione a Genova.
Il ragazzo è apprezzato ma non convince, per questo prova a sfondare in altre piazze e opta per Verona. Al Chievo segna diverse reti, ha una media complessiva leggermente inferiore a un gol ogni tre partite, ma non basta perchè dopo un esordio così pesante ci si aspetta di più. A gennaio dello scorso anno si lancia fuori dai confini nazionali, sotto la guida del maestro Guidolin, ma dopo sei mesi è già tempo di tornare a casa e l’Atalanta ci fa un pensierino.
Un pensiero che poi tanto piccolo non è, infatti la società orobica mette sul piatto 7,5 milioni di euro e offre alla punta ex Chievo 1,5 milioni di stipendio.
Paloschi non convince e fatica veramente troppo. Pinilla lo insidia, Gasperini crede in lui ma dopo l’ennesima prestazione scialba, condita da un rigore sbagliato, urge un cambiamento. Nel match successivo gioca Pinilla, in quello dopo ancora, nel posticipo contro il Crotone, scende in campo Petagna.

La Dea si sblocca e l’attaccante friulano, classe 1995, segna il suo secondo gol. Ma soprattutto convince tutti perchè si sbatte come un dannato, mentre Paloschi è lì fermo, seduto in panchina con lo sguardo basso di chi è consapevole che qualcosa non sta andando nel verso giusto.
In media stat virtus, dicevano i latini, sarà, ma ora Paloschi da attaccante onesto e affidabile qual’era, si sta per trasformare in flop dell’anno: da possibile esplosione a improvvisa evoluzione?
Quanta mancano ora quegli spaghetti…

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