Juve, il cambio di modulo non è una prerogativa

Pubblicato il autore: valerio vitali Segui

juve cagliari
Molte persone in queste ore che hanno seguito la partita di domenica scorsa contro l’Inter hanno evidenziato il fatto che la Juventus abbia l’obbligo di cambiare modulo. A rispondere su questo tema ci ha pensato già ieri durante la conferenza stampa, mister Allegri: “Non è una questione di moduli, ma di interpretazione della partita e della capacità tecnica di saper gestire la palla”.


Se c’ è una critica che si può muovere all’allenatore toscano è proprio questa, quella di non aver saputo imprimere dopo diverso tempo alla squadra un’identità di gioco e una filosofia di calcio identificativa, come ad esempio ha fatto Guardiola col suo Manchester City (eppure è in Inghilterra da soli due mesi). Ma poi, riflettendoci su, ha tutte queste colpe il “conte Max”? E’ colpa sua se si trova costretto a dover schierare uno fra Asamoah e Lemina?
Di certo non è una sua colpa l’infortunio che è toccato a Marchisio lo scorso aprile e non è certo responsabilità sua il fatto che negli ultimi giorni di mercato non siano arrivati sotto la Mole uno fra Matuidi e Witsel.
Insomma, come direbbe un vecchio proverbio, questo è quello che passa al convento e questo deve essere sufficiente per poter vincere ed essere competitivi su tutti i fronti, per lo meno fino a marzo, quando si decidono le sorti di un’intera stagione.
Eh già, perché molti, soprattutto addetti ai lavori, dimenticano che siamo ancora a settembre, alla quarta giornata e che ci sono ancora 34 gare da qui alla fine e soprattutto dimenticano quello che la Juve è stata in grado di fare lo scorso anno, quando tutti la davano per spacciata anche per una eventuale lotta per il terzo posto.

Il modulo, il 3-5-2, il 4-3-3 o il 4-3-1-2 non è importante, è solo una mera discussione che ruota intorno al nulla. Perché si dovrebbe improvvisamente sradicare tutto quello che si è fatto di buono con la difesa a tre? In fin dei conti i cinque scudetti consecutivi sono giunti proprio grazie al trio difensivo della Nazionale e sempre con questo schieramento tattico la Juventus ha portato a casa altri cinque trofei nazionali.
Tutto nel dimenticatoio? Il passaggio graduale ad una difesa a quattro va bene per la Champions, questo è fuori luogo, ma per la Serie A il 3-5-2 è di certo il modulo più opportuno, quello che calza a pennello alla “Vecchia Signora”.

Se si analizzano per bene uno ad uno i gol presi fino ad ora, tre su quattro (quindi quasi tutti) sono arrivati da calcio d’angolo e l’unico gol subito su azione è stato il frutto di un pasticcio di Asamoah (anche qui la colpa è di Allegri se il buon Kwadwo ha di fatto regalato palla ai nerazzurri?), che ha poco a che fare con la difesa a tre, quattro, cinque o sei. Discorsi futili quindi, che lasciano il tempo che trovano, il tempo di dimostrare questa sera col Cagliari che la Juventus non è una squadra “finita” o “bollita” per una partita andata male che, come sottolineato da Allegri, è stata giocata tecnicamente male, anzi, malissimo.

Il cambio di modulo non è una prerogativa per questa squadra, per lo meno nel campionato italiano, ma un cambio è necessario, sotto l’aspetto motivazionale, tecnico e di possesso palla, quello che si è visto nella prima frazione di gara contro Sassuolo e Fiorentina.
Aggredire l’avversario, tenere palla, schiacciare gli avversari nella loro metà campo, questo è quello che voglio vedere i tifosi bianconeri questa sera allo Juventus Stadium, indipendentemente dagli uomini o dagli schieramenti tattici.

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: