Sconfitta Juve: le false partenze di Allegri alle origini delle difficoltà?

Pubblicato il autore: romolo simonicca Segui

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La sconfitta Juve di ieri sera ha sorpreso un po’ tutti gli addetti ai lavori: in molti hanno puntato il dito contro Massimiliano Allegri, reo di aver peccato di presunzione nell’affrontare l’Inter di de Boer lasciando in panchina Gonzalo Higuain, fiore all’occhiello del sontuoso mercato estivo. Inoltre non sono piaciuti alcuni esperimenti in mezzo al campo, primo tra tutti l’aver schierato Pjanic in una posizione troppo arretrata, non propriamente congeniale alle caratteristiche del centrocampista bosniaco, nè il ritardo con il quale ha operato i cambi per ribaltare l’inerzia della partita. Tutte obiezioni che hanno una loro logica, ma volendo dare una diversa chiave di lettura alla sconfitta Juve, dobbiamo analizzare per intero l’inizio di stagione dei bianconeri. Nelle prime tre vittoriose uscite in campionato, i bianconeri avevano portato a casa il risultato grazie alla grande qualità della rosa, ma evidenziando al contempo notevoli ritardi di condizione. In tutte e tre queste vittorie hanno di fatto regalato un tempo all’avversario: il secondo contro Fiorentina e Sassuolo e il primo contro la Lazio. Tale dato è ancora più lampante se si estende la nostra analisi alla sfida di Champions contro il Siviglia, nella quale gli uomini di Allegri hanno dimostrato di non essere al top della condizione. Pressing latente e poco movimento senza palla erano il leitmotiv anche dell’inizio della scorsa stagione, quando la Juventus, nelle prime 12 partite totalizzò solamente 10 punti. Alla base di queste difficoltà ad inizio campionato potrebbe esserci una precisa scelta di programmazione da parte dello stesso Allegri per avere una squadra al top nel periodo di febbraio/marzo, quando in Champions si inizia a fare sul serio. Non è un caso che in quel periodo le squadre di Allegri si sono spesso rese protagoniste di grandi rimonte.

Tutte le false partenze delle squadre di Allegri

Analizzando la carriera del tecnico livornese capiamo che le partenze lente sono un classico: nella sua prima stagione in Serie A, sulla panchina del Cagliari, collezionò 5 sconfitte in altrettante gare ad inizio campionato, salvo poi invertire la rotta e chiudere il campionato in nona posizione. Anche nella stagione successiva il suo Cagliari aprì il campionato con un pareggio e tre sconfitte. Quando a fine stagione Cellino lo esonerò, Allegri aveva già ottenuto la salvezza con largo anticipo. Nella sua prima stagione al Milan, Allegri alternò buone prestazioni e sconfitte inaspettate, ma a fine stagione arriverà lo scudetto numero 18 per i rossoneri. L’anno successivo il Milan, ancora targato Allegri, vinse una sola delle prime 5 partite prima di duellare con la Juventus per la conquista del titolo. Peggio ancora inizia la terza stagione di Allegri sulla panchina del Milan con tre sconfitte nelle prime quattro partite. A fine stagione grazie ad un girone di ritorno da scudetto arrivarono terzo posto e qualificazione in Champions. La stagione successiva Allegri fu esonerato alla diciannovesima giornata per via di una partenza disastrosa non seguita dai recuperi degli anni precedenti. Fa eccezione a tale tendenza la prima stagione in bianconero, nella quale, seppur senza brillare, vinse le prime sei giornate. La sua Juve comunque entrò a pieno regime proprio verso dicembre arrivando fino alla finale di Berlino persa contro il Barcellona. Della pessima partenza nella passata stagione, coronata dallo scudetto, abbiamo già parlato in precedenza.
Tenendo conto di questi dati la Juventus di questa stagione è partita abbastanza bene e le deludenti prestazioni contro Siviglia e Inter possono essere imputabili più alle difficoltà atletiche, che da sempre evidenziano le squadre di Allegri ad inizio stagione, che a alle sue scelte tecniche.

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