Inter, ancora un anno zero: De Boer non può pagare per tutti

Pubblicato il autore: Fabrizio Miligi Segui

De Boer vicinissimo all'esonero, pronto Leonardo
Dopo la sconfitta contro la Sampdoria a Marassi, si dà per scontato l’esonero di De Boer: Leonardo è in pole per sostituirlo. Ma è davvero il tecnico orange l’unico responsabile del disastro Inter?

De Boer si, De Boer no: questo è il problema. Arrivato il 9 agosto in tutta fretta dopo le dimissioni di Roberto Mancini, il tecnico olandese dell’Inter ha fin’ora attirato su di sè praticamente solo critiche. L’unico plauso rivolto da media e appassionati di calcio a De Boer è stato quello di aver “fermato” la Juventus a San Siro con il successo per 2-1. Da lì in poi, i nerazzurri sono crollati in una serie di prestazioni a dir poco da provinciale. Poche idee, difesa da incubo, giocatori indisciplinati. Solo Icardi regge il vessillo interista, alla testa di un’armata Brancaleone che sfiora il tragicomico. No, De Boer non è il solo responsabile della situazione. Un allenatore giunto due settimane prima dell’inizio del campionato più complicato del mondo, in una società in ricostruzione eterna, con un calciomercato condotto in maniera casuale, non programmata. Le colpe devono essere divise e ben proporzionate.

CALCIOMERCATO INTER, UN DISASTRO

Iniziamo dalla questione del mercato estivo. Eccezion fatta per Banega e Candreva, l’Inter ha concluso affari in entrata e uscita a dir poco discutibili.
Joao Mario, ad esempio, è stato sicuramente strapagato. 45 milioni di euro spesi per un giocatore che ha sicuramente buone doti tecniche, ma che si è fin’ora dimostrato fiacco e poco avvezzo all’agonismo estremo richiesto in Serie A. I piedi buoni del portoghese non sono adeguatamente schermati da compagni di reparto di “rottura”. Medel è tatticamente e tecnicamente un giocatore da seconda scelta, Kondogbia non è ancora pervenuto.
Già, proprio Geoffrey Kondogbia rappresenta un esempio di malagestione del mercato. Arrivato nella scorsa stagione come potenziale crac, e pagato 40 milioni, il francese ha sempre deluso. Poteva essere rivenduto per 18-20 milioni e permettere l’assalto a giocatori come Parolo, o Biglia.
Brozovic è stato riscattato dalla Dinamo Zagabria, e puntualmente escluso da De Boer, salvo che per le ultime tre partite. Il croato ha le qualità per essere titolare, la sua gestione desta più di un semplice dubbio.
Incredibile la gestione di Gabigol. La giovane e forte promessa ex-Santos, strappata alla Juventus per 29 milioni, ha fin’ora visto il campo con il contagocce: una squadra asfittica come l’Inter ha bisogno di fantasia e giocate imprevedibili, quelle che Gabigol può indubbiamente fornire.
Capitolo difesa: l’Inter si ritrova con Santon titolare sulla fascia sinistra, dopo che in estate i nerazzurri avevano provato a prendere Criscito. Il terzino dello Zenit è indubbiamente un elemento di maggior valore, avrebbe dato qualcosa in più sia in fase difensiva che offensiva. Da notare anche come Laxalt sia stato ceduto al Genoa in via definitiva: l’uruguaiano risulta tra i migliori del suo ruolo nell’intero campionato. Miopia Inter.

GIOCO LATITANTE, SOLO ICARDI E HANDANOVIC SUFFICIENTI

In queste undici giornate di campionato più tre di Europa League, il dato più allarmante è sicuramente la carenza di continuità di gioco e risultati. L’Inter ha sfoderato buone prestazioni contro la Juventus, il Torino e la Roma (nonostante la sconfitta), mentre con le “piccole” ha deluso profondamente. I reparti sono profondamente avulsi l’uno dall’altro, in particolare il centrocampo. I giocatori della mediana nerazzurra non schermano le proiezioni offensive avversarie, nè tantomeno forniscono l’adeguato apporto all’attacco. Si sono viste buone manovre di contropiede e nulla di più. Banega alterna ottime giocate ad ampie porzioni di partita in cui sparisce letteralmente, lo stesso dicasi per Eder.
La difesa soffre perlopiù sulle corsie laterali, dove Ansaldi e Santon paiono decisamente al di sotto del livello minimo di un titolare da Inter.
Murillo e Miranda devono di volta in volta fronteggiare da soli gli attacchi avversari: due ottimi centrali difensivi non reggono di certo l’urto contro superiorità numeriche schiaccianti. Se non ci fosse stato Samir Handanovic, l’Inter avrebbe sei o sette punti in meno in classifica.
E poi c’è Icardi: ha realizzato otto reti sulle tredici totali dell’Inter in campionato, ma non è sereno. I rumors estivi legati alla querelle con il Napoli e l’esitazione della dirigenza nerazzurra nel confermarlo lo hanno sicuramente destabilizzato. Per non parlare del rapporto infuocato ed incomprensibile con la tifoseria interista: gli ultras nerazzurri gli contestano di essere un mercenario, lui risponde con i gol e qualche mascalzonata giovanile.

CAOS SOCIETARIO, DE BOER CAPRO ESPIATORIO?

Moratti, Thohir, Suning. La dirigenza nerazzurra non si assesta su basi solide, e la squadra ne risente inesorabilmente. Chi comanda in via Durini? Se lo chiedono in tanti, viste le traballanti dichiarazioni quasi sempre contraddittorie dei dirigenti interisti. Zanetti, Ausilio e Bolingbroke non sembrano avere la sintonia necessaria per traghettare la società in un’unica direzione. Il primo ha duramente bacchettato Icardi, difeso dalla compagine Suning, Ausilio sostiene De Boer al contrario della maggioranza del cda che vorrebbe ora Leonardo in panchina.
Un caos societario che porta ad un solo risultato: caos in campo, anarchia e malumori diffusi.
De Boer non ha avuto fin’ora un giorno tranquillo da quando allena l’Inter; le pressioni sono inevitabilmente altissime, trattandosi di una piazza prestigiosissima, ma l’olandese sembra non aver mai ricevuto la stima che merita.
L’allenatore ex-Ajax ha dimostrato grandissima professionalità e sopratutto un’idea di calcio molto chiara: pressing e ritmi alti, pochi lanci lunghi, attaccanti esterni tuttofare. Le partite dell’Inter sono un’incognita: è vero che si sono viste fasi arrembanti dei nerazzurri condite da ottime giocate, ma è altrettanto vero che l’approccio mentale è stato spesso quello di una provinciale (vedasi le partite con Sparta Praga e Pescara).
Il paventato ritorno di Leonardo non rappresenta sicuramente una svolta: il brasiliano proporrà molto probabilmente il suo approccio ultra-offensivo, in un momento in cui la squadra necessita di ritrovare solidità e fiducia nei meccanismi tattici, più che nella produzione di occasioni da gol.
Frank De Boer ha sicuramente chiare responsabilità, più di gestione del materiale che tecnico-tattiche, ma è anche vero che lo spogliatoio dell’Inter appare come una bomba ad orologeria: chi sarà a scoppiare per primo?

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