Testa bassa e piedi per terra. Il Milan è finalmente una squadra

Pubblicato il autore: Valerio Nisi Segui

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Ok, va bene. Questa è una cosa che va detta subito. Il gol di Miralem Pjanic in Milan Juve di ieri sera era regolarissimo. Clamoroso l’abbaglio dell’assistente di linea Cariolato che prima non sbandiera il presunto fuorigioco di Bonucci, e poi dopo una chiacchierata con Rizzoli decide che invece il numero 19 bianconero fosse al di là della linea, ovviamente sbagliando. Una sola, piccola attenuante per il guardalinee. L’incrocio tra Benatia e lo stesso Bonucci può averlo confuso. Il marocchino era effettivamente in fuorigioco nel momento in cui Pjanic ha calciato il pallone. Ma alla fine della fiera la sua posizione sarebbe stata assolutamente ininfluente.

Fa discutere il modo in cui sia stata effettuata la chiamata da parte degli arbitri. Prima gol, poi non si sa, poi no. Di gol annullati ingiustamente, o non dati erroneamente, ce ne sono tanti e ce ne saranno ancora in questo sport. Bisogna saper accettare anche simili abbagli. Più o meno come i tifosi del Milan hanno dovuto accettare, a denti strettissimi, quel clamoroso errore di febbraio 2012, il tanto famoso e troppo chiacchierato gol di Muntari non assegnato da Tagliavento e dai suoi assistenti in un altro Milan Juve. I tifosi rossoneri erano e restano assolutamente sicuri che quell’anno lo scudetto sarebbe rimasto in casa Milan. E invece fu il primo di una stupenda serie messa in fila prima da Conte e poi da Allegri.

Bene. La premessa era doverosa. Così come è d’obbligo riflettere su altri due aspetti. Il primo è che la vittoria rossonera in Milan Juve di ieri sera non vuole dire che la squadra di Montella sia magicamente in corsa per lo scudetto, nonostante la classifica dica che sono appena due i punti a distanziarla dalla stessa Juve. Il secondo punto è che la Juve in questo momento non è la schiacciasassi che ci ha abituati troppo bene negli ultimi anni. Sembra chiaro che l’ultimo mese fatto da un pazzesco tour de force, e che ancora non è finito, abbia messo un po’ sulle gambe i bianconeri. Milan Juve di ieri ha palesato una comprensibile difficoltà fisica. I favoriti per la vittoria finale dello scudetto restano ancora gli uomini di Allegri, e dietro di loro ci sono sempre Roma e Napoli, prima del Milan. Perché? Per una questione di uomini, di tecnica messa a disposizione dei rispettivi allenatori. Per una questione di obiettivi. Il Milan deve tornare in Europa, che sia in Champions o in Europa League, e lo deve fare con un progetto giovane. Progetto che al momento sta dando buoni frutti, ma l’inesperienza è sempre da mettere in preventivo.

Però…c’è un però. Milan Juve ha un significato particolare, sotto diversi aspetti. Il Milan non vinceva contro i bianconeri da 7 sfide di campionato, e soprattutto nelle ultime tre giocate a San Siro era sempre uscita dal campo con il capo chino e 0 punti in saccoccia. L’entusiasmo. San Siro così non si vedeva da tempo, pieno di spettatori e di quella marcia in più che spinge gli undici nel rettangolo. L’entusiasmo, appunto. La voglia. Gli uomini schierati da Montella hanno messo in campo tutto ciò che potevano, a partire dall’aggressività finendo con un’attenzione che sembrava ormai essere una chimera per i rossoneri.

Il Milan visto ieri, e nelle ultime gare, sembra aver ritrovato il gusto di giocare a calcio senza paura, la determinazione, l’attenzione. Quell’attenzione che per anni si è vista a tratti, sembra a questo punto della stagione una costante per gli uomini di Montella. 11 reti subite in 9 gare di campionato, ma 6 prese nelle prime due giornate, quando i movimenti e l’atteggiamento difensivo erano ancora da registrare, e 3 subite dal Sassuolo in una folle partita. Il Milan è una squadra che difende in modo compatto e attacca solo se può farlo, con l’umiltà di chi sa che sta crescendo.

Montella ha messo su un capolavoro tattico, soprattutto se consideriamo la qualità della rosa a disposizione del tecnico. Ci sono 11 buoni giocatori, qualcuno con un tasso tecnico più elevato, e una panchina non all’altezza, salvo per rarissime eccezioni. Il tecnico campano ha portato a Milanello quell’umiltà di cui si sentiva il bisogno, non campata sulle glorie vantate da una società allo sbaraglio. La trattativa con i cinesi sta mettendo gradualmente da parte le fastidiose interferenze di un presidente sempre troppo pieno di sé. E questo non può che aver fatto bene all’intero ambiente.

Si potrebbe anche parlare dei singoli, della spensieratezza della gioventù di Donnarumma e Locatelli, di un De Sciglio che ha ritrovato lo smalto perso per strada, del bistrattato Paletta passato da brocco a colonna della difesa, della grinta di Kucka, delle accelerazioni di Niang, della classe di Suso…ma non si renderebbe il giusto merito a una formazione che finalmente può definirsi squadra. Ecco, questo deve far gioire i tifosi rossoneri. Non tanto la vittoria di ieri sera e la posizione in classifica, che comunque non possono che far piacere. Il Milan è finalmente una squadra.

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