Zanetti vincitore ad Andria del Premio Mediterraneo: “Giocatori indossano una maglia storica. I tifosi vanno rispettati”

Pubblicato il autore: Francesco Ippolito Segui
Al Cinemars di Andria, l'ex capitano dell'Inter Javier Zanetti riceve il Premio Mediterraneo 2016. Foto Doriana Maldera

Al Cinemars di Andria, l’ex capitano dell’Inter Javier Zanetti riceve il Premio Mediterraneo 2016. Foto di Doriana Maldera

Ad Javier Zanetti il Premio Mediterraneo 2016, riconoscimento per i nerazzurri che si distinguono nel campo dello sport, della tv, dello spettacolo o della cultura. Premiata anche Barbara Facchetti

Grassi, Zanetti e Scarpini sul palco del Cinemars di Andria

Grassi, Zanetti e Scarpini sul palco del Cinemars di Andria

ANDRIA – Una bellissima serata all’insegna dello sport e del divertimento: ieri sera presso il Cinemars di Andria, si è tenuta la dodicesima edizione del Premio Mediterraneo, una ricorrenza che dal 2004 viene organizzata dal tifosissimo nerazzurro Marco Grassi, assieme al patrocinio dell’Inter Club Andria.

Marco Grassi, autore del libro “Eventi“, da oltre vent’anni è organizzatore di eventi culturali in Puglia: nel suo passato ha collaborato con Lucio DallaPippo BaudoRenzo ArboreLino BanfiNino Frassica e tanti altri personaggi dello spettacolo. Nel 2013 è stato premiato al Quirinale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in rappresentanza del comitato pugliese dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, verso il quale ha devoluto il ricavato del suo libro.

Il riconoscimento premia tutti gli interisti che si distinguono nel campo dello sport, della tv, dello spettacolo o della cultura. L’edizione 2016 è stata vinta dall’ex capitano dell’Inter Javier Zanetti e dalla capodelegazione della nazionale italiana di calcio femminile Barbara Facchetti, figlia dell’indimenticato Giacinto. Presente anche il telecronista interista Roberto Scarpini, che ha moderato l’incontro. Tra gli illustri predecessori ci sono Franco Califano (che proprio con Grassi ideò il premio), Fiorello, Ignazio La RussaRoberto VecchioniBeppe BergomiMassimo MorattiPaolo Bonolis.

“I ragazzi si devono rendere conto che indossano una maglia che ha una grande storia dietro, nel mondo abbiamo tantissimi tifosi che vanno sempre rispettati”

Sul palco c’è stato spazio per le domande più curiose: Javier, cosa hai pensato quando lo scorso anno hai sorteggiato dall’urna di Champions il Bayern Monaco contro la Juventus?
La replica: “che sarebbe stata una partita molto complicata per la Juve (ride, ndr)”.

Vi sentivate imbattibili nel 2010?
Ci sentivamo forti” – dice Zanetti – “Prima di entrare in campo c’era questa consapevolezza, che per batterci gli avversari dovevano sudare tantissimo. Avevamo un gruppo di grandi uomini, di gente con grande esperienza, un allenatore di grande personalità. Quell’anno è stato fantastico, soprattutto per tutti gli interisti: nella finale di Madrid entrai in campo per il riscaldamento e vidi tutta la curva già piena. Non potevamo deludere tutta quella gente, quella coppa doveva essere nostra e per me era l’ultima opportunità di vincere quel trofeo. Alzarlo da capitano, dopo che l’Inter non arrivava da anni in finale, è stata una cosa fantastica“.

La scenografia della serata, la maglia di Zanetti divisa tra nerazzurro ed albiceleste

La scenografia della serata, la maglia di Zanetti divisa tra il nerazzurro e l’albiceleste

Tuo padre ti diceva sempre “puenga huevos hombre” (metti i coglioni, ndr), da dirigente sei mai entrato nello spogliatoio e l’hai urlato ai nostri ragazzi?
Con i ragazzi parlo sempre, in tanti pensano che quando le cose vanno male, uno entra nello spogliatoio per attaccare al muro la gente. Questo non esiste, non serve. Bisogna parlare, la squadra deve sapere la responsabilità che ha, la maglia che sta indossando e che ci sono momenti di difficoltà dove dare qualcosa in più. I ragazzi si devono rendere conto che indossano una maglia che ha una grande storia dietro, che va rispettata sempre aldilà del risultato, che abbiamo nel mondo tantissimi tifosi che vanno rispettati sempre e dopodiché con la qualità che hanno credo che tutto è possibile“.

Cos’hai pensato nell’unico tuo infortunio grave in carriera, quello a Palermo?
Ho pensato che mi sarei dovuto operare e non sapevo quando sarei tornato, sinceramente. Mi sono reso conto subito che era un infortunio grave. Sono entrato nello spogliatoio: il primo messaggio è stato di Mourinho, nell’intervallo. Dopo ho parlato con Paula (sua moglie, ndr) per tranquillizzarla. Quando ero in aereo pensai: “va bene, dopodomani faccio l’intervento e dopodiché inizierà la cavalcata per tornare”. Nel mio pensiero c’era sempre l’idea di tornare almeno per fare una partita, per poter condividere con voi almeno un’altra partita da protagonista.

Si parla anche della dirigenza Suning e del futuro nerazzurro:Nessuno poteva ipotizzare che un gruppo cinese arrivasse ad acquistare l’Inter. Il gruppo Suning ha intenzioni importanti
Hanno grandi ambizioni, io ho avuto il piacere di andare a casa loro e mi sono reso conto che ci tengono tantissimo alla storia dell’Inter, al rispetto per tutto quello che è stato fatto in passato, che è quello che vogliono fare in futuro. Il padre (Zhang Jindong, ndr) ci tiene tantissimo a riportare l’Inter in alto, io sono con loro in continuo contatto perché stiamo cercando di mettere le basi affinché la nostra squadra possa tornare a vincere, lo aspettiamo tutti. E loro hanno grandi intenzioni e pensano a lungo, e questa è una cosa molto importante. Speriamo, perché ci sono i presupposti per poter far bene, bisogna avere pazienza perché a nessuno piace attraversare questi periodi di difficoltà, ma sono questi i momenti dove dobbiamo restare uniti e pensare in positivo e rialzarci con più forza“.

Spazio anche per parlare della sua fondazione PUPI, impegnata assiduamente da diversi anni nel sociale, del suo incontro con Papa Francesco e delle sue nuove avventure da vice-presidente nerazzurro: Zanetti nel 2014 si è iscritto ad un corso di Economia e Management dello Sport all’Università Bocconi, per fare al meglio il suo ruolo da dirigente. La serata si è conclusa con l’ex capitano che ha cantato una strofa di “Più bella cosa” di Eros Ramazzotti: Zanetti, cantante per hobby, in passato è stato addirittura scelto da Mina per duettare in “Parole, parole“.

Premiata anche Barbara Facchetti, la figlia di Giacinto ha parlato del suo ruolo in FIGC e del rapporto con suo padre: “la FIGC ha deciso di investire nel calcio femminile”. “Papà non avrebbe mai vissuto senza l’Inter”

Nel corso della serata è stata premiata anche Barbara Facchetti, che ha parlato della sua carriera nel mondo del calcio: “nel 2006, in occasione dei mondiali in Germania, mi occupai di protocollo e cerimoniali. Poi la FIFA mi propose un contratto a tempo pieno, che accettai. L’anno scorso è arrivata la proposta della FIGC di diventare capodelegazione: un ruolo istituzionale, rappresento il presidente e la federazione nei confronti delle istituzioni locali, della FIFA, della UEFA ed è un’avventura molto interessante, anche perché il calcio italiano a livello femminile, rispetto ad altri paesi, è indietro. Per cui il fatto che la FIGC abbia deciso di investire e di far crescere il movimento calcistico è già una cosa positiva. Si stanno vedendo i risultati: la nazionale italiana si è qualificata per gli Europei.

Tuo padre aveva questo grande amore per l’Inter. Com‘era da presidente e non, in casa si notava la differenza? È sempre stato presidente anche quando non lo era, così come quando era presidente era l’amico dei giocatori
Anche come presidente si è sempre comportato un po’ come da padre. In realtà lui non portava in casa l’Inter, nel senso che parlava molto poco se non eravamo noi a chiederglielo: queste erano sensazioni che sentivamo noi, poi avevo capito che lui era particolarmente vicino a qualcuno nel momento in cui quel qualcuno stava attraversando un momento difficile. Secondo me è stato più difficile fare il presidente che il giocatore, perché comunque il giocatore pensa a giocare, pensa a sé stesso: ovviamente pensa anche alla squadra, ma se gioca male viene sostituito. Il presidente invece ha comunque mille preoccupazioni, ha sempre pensieri, rimuginamenti, tensioni e non le può scaricare, quindi secondo me è stato più sofferto questo ruolo che ha avuto. Poi comunque ci sono stati momenti difficili: lui è stato presidente in un periodo un po’ particolare, perché sono iniziati momenti un po’ difficili, però l’Inter era la sua vita. Nonostante tutte le sue difficoltà non avrebbe vissuto senza l’Inter. Era un amore viscerale senza il quale non avrebbe potuto vivere.

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