Calendario suddiviso in 3 giorni. Dov’è la regolarità della serie A?

Pubblicato il autore: Francesco Moscato

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Il campionato italiano, ha già soltanto una sola comandante al timone. Già sappiamo chi è. Dalla presentazione del calendario di serie A, questo weekend della 14a giornata si concluderà domani con i due posticipi tra Napoli e Sassuolo alle 19, ed Inter-Fiorentina alle 20.45. Forse, per garantire alle quattro squadre, impegnate in Europa, un po’ di riposo per potersi affrontare al meglio. E su questo siamo d’accordo. Ma che bisogno c’è di far giocare Napoli-Inter di venerdì sera al San Paolo? Con altri due posticipi di lunedì? Il marketing finanziario, l’azionariato, i soldi, soprattutto provenienti dal mercato orientale, stanno cominciando a pressare anche sulle società italiane e sulle pay tv del Belpaese. Poi ci lamentiamo degli stadi vuoti. E’ normale! Come può un tifoso, andare allo stadio alle 19, quando magari sta ancora lavorando, o inizia di lavorare, in un giorno di inizio settimana? “Chi se ne frega!” Diranno gli assetati di soldi e successo televisivo. Ecco, che la spalmatura della serie A sta cominciando. E dall’anno prossimo, sarà divisa così. Dal venerdì, al lunedì. E cominciamo allora a pensare, che di regolare, non ci sarà un bel niente. Nemmeno la suddivisione degli introiti, che andranno, nelle casse delle società più famose, vittoriose ed importanti. Mette un po’ di nostalgia questo cambiamento. Almeno una volta, i tifosi, seguivano solo la loro squadra, e con un orecchio alla radio, curiosi di sapere cosa faceva la prima rivale, per uno Scudetto, o un’importantissima salvezza. No. E’ cambiato tutto. La domenica, giorno tanto atteso dagli appassionati calcistici, ormai, alle 15 ci saranno 4 partite. Sono meglio organizzati i tornei amatoriali. Con partite tutte allo stesso orario, o slittanti di un’ora, ma almeno non suddivise in tutta la settimana. Il fair play? Il rispetto? Non contano niente più. Ormai, se ne strafregano degli stadi vuoti, cosa conta di più, sono le tasche piene, a cominciare dalle grandi società, le big, che professano lealtà e correttezza. Una volta.

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