De Boer come Luis Enrique a Roma?

Pubblicato il autore: Raffaele La Russa Segui

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Ricordate il famoso striscione esposto allo Stadio Olimpico da un tifoso giallorosso nei giorni in cui scoppiava la contestazione al tecnico spagnolo e che recitava “Luis Enrique vattene da Roma, sè liberato er posto ar Barcellona” pur di non vederlo più alla guida della Roma?

Luis Enrique in effetti al Barcellona ci è andato e ancora siede sulla panchina più prestigiosa del mondo: per di più, appena arrivato, è riuscito nella straordinaria impresa di vincere il triplete nel 2015, oltre a altri titoli nazionali e il trofeo di Campione del Mondo per club.
A Roma, invece, andato via il tecnico spagnolo, non risulta che sia stato vinto qualcosa da allora…

Prendiamo spunto da questo episodio, per evidenziare come, anche nel caso di Frank De Boer, pare che la scelta dell’Inter di esonerarlo dopo soli 80 giorni di panchina sia alquanto avventata e probabilmente non corretta, atteso che tanti elementi fanno pensare che anche l’Inter si pentirà di averlo lasciato andar via cosi facilmente.

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In Italia, infatti, si ha spesso la presunzione calcistica di essere sempre avanti a tutti e migliori di tutti anche se i fatti dimostrano quasi sempre il contrario e cioè che le cose migliori nel calcio le fanno gli altri.

Così è successo per gli stadi, per i diritti TV, per il settore giovanile, per allenatori (tipo Ranieri e De Biasi) e giocatori giudicati scarsi e rivelatisi poi fenomeni altrove (pensiamo a Van der Sar o Henry che non piuttosto Vieira o Aubemayang tanto per fare qualche nome).

Di Frank De Boer, ad esempio, si è sempre parlato dello scarso equilibrio dimostrato dall’Inter in questi due mesi di gare e questo è abbastanza vero.
Pochi, però, hanno messo in evidenza che De Boer è arrivato pochi giorni prima dell’inizio del campionato e si è trovato a gestire una babele linguistica senza precedenti, nonché una squadra fatta male in estate, e sulla quale pendeva già l’impietoso giudizio di Roberto Mancini che, in fatto di qualità manageriale, non è proprio l’ultimo arrivato…

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Ciò nonostante, l’Inter in fase di costruzione di gioco è apparsa una squadra moderna e con idee tattiche nuove – la Juventus ne sa qualcosa – mentre la fase difensiva e il centrocampo, nonostante nomi altisonanti, è apparsa al quanto debole.

Perché debole? Perchè De Boer ha trovato a sua disposizione solo due centrali “adeguati” (Miranda e Murillo) e sui lati Nagatomo – chiaramente a fine carriera e Santon – proposto fino al 31 agosto al migliore offerente e con il solo Ansaldi rivelatosi rinforzo che può definirsi tale ma che, appena arrivato, si è infortunato.
Prima riserva del reparto? Ranocchia.

A centrocampo la palese mancanza di un costruttore di gioco è evidente (un appaluso ai dirigenti che hanno ceduto Kovacic al Real Madrid senza rimpiazzarlo) così come evidente è la presenza di doppioni come Perisic, Brozovic, Joao Mario o Medel, Kodogbia e Melo.

In attacco gioca sempre Eder di cui si ricorda solo un brillante trimestre a Genova e poi più nulla, con prima riserva Palacio (!!) e Icardi in mezzo al nulla, considerato che anche Candreva non rende come ai tempi della Lazio.
E che dire di Jovetic, che per aver giocato 10 minuti da subentrato dalla panchina costerà all’Inter la bellezza di circa 15 milioni di euro senza rientrare nei progetti tecnici futuri?

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Nessuno ricorderà mai che De Boer non è proprio l’ultimo arrivato: nella sua pur breve carriera è stato capace di vincere con l’Ajax ben 4 titoli consecutivi e tale impresa non è riuscita neanche ai mitici santoni del calcio olandese quali Rinus Michel o Guus Hiddink o Luis Van Gaal.
Il tecnico appena esonerato viene poi da una scuola calcistica copiata ancora in tutto il mondo e anche da giocatore non era proprio uno scarso (ha giocato anche nel Barcellona)…

Sentiremo ancora parlare di lui in futuro, ne siamo certi, con  i tifosi interisti che si mangeranno le mani…

E allora proponiamo la domanda: De Boer come Luis Enrique a Roma?

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