Giovanni Simeone: alla scoperta del “Cholito”

Pubblicato il autore: Mirko Tursi

Giovanni Simeone: alla scoperta del "Cholito"

Era l’1 Aprile del 2000, quando, allo Stadio delle Alpi, al minuto 66, l’assist pennellato di Juan Sebastian Veron trovava “El Cholo” Diego Simeone che di testa insaccava alle spalle di Edwin Van der Sar, estremo difensore della Juventus, per poi correre a festeggiare un campionato riaperto (e che verrà poi vinto dai biancocelesti) insieme allo stesso Veron e a Matias Almeyda, in un’esultanza tutta argentina. 6084 giorni dopo è un altro Cholo, stavolta un “Cholito“, a stendere la “Vecchia Signora” con un doppietta da capogiro in soli dieci minuti, ma con una maglia diversa stavolta, quella del Genoa.

PREDESTINATOGiovanni Pablo Simeone Baldini, meglio conosciuto come “Cholito”, nasce a Buenos Aires il 5 Luglio del 1995. Quando si parla di Simeone è inevitabile pensare subito a quel Diego Pablo Simeone che in Italia si affermò con le maglie di Lazio e Inter (oltre ai due anni passati al Pisa, dal 1990 al 1992). Centrocampista che faceva delle sue caratteristiche principali il carisma, la “garra”, il carattere e che gli sono rimaste anche da quando ha deciso di indossare i panni dell’allenatore, portandolo a dei risultati impensabili con l’Atletico Madrid, plasmato a sua immagine e somiglianza. Spesso, quando si parla di “figli” nel mondo del calcio, si parla di giocatori mai realizzatisi, a partire dal figlio del Pibe de Oro, Diego Maradona Jr. Eppure nel caso di Simeone, c’è qualcosa di particolare, qualcosa che ti porta a pensare di essere davanti ad un predestinato. Ma andiamo con ordine.

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IN ARGENTINA – Il Cholito, impiegato da attaccante, dal 2008 gioca nelle giovanili del River Plate, venendo utilizzato in tutte le posizioni dell’attacco, fino ad arrivare alla stagione 2010-11, in cui, da prima e seconda punta, segna 26 gol in 22 partite disputate, guadagondosi la possibilità di esordire in prima squadra a soli 18 anni, nel 2013. Questo è forse un momento che molti ricorderanno, non tanto per l’esordio in sè, ma perchè, per festeggiarlo, i compagni gli fecero un taglio che considerare “bizzarro” è quantomeno gentile e col quale dovette presentarsi all’allenamento davanti a compagni e fotografi. In prima squadra agli ordini di Gallardo però, complice forse l’età, Simeone non riesce a dare il meglio di sè (2 reti in 27 presenze) e allora decide che il posto giusto per crescere ancora e rilanciarsi è a Banfield, una città che dista 14 km da Buenos Aires, famosa per essere stata trampolino di lancio per Javier Zanetti, che ci giocò dal 1993 al 1995, prima di scrivere la storia nerazzurra. Con i biancoverdi, il Cholito mette a segno 12 reti in 31 presenze ad appena 20 anni e sui taccuini degli osservatori dei club più importanti comincia ad esserci anche il suo nome. Simeone entra nel giro della nazionale Under-20 e mette a segno 10 gol in 12 presenze, guadagnandosi la partecipazione con la Nazionale Olimpica a Rio 2016.

Il taglio di capelli ai tempi del River.

Il taglio di capelli ai tempi del River.

GENOA – Ed eccoci al presente. Il 18 Agosto 2016, il Cholito passa al Genoa per 3 milioni di euro, firmando un contratto quinquennale che lo lega al Grifone del presidente Enrico Preziosi. Giovanni Simeone prende la maglia numero 9, ma il vero numero nove della squadra è quel Leonardo Pavoletti che l’anno scorso aveva attirato a sè l’attenzione dei grandi club italiani, ed in particolare quella del Napoli di Maurizio Sarri. Simeone parte dunque come riserva dell’attaccante livornese, ma la precaria condizione fisica di Pavoletti favorisce l’esordio dal primo minuto del giovane attaccante argentino che, il 25 Settembre segna anche il suo primo gol con i rossoblù e contro il Bologna addirittura si ripete e regala la vittoria alla squadra di Juric. Poi il ritorno di Pavoletti e Simeone, come nulla fosse torna in panchina fino al nuovo infortunio del numero 19, che porta il figlio del Cholo ad avere un’occasione così ghiotta che sbagliare diventa peccato. La Juventus di Massimiliano Allegri, in difficoltà a causa dei numerosi infortuni, trova un Genoa troppo esplosivo e dinamico, quasi come il suo numero 9, che in dieci minuti sigla una doppietta e che, a fine primo tempo, di gol ne avrebbe potuti fare addirittura 3, ma per questione di centimetri ciò non accade. Il Grifone vince e la festa è grande, soprattutto per quel Simeone che, alla fine, il soprannome “Cholito” non lo vuole nemmeno: “No, sono solo Giovanni, uno che vuole sempre crescere e migliorare grazie al lavoro con Juric”. E allora non resta che aspettare per sapere se il suo momento “emocionante”, come ha scritto ieri su Twitter il padre Diego, continuerà e se il “Cholito” supererà il “Cholo”.

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