La favola di Simone Inzaghi: da (falso) ripiego a premio dei WAA 2016

Pubblicato il autore: Luca Vincenzo Fortunato Segui

Simone Inzaghi

Esistono storie sportive che vale la pena raccontare, senza dover spulciare per forza la casella dei risultati ottenuti. Un esempio lampante in questi mesi è quello relativo a Simone Inzaghi, allenatore della Lazio, che sta vivendo una vera e propria metamorfosi in termini positivi.

Arrivato da traghettatore nella passata stagione, è stato allontanato dal padrone della nave per poi essere ripreso come se fosse un semplice mozzo secondo i passeggeri presenti, abbaiati dall’evanescente Bielsa. E adesso? Ha saputo riprendere il timone fregandosene dei fischi e ha diretto la barca in pochi mesi verso lidi prestigiosi, a tal punto da ricevere un degno riconoscimento, dal nome Winning Attitude Award – assegnato anche ad altri grandi atleti del panorama sportivo come Gianluigi Buffon, Valentina Vezzali e Vincenzo Nibali per rappresentare la mentalità vincente.

 

La propensione alla tenacia e alla professionalità era già nota ai tempi della Primavera biancoceleste, quando raccolse il testimone da Bollini e riuscì a mantenere inalterati i successi delle giovani Aquile in campo nazionale. Poi arrivò quella chiamata dopo il deficitario derby del 3 Aprile 2016 che costò il posto a Stefano Pioli e un finale di stagione da vivere spensierato con opzione per il futuro. Anche in quel caso decise di mettersi gioco con coraggio e determinazione, creando nuovi stimoli ad un gruppo allo sbando senza più motivazioni stagionali: la ricompensa fu la gioia della prima vittoria contro una ‘big’ (Lazio-Inter 2-0). In pratica Simone Inzaghi mantenne la promessa con la dirigenza che, al contrario, lo mise da parte per cercare altrove il nuovo mister per la ‘rivoluzione’, come un taxi che segna la fine della corsa inaspettatamente. Strade apparentemente separate: una verso Salerno, l’altra diretta a mister più blasonati. Le storie però riservano sorprese (indubbiamente quando si parla di mondo Lazio) e i due binari, dopo appena un mese e mezzo, si ritrovarono nuovamente perché il “destino era questo” come disse il mister in conferenza stampa . Due cuori in una capanna mentre all’esterno succedeva il finimondo: alla felicità del figliol prodigo, faceva da contraltare la rabbia degli ultras biancocelesti che gridavano in piazza tutto il loro dissenso verso la dirigenza. In questo clima surreale partì il ritiro estivo e, nonostante l’ottimismo sbandierato dal tecnico, portò alcune crepe nello spogliatoio. Una fra tutte fu Keita, che cominciò una lunga estate infuocata a colpi di post polemici, fino all’esclusione di Bergamo alla prima giornata di campionato. Ma il tecnico piacentino non è in grado di portare rancore: capì immediatamente la scelta giusta da fare e ricucì questo rapporto. Oltre a questo episodio e analoghi, riuscì nuovamente a ricreare armonia all’interno del gruppo e i risultati arrivarono, settimana dopo settimana. Per osmosi il profumo di serenità si è esteso agli strati esterni e i tifosi hanno abbassato le armi in favore della loro passione più grande.
E’ giusto però far finta che non sia successo nulla? Per la commissione del Winning Attitude Awards assolutamente no. Infatti lo hanno eletto vincitore perché “ha dimostrato di poter cementare un gruppo che era altamente disgregato” infondendo “un atteggiamento mentale propositivo che ha portato la squadra in alto in classifica in maniera sorprendente”.  Dunque una vittoria non certificabile nello sport pertinente, ma possibile nella sfera privata dell’essere umano. Tutto merito di un Oscar inaugurato solo quest’anno, ma già pronto a raccontarci tante bellissime favole come quella di Simone Inzaghi.

Leggi anche:  Dove vedere Lazio-Milan Primavera: streaming gratis e diretta tv?

 

 

  •   
  •  
  •  
  •