Due partite per capire quanto vale il Bologna

Pubblicato il autore: andrea nervuti Segui

we are oneLo sappiamo, l’abbiamo ribadito ormai un centinaio di volte. La minestrina è trita e ritrita: questo Bologna ha dovuto convivere con la sfortuna dall’inizio del campionato. L’infortunio di Simone Verdi dopo un principio di stagione pazzesco (4 gol in 6 partite) ed un fax con la convocazione firmata da Giampiero Ventura già  sulla scrivania degli uffici di Casteldebole. La prolungata assenza di Mattia Destro che – seppur criticabile per certi aspetti- è senza dubbio la pedina più importante nello scacchiere di Roberto Donadoni. Il rendimento altalenante di alcuni giovani e qualche “schiocchezza” inaspettata dei più esperti (vedi Gastaldello).I tanti, troppi, punti persi; un po’ per demeriti felsinei, un po’ per decisioni arbitrali clamorosamente errate. Tuttavia, nessuno può cambiare il passato e nel DNA emiliano non c’è mai stato tanto spazio per le lamentele, quanto semmai per il proiettarsi verso il futuro.
Guardare avanti.Il gol subito al 93esimo contro l’Udinese ha fatto male, anzi malissimo. È costato il soprasso in graduatoria da parte dei friulani e l’ennesima delusione di stagione (4 nelle ultime 5 partite). Ora, sarebbe lecito aspettarsi una reazione importante. Adesso è il momento di rimboccarsi le maniche e di mettersi a lavorare. Possibilmente stando in silenzio. A fine partita, quello che per molti diventerà il capitano del futuro, Adam Masina, ha voluto sottolineare come la classifica non spaventi “in situazioni come queste bisogna solamente guardare avanti. Il nostro obbiettivo è quello di fare meglio dell’anno scorso: fare raffronti oggi non ha senso perché i conti, si sa, si fanno sempre alla fine”.
Hai ragione caro Adam, i conti si fanno alla fine e le possibilità di centrare l’obbiettivo societario(ovvero superare i 42 punti della passata stagione) son ancora invariate. Va da se, che il primo grande valico di questo campionato sarà rappresentato dai prossimi 15 giorni. Due partite per capire quanto vale il Bologna. Non si parla di due finali, ma quasi.
L’Empoli, domenica al Dall’Ara  alle ore 15. Il Pescara fra quindici giorni, all’Adriatico. Non si può più sbagliare.
Tifoseria e budget. Che questa squadra goda dell’apporto e dell’amore incondizionato della propria gente è risaputo. Lo ha ricordato anche lo stesso Masina al termine dell’intervista, rilasciata nel post-partita di Udine”I tifosi sono sempre dalla nostra parte e di questo li ringraziamo. È bello avere una curva così e ora dobbiamo solamente guardare avanti”. Già, perché proprio nella tifoseria il Bologna si rifugia nei momenti più bui. È sempre stato così, e lo sarà anche questa volta. I dati sull’affluenza secondo quanto riportato da “Il Resto del Carlino” parlano di una media spettatori di oltre 19 mila presenze (19,584 per la precisione) durante le partite casalinghe. Un afflusso che colloca la tifoseria rosso – blu appena dietro le grandi e davanti a squadre come Atalanta, Lazio e Torino per citarne alcune. Un dato esaltante, che va a bilanciare un neo gestionale sostanzialmente negativo; quello relativo al monte ingaggi Il club di Joey Saputo spende la bellezza di 34 milioni di euro per pagare gli stipendi ai suoi giocatori. 6 più del Sassuolo, 10 più dell’Atalanta. 20 più di Chievo e Cagliari. Tanto, troppo. Soprattutto a fronte di una classifica che dice 16 punti e quart’ultimo posto. L’obbiettivo reale (asolutamente complicato) in fondo è poi questo: riequilibrare le spese, abbinandole ad una crescita sportiva costante. Inevitabile, che per raggiungerlo si debba passare da queste due domeniche decisive.

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