Il derby di Roma l’ha già vinto il carrozzone mediatico

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

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Crea il problema, risolvi il problema. Un formuletta chiara e semplice di cui buona parte della stampa nazionale si fa spesso custode e promotrice. Il derby di Roma è forse da anni uno dei maggiori banchi di prova a tal merito. Sono il clamore e il terrorismo psicologico a farla da padrone nella settimana che lo precede e, al netto di incidenti o tensioni, anche in quella che segue. Spesso e volentieri a foraggiare le notizie sono dati fittizi o favolette degne del miglior Esopo. Oppure semplicemente dati aberranti e fuori da qualsiasi logica. Enumerati e analizzati, manco a dirlo, da chi questa sfida non la conosce e non l’ha mai vista dal vivo, con i propri occhi.

Il derby di oggi sarà una sfida particolare.  Triste, è giusto dirlo. Perché una stracittadina con le curve divise, molti biglietti invenduti e l’assenza della Curva Sud non può essere definita tale. Il derby è contrapposizione, folklore, tensione (sì, è anche quella, mettetevi l’anima in pace) e sfottò. Senza questi elementi, come può esser definito tale? Eppure ad accenderlo ci hanno provato, fino allo sfinimento, i media. Divenuti ormai il vero e proprio termometro dell’isteria collettiva.

Se andassimo ad analizzare le sfide degli ultimi 15 anni troveremmo incidenti, ma non paragonabili ai decenni precedenti. Al contrario, facendo una breve rassegna stampa legata a queste partite, potremmo facilmente realizzare il contrario. Gli incidenti diminuiscono, i titoloni aumentano. Strano, no? E così, dopo i match dello scorso anno, tutto sommato passati in cavalleria, in questa stagione si è tornati a calcare la mano. Se da una parte le decisioni della Questura di negare il Tre Fontane ai tifosi giallorossi ha acuito ancor più la frattura tra tifo e istituzioni, dall’altra quella di aprire un’indagine sui tifosi laziali per l’ormai celebre “guerra etnica” paragonata alla disputa del derby la dice lunga sul velo di ipocrisia e proibizionismo che ormai ammanta l’intera città. Un precedente pericoloso, quest’ultimo, perché se al netto di una frase poco felice non corrisponde una contestualizzazione della stessa, noi tutti rischiamo di finire i nostri giorni di fronte a un giudice o, peggio ancora a Regina Coeli. Basti pensare a discorsi ed esclamazioni che quotidianamente si sentono in un bar o in un ristorante. O semplicemente a un pranzo di Natale.

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Che dire poi di come, questa mattina, qualcuno ha descritto il pomeriggio di ieri a Trigoria? Un paio d’ore caratterizzate da ragazze, ragazzi e famiglie (quelle che non vanno allo stadio ma per queste occasioni si fondono con gli ultras, per intenderci) e dai colori della propria squadra. Bandiere, fumogeni, striscioni e tanta voce. Ovviamente il tutto non solo innocuo ma anche fortemente ludico per i presenti. Ciò nonostante qualcuno ha pensato bene di descriverlo come un atto eversivo, travisando persino le parole di Spalletti che, secondo l’estensore dell’articolo, avrebbe detto che quello di ieri è un qualcosa di anomalo e pertanto non c’è da stupirsi della presenza di barriere in curva. Peccato che il tecnico di Certaldo abbia detto ben altro, compiacendosi della presenza dei tifosi. Mettendo nero su bianco quanto la decisione di aprirgli le porte del campo Di Bartolomei sia stata la cosa più sensata. Una mosca bianca di buon senso, in una città che ormai ragiona per compartimenti stagni. Del resto sullo stesso pezzo viene enfatizzato un presunto isolamento nella protesta del tifo giallorosso contro la gestione dell’ordine pubblico allo stadio Olimpico. “Sono rimasti soli”. Beh, si sappia che il popolo romanista, pur con le sue pecche, non è rimasto per niente solo. E se reagire pacificamente e in punta di diritto a delle imposizioni fuori da ogni logica vuol dire esser “talebani” (come riportato sempre nell’articolo) evidentemente è meglio un mondo di talebani piuttosto che un universo di esseri che hanno perso il senso della ragione e accettano la qualunque,

Fa ridere (amaramente) pensare ai derby di una volta. Caratterizzati da striscioni di sfottò e cori di scherno, che probabilmente oggi, secondo i dettami di lor signori, provocherebbero piogge di daspo e una squalifica a vita del terreno di gioco. Eppure, fino a poco tempo fa, tutto questa rappresentava il “plus” di Roma-Lazio. La linfa vitale che rendeva questo evento appetibile e celebre in tutto il mondo. Guardiamoci in faccia e poi contiamo i trofei nelle bacheche delle due società: senza le due tifoserie chi le conoscerebbe? In pochi, probabilmente. Il derby di Roma è stato un po’ come il derby di Belgrado (lo dico avendoli vissuti entrambi in prima persona): un’occasione per rifarsi gli occhi con le curve più che con le gesta dei giocatori.

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Ma questo non andava bene ai più, forse. Se è vero che la cronaca nera ha spesso riportato episodi incresciosi, che tutti deprechiamo, sia ben chiaro, è altrettanto vero che quasi tutte le precauzioni e le decisioni prese per arginare gli stessi sono andate a colpire e affondare l’unico aspetto che avrebbe dovuto rimanere sempre in piedi: quello popolare. Quello del colore e del calore. Si è voluto “normalizzare” il tifo e il risultato è sotto gli occhi di tutti. A prescindere dal risultato, tutto quello che gli ruota attorno e l’evento stesso è ormai una sconfitta per la città di Roma.

Una città che a livello mediatico ha avuto bisogno di raccontare fandonie ed esacerbare gli animi in questi giorni. Ha avuto bisogno di raccontare dei “nuovi barbari” pronti a metterla a soqquadro in nome della più becera “violenza ultrà”. Quasi tutti i giornali a grande tiratura hanno fatto a gara nel raccontare della calata di teppisti da mezza Europa. Non si sa su quali basi. Di certo non quelle di una conoscenza ferrata sull’argomento. Perché parlare di tifosi del Tottenham e del West Ham insieme per assistere al derby con i laziali non solo è un’inesattezza, ma una vera e propria incoerenza. Sui primi, ad esempio, pesano delle tensioni che si registrarono proprio con i supporter biancocelesti a margine di una gara di Europa League di qualche anno fa. Sui secondi, una storica rivalità con i primi. Insomma, un po’ come se si affermasse che romanisti e laziali si unissero per assistere da sodali al derby Liverpool-Everton. Ma il dato che fa riflettere è rappresentato dalla ciclicità con cui questa notizie vengono riproposte. Se sfogliassimo i quotidiani degli ultimi 20 derby leggeremmo sempre le stesse cose. Volte a creare le stesse ansie e mai riscontrate con dati veri. Della serie: “Un giornalista non dovrebbe andare al di là delle veline della Questura?”.

E bisognerebbe sempre e comunque appurare le proprie fonti. Che in quanto tali non vanno prese ciecamente come oro colato. Ad esempio, e lo dico senza retorica, parlare di questo fantomatico incontro tra esponenti delle due curve in un noto pub di Roma frequentato da tifosi laziali è semplicemente una corbelleria, poco inerente al fare giornalismo in maniera seria e contemplata. Oltre che una notizia falsa e chiaramente non verificata, molto vicina al modus operandi dei media main stream di cui sopra. I social network fanno il resto. Ed è proprio per questo che prima di battere con le dita sulla tastiere e premere il taso “pubblica” bisogna pensarci non una, ma cento volte. Chi scrive, anche se lo fa nella testata più piccola e periferica, ha una grande responsabilità. Più grande del passato, vista la facilità con cui oggi le notizie si propagano. Bisogna farne tesoro ed esserne coscienti. Altrimenti si rischia di incappare in figuracce che con un colpo di spugna annullano tutta la credibilità. Sia del giornalista che della testata. Tornando a bomba: non solo non c’è stato nessun incontro, ma questo sarebbe persino stato impossibile e fuori luogo. Per quale motivo i romanisti avrebbero dovuto chiedere spiegazioni ai laziali sul loro rientro in curva? Atteso che uno dei gruppi della Sud è tornato silenziosamente nel settore da inizio campionato, la falla nella notizia è ancor più evidente. E comunque la ricerca dello scoop a tutti i costi si dimostra ancora una volta dannosa.

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Il derby di Roma lo hanno già vinto questi affabulatori, a prescindere da quello che sarà il risultato del campo. Quanto ci manca entrare tre ore prima allo stadio per leggere gli striscioni e assistere alla preparazione delle coreografie. Buona partita a tutti.

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