Lazio, i blackout nelle ripresa ed un capitano mancante?

Pubblicato il autore: Marco Tarantino Segui

La Lazio non decolla, come a scuola, in una stagione buona ma non buonissima, è bravo ma non si applica (direbbe la maestra). Qualcosa non va, qualcosa non va nei secondi tempi, nei secondi 45 minuti.

Nei secondi tempi avvengono spesso cali di tensione, cali di concentrazione, dovuti sicuramente anche all’età media della squadra in mano a Simone Inzaghi. Ma qualcosa deve migliorare e come se non dal mercato? 21 reti subite in stagione, di cui 3 nei primi tempi, contro Milan, Bologna e con il Torino. Le altre 18? Tutte e 18 nella ripresa, nei secondi tempi.

Serve un leader a questa squadra, chi può essere? Al momento sarebbe Lucas Biglia, ma il capitano non rinnova, è sul piede di partenza, potrebbe restare, ma non si capisce la sua situazione. Quindi? E’ un capitano con la valigia pronta. Chi ci vorrebbe dicevamo. Un argentino, come Biglia, un centrocampista, come Biglia, ma un carattere ed una leadership davvero diversi…

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simeone

“Ricordo quando alla Lazio avevo Eriksson, lui giocava in base alle caratteristiche dei giocatori che aveva a disposizione, che a quel tempo erano molto forti davvero. In difesa avevamo gente come Sinisa Mihajlovic, a centrocampo Veron ma lui voleva che, sfruttando la velocità di Salas, Boksic o Nedved, appena presa palla lanciassimo in profondità senza coinvolgere per forza i centrocampisti che palleggiavano meglio. Non era importante che loro tenessero il pallino del gioco, perché sennò rischiavamo di perdere la velocità di esecuzione dell’azione offensiva. Giocando così abbiamo vinto davvero molto.
Poi sono stato allenato anche da Bielsa. Quando veniamo al mondo abbiamo un papà e una mamma. Se avessi avuto altri papà probabilmente avrei avuto altri modi di pensare la vita. Così succede calcio: nel processo di crescita, tendiamo ad avvicinarci a quegli allenatori che sono stati per noi nostri padri. 
Ho sempre giocato come centrocampista. E’ un ruolo importante visto che partecipa a ogni fase di gioco. Verso i 30 anni, 29, ho iniziato a fare esercizi individuali, quando ero alla Lazio mi inventai un allenamento specifico. Ma ho sempre cercato di rubare guardando gli altri, solo così si migliora. E’ normale: tutti in qualche modo rubano qualcosa dagli altri.  Ho iniziato il corso di allenatore in Spagna poi sono andato in Argentina. Ho sempre avuto il desiderio di avere un squadra che possa trasmettere le emozioni che provo per questo gioco. Parlo molto dei loro corpi. Quando vedi una partita ti accorgi subito uno è attivo o passivo in campo”.

Parole di? Diego Pablo Simeone. Uno di quei giocatori che mettevano l’anima in campo. Poco da dire, leader si nasce. E la Lazio ormai da tempo non ne ha uno con questo carisma. Da dove può arrivare? Difficile da dirlo, solo il calciomercato può portare, con un investimento davvero importante, un giocatore esperto, come era Mauri, che potesse legare lo spogliatoio, ma con caratteristiche da leader anche in campo e non solo di età o da veterano.
Pochi i nomi disponibili, potrebbero arrivare i soliti nomi: Paloschi, Ntep, e via dicendo, ma nessuno può occupare questa casella vuota in casa Lazio. O forse no. Uno c’è e non è dal mercato che può arrivare: sacrificare Lucas Biglia, dare la fascia di capitano a Marco Parolo. Italiano, forte, che si fa rispettare. Un leader vero, silenzioso. Ma leader.

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