Niang, rincorsa lenta, passettino e tiro. Il deja-vu del Milan dal dischetto

Pubblicato il autore: Valerio Nisi Segui

niang
Quella paura di sbagliare un calcio di rigore cantata da De Gregori ne “La leva calcistica del ‘68”, M’Baye Niang proprio non ce l’ha avuta nell’ultima settimana. In assenza di Carlos Bacca, fermo ai box per un problema rimediato nel derby contro l’Inter, è diventato proprio l’esterno francese il rigorista del Milan. Nelle ultime due partite il Diavolo ha ottenuto due tiri dal dischetto, il primo contro il Crotone, il secondo nel Monday night di ieri sera contro la Roma. Il risultato è nella mente di tutti. Due tiri dal dischetto sul destro di Niang, due errori.

In entrambi i casi il penalty è stato rimediato da Gianluca Lapadula, in un momento di forma eccezionale. Nella partita contro il Crotone avrebbe addirittura voluto tirarlo. Si è rialzato, ha preso il pallone incurante dei giocatori calabresi che protestavano con l’arbitro, e si è diretto come un toro verso il dischetto. Fino a quando Niang non gli ha ricordato che esistono delle gerarchie. Rincorsa lenta, passettino, tiro. Cordaz in angolo.

Di coraggio il numero 11 francese ne ha sicuramente da vendere. Ieri sera all’Olimpico, sullo 0-0 e con il Milan ben messo in campo (che allenatore Montella!), Niang si è ripetuto. Azione in verticale, palla mossa velocemente da Suso a Bertolacci e da questi in area per Lapadula. Tocco con l’esterno sinistro a dribblare Szczesny in uscita, che frana addosso all’italo peruviano. Rigore. Questa volta l’ex attaccante del Pescara, che l’anno scorso ha segnato 30 reti in Serie B (senza aver tirato rigori!), non ci ha neanche provato. Il rigorista è Niang, e il dubbio che il siparietto contro il Crotone avesse potuto infastidire il francese prima del calcio era troppo vivo nella sua testa. Batte Niang. Rincorsa lenta, passettino, tiro. Szczesny in angolo. Una scena già vista.

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Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore” continuerebbe il buon De Gregori. Ok, siamo d’accordo. Il problema però è un altro. Niang sarà anche un bravo calciatore (fra poco ci torno su questa cosa), ma non è un rigorista. E non è quanto successo nell’ultima settimana a parlare, ma i numeri, di certo non a suo favore. In Serie A il francese ha calciato 7 rigori, sbagliandone 4.

Capita a tutti. Anche ai più forti. Esattamente 4 mesi fa, durante i preliminari di Champions League, Sergio Aguero del Manchester City ha fallito due rigori nella stessa partita contro lo Steaua Bucarest. Solo che la “garra” sudamericana del Kun è venuta fuori tutta, tramutandosi in una tripletta.

Niang non è da condannare. Ha sbagliato. Capita. Ha sbagliato ancora. È sfortunato. Ma ha imparato, tanto che a fine gara ieri sera ha detto che se dovesse capitare di ricevere un rigore, lo farà tirare a Lapadula. Bene, ci vuole umiltà. Non è semplice per un giovane. Oh, è lo stesso che, senza patente e documenti, disse ai carabinieri ad un posto di blocco di essere Traoré. Che rimane una delle più grandi genialate del francese classe 1994 da quanto veste rossonero.

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Il problema è un altro. Il problema è che Niang si è sentito più forte di quello che attualmente è. Può crescere, certo, ma la stagione scorsa e l’inizio di questo campionato probabilmente hanno un po’ dato alla testa crestata del francese. E in tutto questo i rigori c’entrano poco. Parlo dell’indolenza che ha messo in campo nelle ultime gare, degli stop sbagliati, del gioco solitario. Cose che anche Montella ha visto, se fino ad un paio d’ore dall’inizio della partita di ieri voleva schierare Honda al suo posto.

Honda. Altro problema. Che panchina ha questo Milan? Quali sono i cambi che Montella può permettersi? Con Bonaventura fuori il tecnico campano doveva scegliere tra Niang e Honda, che, diciamoci la verità, non è mai rientrato nei suoi piani. E i suoi validi motivi ce li ha tutti. Fino ad ora Montella ha fatto un capolavoro con questa squadra giovanissima e aspettava, lui come ogni tifoso rossonero, questo benedetto closing per prendere due-tre rincalzi a gennaio. Niente da fare. Se tutto andrà bene, bisognerà aspettare giugno. Vincenzino tieni duro. Insistere sulle idee, ottime e ben messe in campo. Insistere anche su Niang, è un ragazzino. Magari però i rigori facciamoli calciare a chi la porta vuole spaccarla.

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