Juve-Inter, la differenza è stata ancora una volta la mentalità

Pubblicato il autore: valerio vitali Segui


Juve-Inter, decisa da una rete del colombiano Juan Cuadrado, conferma le certezze della classifica di Serie A, come del resto dagli ultimi cinque-sei anni a questa parte

UNA VITTORIA LEGITTIMA – Un match equilibrato, da “tripla” come si suol dire in queste occasioni, quello visto ieri sera allo Juventus Stadium tra Juventus ed Inter. Dopo lunghissimi diciannove anni di rifiuti (tanti ne sono passati dal famosissimo episodio di Iuliano-Ronaldo), la dirigenza dell’Inter torna a Torino per la grande occasione, per aggiungere euforia e trascinare la squadra verso quella che sarebbe dovuta essere un’impresa nerazzurra, per lo meno a leggere dalle dichiarazioni nei giorni prima della partita.

Primo tempo che viaggia a ritmi altissimi, che nel campionato italiano non si vedono nemmeno nelle gare che contao sul serio. Allegri, nella conferenza stampa post-gara l’ha definita “una partita da semifinale di Champions League” e come dare torto al tecnico toscano.
Grandi occasioni, da una parte e dall’altra. L’Inter ha costretto per 20-25 minuti la Juventus a ripiegare nella propria metà campo, sfruttando una certa quale superiorità numerica nella parte centrale del campo.
La Juve d’altro canto ha risposto con un quarto d’ora di altissimo livello, testimoniato con le de traverse colpite da Dybala (la prima a portiere battuto) e sempre con l’argentino, con una rovesciata al minuto numero cinque.
Dal nulla, come un fulmine a ciel sereno la gran botta dalla lunga gittata di Cuadrado, uno abituato più a penetrare in area che ai tiri da fuori di potenza, qualità che non è prettamente nelle sue corde.

Il gol dell’1-0 è il  vero momento spartiacque del match, non tanto per il risultato, tanto quanto per il crollo psicologico dell’Inter, che nella seconda frazione di gara non riesce a mantenere i ritmi del primo tempo e si affida ad Handanovic, che grazie a tre parate gol mantiene a galla la sua squadra. Un possibile, quanto legittimo 2-0 avrebbe stroncato le gambe ai nerazzurri, che non hanno trovato le forze e la grinta per replicare.

Così come avvenuto contro Lazio, Roma e Sassuolo, la Juve ha dato la sensazione di addormentare la gara a proprio piacimento, sgonfiando l’Inter di Pioli.
Ecco, proprio il tecnico dell’Inter, coi suoi cambi leggermente troppo affrettati e molto confusionari, non ha fatto altro che prestarsi ai cambi di gioco della Juventus, che proprio in occasione di due contropiedi avrebbe potuto chiudere e congelare il match, legittimarlo, cosa che comunque ha fatto.

LAMENTELE INTER SEGNO DI MENTALITA’ DA ACQUISIRE – Le lamentele dell’Inter, furiose come al solito, rimbalzate un pò qui e l’ nel web e nei social, sono segno di una squadra che deve ancora acquisire la mentalità di una squadra vincente (per lo meno questa è una cosa che Suning non può acquisire).

Nel contatto in area bianconera, Mandzukic tocca il pallone

Anche in altre occasioni, la Juventus è stata sfavorita, come a Firenze, col rigore per mani di Rodriguez, o come nell’episodio del calcio di punizione di Pjanic a Milano contro il Milan, ma la società Juventus, con lo Stile che la contraddistingue da sempre, non si è attaccata ai continui piagnistei che hanno dato Pioli e i suoi al termine della partita.
Contatto dubbio, non certo solare come la metà dell’Italia juventina grida a gran voce, ma che non pregiudica quanto di ottimo fatto dai bianconeri per tutta la durata della partita, che legittimano la loro vittoria, sul campo, con due legni e con un Buffon che nel secondo tempo si limita a fare lo spettatore pagante come in un Juve-Pescara qualsiasi.

L’Inter non ha perso solo sul rettangolo verde di gioco, ha perso anche successivamente, attraverso le proteste, che contro la Juventus sembrano essere sempre un ottimo salvagente a cui aggrapparsi in caso di sconfitte meritate e di sclerotiche formazioni che si sarebbero potute evitare.

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