La storia della maglia dell’Inter e la top 10 delle maglie più belle

Pubblicato il autore: Francesco Ippolito Segui

Una delle prime formazioni della storia dell’Inter. I calciatori, costretti a comprarsi le maglie di tasca propria, vestivano con maglie completamente diverse.

Dal 1908 ad oggi, l’Inter è scesa in campo migliaia e migliaia di volte sotto un unico comune denominatore: il nerazzurro. Più precisamente, la storia nerazzurra cominciò il 9 marzo 1908 al ristorante “L’Orologio” di Milano quando un gruppo di soci dissidenti del Milan decise di fondare un nuovo club e di chiamarlo “Internazionale Football Club”.

La storia della maglia dell’Inter dal 1908 ad oggi

L’Inter 1909-1910 campione d’Italia. Al centro il capitano Virgilio Fossati, con lo stemma milanese cucito sul petto.

Uno dei fondatori, il pittore futurista Giorgio Muggiani, disegnò lo stemma interista: è lo stesso che noi tutti conosciamo, seppure questo nel tempo abbia subito lievi modifiche. Muggiani scelse come colori sociali il nero e l’azzurro per contrapporsi alle tinte rossonere del Milan, difatti a quei tempi per disegnare si usavano le matite bicolori, rosse da un lato e blu dall’altro. In realtà c’è una leggenda più folcloristica: questa dice che il pittore Muggiani scelse il nero e l’azzurro in onore del cielo e della notte.

Agli albori la società non forniva ai calciatori le divise da gioco, così questi erano costretti a comprarsele di tasca propria nelle varie sartorie milanesi. In tal modo questi pionieri del football italiano si presentavano alle partite di campionato con maglie tutte diverse tra loro: c’era chi vestiva tinte spente e chi tinte più accese, chi aveva cinque strisce e chi ne aveva dodici, e così via. E infine c’era la divisa del portiere, che fino agli anni settanta ha avuto colori anonimi come il bianco, il grigio o il nero, seppur con sporadici richiami sul blu. Queste maglie erano totalmente differenti da quelle che vengono utilizzate oggi: erano vere e proprie camice di lana, senza loghi né scritte. L’unica eccezione era rappresentata dallo stemma di Milano, che veniva cucito solamente sulla maglia del capitano, ovvero Virgilio Fossati.

La celebre divisa “di scorta” della storia nerazzurra, utilizzata per la prima volta nel 1913. Dal libro “Orgoglio Nerazzurro”, Geo Edizioni.

Negli anni dieci venne introdotta, per esigenze fotografiche, una seconda divisa. Questa veniva utilizzata “per cortesia” nei match casalinghi, qualora i colori degli avversari fossero troppo simili e dunque non distinguibili nelle fotografie dell’epoca (tuttavia da circa quarant’anni accade il contrario, ovvero la squadra che gioca in trasferta è costretta a cambiare la propria divisa, se molto simile a quella degli avversari). Sin dall’inizio l’Inter ha generalmente optato per seconde maglie bianche con inserti nerazzurri: la più celebre, riproposta dalla società in decine e decine di stagioni diverse, è quella bianca con fascia orizzontale nerazzurra, utilizzata per la prima volta nella stagione 1913-1914.

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Successivamente scoppiò la prima guerra mondiale, che non risparmiò calciatori, squadre e strutture da gioco. L’Italia intera ripartì dal fascismo, che nel 1928 dettò ai nerazzurri di fondersi con l’Unione Sportiva Milanese nell’Ambrosiana.

L’Ambrosiana in maglia rossocrociata

Oltre alla denominazione, cambiarono anche le divise, che divennero bianche rosso-crociate, ricordando lo stemma milanese. Lo sconvolgimento non piacque ai dirigenti interisti, che già l’anno successivo fecero riutilizzare le tradizionali divise nerazzurre, con l’aggiunta dello stemma bianconero dell’U. S. Milanese: tale ritorno alle origini si dimostrò fortunato, infatti i nerazzurri vinsero il loro secondo campionato. La stagione seguente venne introdotto così, per la prima volta, il tricolore (accompagnato da un fascio littorio) che sostituì lo stemma dell’U. S. Milanese. In compenso i colori di quest’ultima vennero spostati sul colletto, che divenne bianconero a scacchi. Gli anni successivi vennero caratterizzati da pochi cambiamenti, come gli sporadici inserimenti dei tricolori fascisti o degli stemmi sabaudi, oppure l’uso di seconde e terze divise di colore nero in onore del fascismo.

Negli anni cinquanta l’Inter cominciò a usare un’insolita maglia per amichevoli e precampionato. Dal libro “Orgoglio Nerazzurro”, Geo Edizioni.

Nel secondo dopoguerra cominciarono a fiorire le prime novità: sulle casacche tradizionali il vivace azzurro dei primi anni quaranta lasciò il posto ad un blu spento, inoltre furono introdotte delle insolite terze divise arancioni e granata ed addirittura incominciarono ad essere utilizzate maglie appositamente per le amichevoli, nere con fascia orizzontale blu. Nella stagione 1955-1956 comparve un’altra storica divisa “di scorta” della squadra, ovvero quella bianca con fascia diagonale nerazzurra, presentata negli anni a venire in maniera molto frequente dalla società. Un’ulteriore cambiamento arrivò nel 1958, quando fu cucito per la prima volta sulle casacche nerazzurre il logo societario: questo tuttavia rimase sulle maglie per soli due anni.

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Gli anni successivi furono molto importanti per la storia nerazzurra: cominciò il mito della Grande Inter euromondiale di Helenio Herrera. Le divise cominciarono ad uniformarsi, venendo prodotte dai grandi maglifici come Vittore Gianni o Atala Sport, inoltre esse diventarono uguali per ogni stagione, cambiando impostazione solamente nella pausa estiva. La squadra macinò una serie di successi in ambito nazionale ed internazionale, e nel 1966 venne introdotta sulle maglie nerazzurre la stella d’oro, per celebrare il decimo scudetto interista.

Prohaska con la maglia sponsorizzata Inno Hit

Il calcio cominciò a diventare un business e le aziende divennero parte integrante di questo sport: già molti calciatori, tra i quali Mazzola e Facchetti, iniziarono a prestare il loro nome agli sponsor. Tuttavia la FIGC ebbe per anni un atteggiamento ostico nei confronti delle sponsorizzazioni, impedendo più volte di “imbrattare” le maglie con i loghi delle aziende.

Tuttavia, a causa della forte richiesta economica, il patto fu inevitabile: così la Puma, nel 1976, divenne il primo fornitore tecnico dell’Inter, mentre nel 1981 il marchio Inno-Hit firmò la maglia nerazzurra, diventando il primo sponsor della storia interista.

Una delle bizzarre maglie di Walter Zenga. Dal libro “Orgoglio Nerazzurro”, Geo Edizioni.

Nei primi anni ottanta non vi furono modifiche sostanziali, se non per il restyling del logo interista, che divenne un biscione nerazzurro. Quest’ultimo venne posto in un primo momento sulle maniche, per poi passare sul petto nella stagione 1986-1987, in occasione del debutto dello sponsor tecnico francese Le Coq Sportif.

Intanto i portieri cominciarono a cambiare pelle: gli anni ottanta segnarono l’esordio delle maglie colorate per gli estremi difensori, che passarono dalla storica e tradizionale divisa nera con colletto blu a casacche più varie dalle tinte verdi, gialle o grigie, fino ad arrivare (specialmente con Walter Zenga) a bizzarre maglie viola, rosse, celesti, variopinte, sfumate, a strisce, dallo stile esotico o con motivi e stili molto eterogenei.

1995-1996 stagione da ricordare: esordiscono con l’Inter Javier Zanetti e Pirelli.

Dopo aver conquistato lo scudetto dei record con Trapattoni, l’Inter cambiò nuovamente il proprio logo societario, tornando ad utilizzare quello storico, seppur con leggeri cambiamenti. Nel 1991 i britannici dell’Umbro divennero i fornitori ufficiali della maglia nerazzurra, schiarendo notevolmente le tinte blu della prima divisa, fino a tramutarle in un vero e proprio azzurro. Nel 1995, in occasione del debutto sulle maglie dello storico sponsor Pirelli (tuttora presente sulle maglie interiste), si tornò ai classici colori neri e blu. Nel frattempo, con l’arrivo degli anni novanta, prese pianta stabile (per ovvi motivi di marketing) l’inserimento di una terza divisa: nel corso delle seguenti stagioni l’Inter ha quasi sempre utilizzato terze maglie gialle con richiami al nerazzurro, se non per poche eccezioni come ad esempio nel biennio 2000-2002 (a tinte arancioni) oppure nel caso della storica divisa a strisce blu e grigie orizzontali, utilizzata nella stagione 1997-1998 in occasione della Coppa UEFA (poi vinta) e poi nostalgicamente riproposta nel biennio 2004-2006.

La storica maglia europea dell’Inter, vincitrice della Coppa UEFA nella stagione 1997-1998

 

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Nel 1998 iniziò il sodalizio nerazzurro con il colosso Nike, che iniziò a fare della maglia da gioco un business: i tifosi cominciarono a diventare collezionisti, comprando ogni anno le maglie nerazzurre personalizzate in base al proprio calciatore preferito. Dal 2005 l’Inter cominciò a dominare in Italia, collezionando trofei su trofei. Nella stagione 2007-2008, in occasione del centenario, la seconda divisa interista fu rossocrociata, a ricordo della maglia utilizzata nella stagione 1928-1929. La stagione 2009-2010 fu sicuramente quella più memorabile per i nerazzurri: la squadra conquistò il cosiddetto triplete vincendo Coppa Italia, Serie A e Champions League. In tale annata lo stemma societario venne circondato dai colori della bandiera italiana per ricordare il centenario del primo scudetto. Nella stagione successiva vennero profanate le classiche strisce verticali nerazzurre, che divennero a zig-zag, mentre la seconda divisa, bianca, riportò come motivo principale un biscione nerazzurro sul lato sinistro.

La divisa Sprite dell’Inter, utilizzata in questa stagione

Un altro sconvolgimento avvenne nella stagione 2012-2013: la seconda divisa fu interamente rossa, con richiami nerazzurri sulle maniche. Nell’annata seguente venne cambiata la tonalità dei colori, l’azzurro divenne molto scuro, tanto che la maglia, col sudore dei calciatori, appariva tutta nera. Tale novità piacque agli stilisti e l’anno successivo la casacca da gioco ebbe lo stesso stile di un gessato: tutta nera con sottilissime strisce azzurre. L’attuale divisa, quella della stagione 2016-2017, con le classiche strisce nere e azzurre, riporta inserti gialli ed una grafica a linee ondulate. La terza maglia, utilizzata perlopiù in ambito europeo, è caratterizzata da tinte azzurre e verdi: molti l’hanno ribattezzata la divisa Sprite proprio per il simile accostamento dei colori.

La top 10 delle maglie più belle dell’Inter

Ecco la top 10 delle maglie più belle della storia dell’Inter. I disegni provengono dal libro Orgoglio Nerazzurro di Francesco Ippolito, edito da Geo Edizioni.

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