Il ritorno dopo mezzo secolo: Spal, non fermiamoci solo al risultato

Pubblicato il autore: Roberto Chito Segui

Eppure sono passati 50 anni. Tanto è cambiato. All’epoca era tutto in bianco e nero, adesso è tutto a calori. L’Inter, nella propria bacheca ci ha messo tanti altri trofei. La Spal, invece, viveva l’ultima annata in Serie A prima di attraversare mezzo secolo di criticità, tra fallimenti e ricostruzioni. Fra imprenditori che hanno cercato di fare calcio e altri che hanno speculato. Ferrara, però, aveva fame di calcio. Una rinascita avvenuta del luglio 2013, grazie alla gestione Colombarini – Mattioli, che dopo la gavetta con la Giacomense, hanno deciso di ridare un futuro alla squadra della Provincia. E pensare che non sono state tutte rose e fiori. Primi anni difficili, poi la discesa. E forse, anche per questo motivo, in soli due anni è passati dalla Serie C alla Serie A, vincendo due campionati, senza il favore dei pronostici, arrivando in massima serie e venendo inseriti fra le squadre maggiormente considerate a rischio retrocessione.

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Che male c’è, da quelle parti, tanto sono talmente abituati a sovvertire tutto, che non ci fanno più caso, quasi come se fosse la normalità. Qualcuno, però, quantomeno in questo inizio di stagione deve aver fatto male i conti: il pareggio all’Olimpico, la prima vittoria al Mazza e l’ottima prova a San Siro contro un’Inter stellare. Certo, il risultato non ha sorriso agli estensi, ma passare in svantaggio con un rigore deciso dalla Var dopo sei minuti di lunga attesa, ed essere puniti a 2 minuti dal 90’ da Perisic ci può stare.

“Sono esperienze che ci servono per provare a raggiungere il nostro obiettivo che è la salvezza. Però, oggi si è vista una buona Spal che contro l’Inter se l’è giocata a viso aperto.” A parlare è Leonardo Semplici che ha preso di petto la Serie A a 50 anni, dopo tanta, troppa gavetta. Mica male per uno che aveva come sogno quello di allenare in Serie D. Dopo aver vinto campionati di Eccellenza e di Promozione che ricorda ad ogni intervista, perché il passato non si può rinnegare. Perché forse, senza quelle esperienze, qui, in Serie A, non sarebbe mai arrivato. “C’è un po’ di rammarico. Avremmo potuto cavalcare il buon momento di Lazzari. Sicuramente c’è da migliorare ma sono felice di quello che ho visto.” Perché per far perdere la voce ad uno come Spalletti ce ne vuole. Tenere la suspense ai 57 mila di San Siro per 87 minuti è tanta roba. Uscire fra i complimenti di tutti e andare sotto la Curva Ovest che si è trasferita a Milano in una domenica piovosa  a mezzogiorno di metà settembre, festeggiando come se fosse arrivata una vittoria, è tanta roba, che rende merito ad una squadra che da due anni a questa parte di battaglie ne ha superate tante, troppe e che ha voglia di migliorarsi ancora nel calcio che conta. Nessuna gira al Duomo anche perché pioveva, ma solo un grande appuntamento a San Siro, contro l’Inter stellare di Spalletti, messa in seria difficoltà da una Spal che è caduta a 3 minuti dal gong. E questo, ci può assolutamente stare.

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