Milan, la confusione di un vestito cucito a casaccio

Pubblicato il autore: Gianni Succu Segui

Dopo due mesi di campionato, si può ancora considerare il Milan come un cantiere aperto ?. Ebbene tra i primi proclami della roboante estate rossonera, il ds Marco Fassone aveva evidenziato come avrebbe voluto lasciare a Montella la rosa quasi completa al momento del raduno. Infatti così è stato. Dopo un giugno/inizio luglio scoppiettante, il mercato rossonero ha tirato i remi in barca ad agosto, limitandosi a pochi innesti definiti “funzionali”.

Chissà, forse il piano del duo Fassone-Mirabelli appena insediatosi al comando, era quello di fare due mercati in uno. Quello per costruire l’ossatura della squadra prima di iniziare a lavorare, e i famosi puntelli a mercato che si avvia verso la fine; che di solito è quello che fa una squadra che deve rinnovarsi nel corso di due estati. La prima costruisce, durante la stagione amalgama (e spera di metterci poco per non perdere tanti punti) e la seconda estate aggiunge al gruppo già rodato.

Montella e il vestito nuovo del Milan

Paradossalmente il gruppo già rodato il Milan ce l’aveva dalla passata stagione e da più parti sono arrivate critiche all’elevato numero di acquisti e al modo in cui il “vecchio” vestito era stato trattato.
Ora invece Montella ha a che fare con un vestito nuovo di zecca, di quelli belli che compri nella boutique più costosa solo perchè va di moda, e poi magari arrivi a casa ed è un disastro. Di qua ti prude l’etichetta, di là ti sta stretto sui fianchi, oppure le maniche sono troppo corte; ed è un vestito che, per quanto tu possa provare ad indossare sperando di abituartici, o che alcuni dei difetti che ha svaniscano magicamente, continuerà sempre a non andarti bene.

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In questo caso, però non si parla di andar bene all’allenatore, ma proprio di chi deve indossarlo per 90 e più minuti. Quei giocatori che, chi per scelte inopinate del fu Aeroplanino, chi perché semplicemente non riesce a trovare la posizione giusta in campo, non riescono a rendere quanto ci si aspetterebbe.
Montella in questo caso dovrebbe essere il sarto che, valutato il prodotto e il disagio che ti arreca indossarlo, lo sistema in modo che tu possa continuare a usarlo perché, parliamoci chiaro, con tutti i soldi che hai speso non lo vuoi certo lasciare nell’armadio.
Dopo queste considerazioni un po’ goliardiche, alcune domande sorgono spontanee. Quanto è stato coinvolto l’allenatore nelle scelte in sede di mercato? Può questo Milan così mal costruito e raffazzonato, iniziare a giocare bene e vincere?

La risposta alla prima domanda è NULLA!
Montella ha un solo modo di far giocare  le sue squadre e certamente non è quello che sta mettendo in mostra in questo avvio di stagione. Il problema di fondo è che nemmeno lo scorso anno giocava “a modo suo”, ma è andato avanti, e bene, solo grazie al cuore e alla grinta di un gruppo che remava tutto nella stessa direzione. Di fatti nei momenti in cui Vincenzo ha provato a imporre il tipo di gioco a lui caro, il Milan ha iniziato a calare il livello delle prestazioni per via della mancanza di interpreti in grado di soddisfare le richieste dell’allenatore. Allora perché l’allenatore, che evidentemente si è reso conto di questa carenza strutturale sin dallo scorso anno, non ha chiesto alla nuova dirigenza, forte di un potere economico senza eguali in Italia, quei giocatori di cui aveva bisogno per rendere al massimo?

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Forse perché la dirigenza ha puntato a riconquistare i tifosi, disincantati da anni di vacche magre, con acquisti roboanti e ultra costosi, piuttosto che costruire una rosa funzionale al gioco del proprio allenatore. L’unico giocatore veramente Montelliano, in questo senso, può essere considerato Kalinic che, ancora prima di essere acquistato, veniva presentato più come funzionale al gioco di Montella che come punta da 20 reti a stagione; ma Kalinic, eccezion fatta per la doppietta all’esordio, continua a collezionare gare da brividi e fischi dalla curva.
E qui entrano in gioco le colpe dell’allenatore, che, come già evidenziato la scorsa stagione, non riesce a far rendere al meglio ciò che ha se non è in grado di seguire i suoi dettami, a meno che il gruppo non sopperisca con la “garra” alle lacune tattiche. Questa inadeguatezza, fatta di cambi di modulo improvvisati, giocatori fuori ruolo e cambi all’85esimo, sta facendo crollare il castello di carte che, pazientemente, Fassone aveva costruito durante l’estate.

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A questo punto si può rispondere alla seconda domanda e la risposta è, con un altro allenatore e se i giocatori lo vorranno veramente e non solo su Twitter, SI! Bisogna, però, intervenire presto. Si può discutere all’infinito sul fatto che un gruppo rinnovato per il 50% da giocatori ingombranti può impiegare del tempo a cementificarsi, ma solo con un allenatore diverso, in grado di adattarsi ai giocatori che ha piuttosto che rovinarli alla ricerca di una improbabile identità di gioco, si può evitare di perdere altri punti per strada. Lassù, intanto, 5 squadre corrono più delle altre, ma al netto degli scontri diretti, il Milan ha perso punti con, ad esempio, Sampdoria e Genoa, che le altre “grandi” non hanno concesso.

Il tempo degli alibi ormai è finito e dopo due mesi e una stagione che sembra già compromessa è necessario cambiare marcia e registro. E trovare un sarto che quel famoso vestito sia in grado di ricucirlo meglio di come è stato fatto fin’ora.

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