Roma, è nell’esaltazione del gruppo (e della mente) la vera forza di Di Francesco

Pubblicato il autore: Ivan Aiello Segui


A distanza di due giorni, sono ancora estasiati gli occhi dei 60 mila tifosi romanisti presenti martedì sera sugli spalti dell’Olimpico per l’incredibile spettacolo offerto dalla propria squadra del cuore. La Roma ha giocato la sua quarta partita di quest’edizione della Champions League 2017/2018 e di fronte si è trovata i campioni d’Inghilterra del Chelsea  nonché i primi della classe del “gruppo di ferro” di questa fase a gironi.
E li ha asfaltati 3-0.
Due settimane prima Di Francesco aveva già sfiorato il capolavoro nella tana dei Blues di Antonio Conte, uscendo dallo Stamford Bridge di Londra con un punto straordinario (e forse anche insperato) dopo un pirotecnico 3-3.
In mezzo a questa “impresa a metà” (l’impresa piena è stata accarezzata solo per pochi minuti dopo il ribaltamento del risultato da 2-0 a 2-3) ci sono state 3 partite di campionato contro Torino, Crotone e Bologna e altrettante vittorie per 1-0 che, sebbene abbiamo portato 9 punti fondamentali per la classifica, hanno fatto addirittura storcere il naso a qualcuno.
L’oggetto del contendere (che già di per sé ha dell’incredibile dopo tre vittorie consecutive) sarebbe la scarsa vena realizzativa di questa squadra dimostrata contro le “piccole” del campionato (per cui, secondo una logica perversa di matrice esclusivamente italica, sarebbe opportuno realizzare goleade per ritenersi soddisfatti), facendo già quasi dimenticare “la mezza impresa” di Londra.
Il pubblico dell’Olimpico di martedì sera era diviso a metà, tra chi continuava a storcere il naso timoroso di incappare in una debacle umiliante (sempre secondo il principio che contro Torino, Crotone e Bologna la squadra non era riuscita ad andare oltre l’1-0 e quindi figurarsi contro i campioni d’Inghilterra e figurarsi, poi per giunta, proprio nella notte delle streghe di Halloween) e chi invece sognava in grande, confidando nel compimento pieno di quell’impresa straordinaria appena sfiorata allo Stamford Bridge due settimana prima.
Sono stati accontentati i secondi (ma immaginiamo sicuramente anche i primi) con una prestazione straripante da parte della Roma.
Nonostante il roboante 3-0, questo successo è stato ottenuto anche e soprattutto con la sofferenza: quando, nella parte centrale del primo tempo, sono emerse le indiscusse capacità tecniche della squadra di Conte (sotto di una rete e totalmente proiettata alla ricerca del pareggio) la Roma è rimasta compatta, solida e concentrata in tutti i reparti e ha saputo affondare i suoi colpi nei momenti giusti dimostrando, oltre all’ormai consueto cinismo, anche un atteggiamento mentale da grande squadra (cosa piuttosto insolita da queste parti).
La squadra di Di Francesco ha ottenuto una vittoria piena e meritata che resterà a lungo impresso nella memoria degli spettatori presenti allo stadio, testimoni di una serata che definire magica è oltre modo riduttivo e le interviste del dopo partite dei protagonisti (su tutti naturalmente Stephan El Shaarawy, autore della sua prima doppietta in Champions League) sono tutte un luccichio di occhi e di dichiarazioni di amore nei confronti del tecnico.
Alla faccia di chi lo aveva etichettato come troppo “zemaniano”, Eusebio Di Francesco sta facendo della difesa (guidata da un immenso Federico Fazio) il suo principale punto di forza.
Al netto degli infortunati (tanti, forse troppi) Di Francesco con questa squadra sta compiendo un’autentica rivoluzione, soprattutto sotto l’aspetto psicologico.
Di Francesco predica sacrificio, umiltà e sofferenza. Ogni traguardo raggiunto fino ad ora è per lui sempre un punto di partenza. Esalta lo “spirito collettivo” facendo sentire tutti i suoi giocatori importanti in egual misura e quando gli chiedono se questa partita possa rappresentare la consacrazione definitiva per lui e per la sua squadra, risponde che al massimo si può parlare di consapevolezza.
La stessa consapevolezza che quanto di magico è avvenuto martedì sera all’Olimpico non sia stato un semplice caso o un fenomeno passeggero, ma le solide basi su cui la Roma di Di Francesco ha poggiato il suo brillante futuro tra le grandi.

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