Spalletti, che fine ha fatto la tua Inter?

Pubblicato il autore: Enzo Buraglia Segui


C’era una volta, non tanto tempo fa, una squadra capace di inanellare sedici risultati utili consecutivi tra cui dodici vittorie, una squadra capace di totalizzare dopo 11 giornate la bellezza di 29 punti battendo il record del club nell’era dei tre punti, una squadra in grado di uscire indenne dall’Allianz Stadium. C’era una volta l’Inter di Spalletti.

I motivi per cui la favola spallettiana (il “c’era una volta” non era casuale) sia diventata improvvisamente un nuovo capitolo di “Piccoli brividi” sono da cercare in parte nel fitto mese di dicembre, un mese che (complice il calendario privo della pausa natalizia) ha reso concrete le paure che aleggiavano agli sgoccioli del mercato estivo, quando gli addetti ai lavori parlavano di una rosa povera di qualità e lacunosa dal punto di vista numerico. Le sconfitte con Udinese e Sassuolo, l’eliminazione dalla coppa Italia per mano del Milan, i pareggi stentati con Lazio e Fiorentina, hanno evidenziato le difficoltà dei nerazzurri negli impegni ravvicinati, troppi giocatori sono sembrati appannati fisicamente fornendo prestazioni sotto gli standard abituali. Il calo fisico però non ha nulla a che vedere con la performance di giocatori che sono stati impiegati poco e che quando sono stati chiamati in causa non si sono rivelati all’altezza delle aspettative, Joao Mario su tutti.

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La panchina corta e scadente, il calo atletico, giustificano parzialmente il crollo verticale della Beneamata, la squadra infatti al primo intoppo sembra non avere la forza di reagire incappando in difficoltà già emerse in passato, dimostrando in questo modo di soffrire di carenza di personalità. Spalletti non si è mai lamentato del materiale messo a disposizione dalla società, al contrario ha lodato il lavoro fatto dalla coppia Ausilio-Sabatini in estate, consapevole dei limiti dovuti al fair play finanziario e alle varie imposizioni che il governo cinese ha posto alla proprietà, ha preferito la cultura del lavoro al “piangina” trovando la giusta amalgama di squadra in breve tempo. Nell’ultimo periodo i nodi sono venuti al pettine e il mister ha lanciato qualche messaggio neanche tanto velato alla società (manca un difensore centrale? Lo sa anche mamma) che si è subito messa al lavoro acquistando dal Benfica l’argentino Lisandro Lopez, difensore che non stuzzicherà particolarmente il palato dei tifosi ma che andrà a colmare una lacuna numerica del reparto arretrato.

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L’inter ha bisogno però di qualità tecniche e morali in mezzo al campo, in questa direzione va l’interesse per Ramires e Rafinha Alcantara, affari che allo stato attuale hanno buona probabilità di andare in porto. All’inizio della scorsa stagione, di fronte ai primi passi falsi della sua Roma, il mister (anche in quel caso dinnanzi a preoccupanti vuoti di carattere e personalità) disse che era venuta l’ora di capire che genere di uomini avesse con sé e in una conferenza stampa pronunciò testuali parole:”uomini forti destini forti, uomini deboli destini deboli!”. L’uomo di Certaldo si aspetta dal mercato giocatori di qualità in grado di dare subito un’impronta alla sua creatura, attende uomini con importanti qualità caratteriali, uomini forti per l’appunto, uomini in grado di rafforzare il destino dell’Inter.

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