Verona, 12 maggio 1985: i gialloblu conquistano uno storico scudetto

Pubblicato il autore: Andrea Riva Segui

Oggi è il 35° anniversario dello storico scudetto conquistato dal Verona di mister Osvaldo Bagnoli che in barba a tutti i pronostici di inizio stagione, sbaragliò la concorrenza e vinse il campionato con pieno merito.

Verona, uno scudetto storico

Nell’anno precedente i gialloblu fecero una buonissima stagione con il sesto posto finale a soli tre punti dal quarto, ultimo utile per la qualificazione in Coppa Uefa e forte di ciò il presidente Celestino Guidotti volle inserire pedine importanti per raggiungere l’obiettivo Europa che per una squadra provinciale come l’Hellas sarebbe stato un risultato straordinario.
Nel calciomercato estivo 1984 a Verona sbarcarono due stranieri che alla fine risultarono decisivi, ovvero il terzino-marcatore tedesco Briegel e l’attaccante danese Elkajer che ben si erano comportati nei campionati d’Europa in Francia disputati a giugno; insieme a loro vennero acquistati il difensore Fabio Marangon (dall’Alessandria), il centrocampista Dario Donà (dal Bologna) e l’attaccante Franco Turchetta (dal Varese).

La formazione veneta tenne a battesimo l’esordio di Diego Armando Maradona, quando al Bentegodi il 16 settembre 1984 arrivò la vittoria per 3-1 con reti di Briegel, Galderisi e Di Gennaro; il gioco operaio ma molto redditizio degli scaligeri, all’inizio fece pensare a tutti che potesse essere un semplice fuoco di paglia, ma invece così non avvenne perchè nelle prime otto giornate le vittorie furono sei (compresa quella storica contro la Juventus)e i pareggi solo due (sui campi difficili di Inter e Roma), ruolino di marcia che cominciò a spaventare le big.
L’imbattibilità proseguì fino all’ultima giornata del girone d’andata quando a sorpresa il 13 gennaio si registrò la prima sconfitta al Partenio di Avellino contro gli irpini con il risultato di 2-1. Nonostante il ko, Elkajer e compagni terminarono il girone d’andata al primo posto con 22 punti, uno in più dell’Inter e due in più del Torino.

Ma la vera conferma che fece capire che questo Verona poteva lottare per lo scudetto fino a maggio arrivò nella trasferta di Udine contro i bianconeri del brasiliano Zico, quando avanti di tre reti dopo solo venti minuti, gli scaligeri vennero raggiunti in appena un quarto d’ora (tra il 45′ e il 59′) e quando tutto lasciava presagire per il peggio in soli due minuti (61′-63′) la coppia d’oro Briegel-Elkajer di forza si prese i due punti pesantissimi con un pirotecnico 5-3 finale.
Da quel giorno in poi la cavalcata scaligera verso il tricolore non ebbe praticamente sosta, se non nell’unica sconfitta casalinga stagionale, nella sfortunata partita contro il Torino per 1-2 dove Galderisi sullo 0-0 sbagliò un calcio di rigore e prese un palo sull’1-2). Ma il vantaggio sulla coppia Torino-Inter era tale che bastarono due pareggi a reti bianche contro Milan e Como e una vittoria casalinga striminzita per 1-0 sulla già retrocessa Lazio, per arrivare al famoso 12 maggio 1985 allo stadio Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo con la possibilità di vincere lo scudetto addirittura con una giornata d’anticipo. Ai veneti bastava anche il pareggio e così andò a finire contro gli orobici ormai salvi e senza più nulla da chiedere al loro campionato. Al vantaggio nerazzurro con Perico al 16′, nella ripresa rispose Elkjaer al 51′ per la gioia della curva gialloblu che quel giorno si riversò tutta a Bergamo (20 mila persone) per festeggiare lo storico tricolore con emozionanti scene finali di gioia a fine incontro.

I giocatori gialloblu, la domenica successiva al Bentegodi contro l’Avellino (4-2 il finale) poterono gustarsi la festa con tutto il loro popolo di tutte le età che quel giorno gremì il Bentegodi in ogni ordine di posto per rendere omaggio ad una squadra che aveva compiuto una grande impresa, rimasta nella storia del club e della città.

Verona, la festa scudetto del 12 maggio 1985

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