Se l’Italia fosse un paese normale Frosinone-Latina si giocherebbe a porte aperte

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

Tifo_frosinone

Cosa c’è di meglio di Roma-Lazio? Frosinone-Latina. Parrà strano e riduttivo. Provinciale per qualcuno. Ma uno dei derby più sentiti del Belpaese, ha sede proprio nella stessa regione dove si svolge una delle stracittadine più famose d’Europa. Per i profani della materia, o i cultori esclusivamente del calcio di Serie A, occorre sapere che lo scontro tra i due capoluoghi di provincia del lembo meridionale laziale è caratterizzato dal campanilismo più vivo ed esacerbante. Pontini contro ciociari non è solo una città contro un’altra. Sono due popoli di fronte e due modi di vivere la propria terra e la propria esistenza in maniera differente. Un qualcosa che si manifesta sin dalle piccole gare di provincia del calcio dilettantistico. Una di quelle inimicizie giurate e goliardiche che lo spaccato culturale italiano, unico nel suo genere, ci offre con vivace fantasia.

C’erano una volta gli scontri con le casacche sporche di fango, gli striscioni dei tifosi appesi numerosi al Francioni e al Matusa e il pubblico che traboccava dalle gradinate. Oggi, che viviamo in un’epoca protesa ad annullare e sconfiggere qualsiasi forma di fantasia e creatività, celandosi dietro il voler civilizzare ed educare alla banalità senza però gettare l’occhio su aspetti dove l’essere umano crea costanti e irreparabili danni, questo genere di gare s’è tacitamente deciso che non s’hanno da giocare come si è fatto per oltre cento anni. Una volta c’è il divieto, l’altra il settore ospiti inagibile, l’altra ancora la scusa di turno della questura o della prefettura e poi le giullaresche chiusure di alcuni settori.

Domenica prossima allo stadio Matusa di Frosinone va di scena il secondo atto di quella sfida che all’andata vide i ciociari espugnare sonoramente l’Agro Pontino con un netto 4-1. Una macchia umiliante, che ancora brucia nei cuori dei tifosi nerazzuri, i quali vorrebbero lavarla propria nella tana degli acerrimi rivali. Chiunque abbia a cuore questo sport e le sue cornici dorate e splendenti, vale a dire i tifosi, può facilmente immaginare uno stadio imbandierato e colmo in ogni ordine di posto. Alt. Stop. Non vi muovete. Per ora non sarà così. Sì perchè dopo la partita con la Virtus Entella il giudice sportivo ha parlato, e scritto, chiaro: Tribuna Centrale e Distinti chiusi per due turni. Oltre a 30.000 Euro di multa e all’inibizione del presidente Stirpe fino al 30 giugno 2015.

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La motivazione? Il parapiglia venuto a crearsi dopo il pareggio della squadra ligure maturato su calcio di rigore in pieno recupero, al termine di una gara che aveva visto l’arbitro Aureliano continuo oggetto delle proteste frusinati per una direzione ritenuta, a loro parere, non all’altezza della situazione. Sulla decisione del giudice sportivo si legge: “…Alla fine del primo tempo, mentre gli Ufficiali di gara rientravano negli spogliatoi veniva lanciato, dai sostenitori del Frosinone un accendino in direzione dell’Arbitro oltre ad essere intonati cori offensivi relativi alla sua persona. Durante tutto l’arco della gara i sostenitori della società Frosinone occupanti sia la gradinata posta alle spalle dell’Assistente numero uno sia la gradinata posta alle spalle dell’Assistente due proferivano cori e grida insultanti nei confronti di entrambi, sul finire della gara gli stessi venivano fatti oggetto, sempre dai medesimi sostenitori, di un fitto e continuo lancio di oggetti oltre ad essere attinti da numerosi sputi. Al fischio finale il dirigente accompagnatore della società frusinate si avvicinava con fare minaccioso verso un Assistente apostrofandolo con epiteti insultanti, successivamente mentre gli Ufficiali di gare facevano rientro negli spogliatoi, erano oggetto di numerosi cori insultanti aggravati da macabri riferimenti alla memoria dell’Arbitro recentemente scomparso…

Ora, premesso che se davvero qualcuno ha offeso la memoria di Luca Colosimo, la giacchetta nera tragicamente scomparsa in un incidente stradale qualche settimana fa, va censurato, non sembra un po’ eccessiva la decisione della giustizia sportiva? Sarà un malcostume, se ne può parlare, ma l’inveire contro il direttore di gara è una qualcosa di radicato da sempre negli stadi di tutto il mondo. Di certo non solo in Italia. Certo, si potrebbe dire, lanciare oggetti in campo non è comportamento civile. Siamo d’accordo. Ma il tutto giustifica la chiusura di due settori per altrettante partite? Voglio dire, in proporzione molti tesserati colpevoli di reati ben peggiori nei confronti del calcio, vedansi calcioscommesse, sono rientrati ben prima. Come è possibile che per l’insulto volato da una persona e qualche accendino o bottiglietta partiti da poche decine di tifosi si arrivi a danneggiare in maniera così clamorosa non solo il popolo gialloblu, ma tutti gli amanti del pallone? Se per prendere queste decisioni si tiene conto, poi, anche delle offese che volano dagli spalti, allora siamo proprio all’assurdo. Usando questo metro le partite non finirebbero mai al 90′, ma ben prima, visti e considerati i numerosi improperi che escono dalle soavi bocche dei calciatori.

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Occorre decidere se si vuol assistere a una partita di calcio, e con questo accettarne tutte le componenti purchè al limite del folklore anche becero, o si vuol vedere uno spettacolo teatrale con il pubblico composto ed educato. L’abbiamo capito che ormai il leitmotiv di certe istituzioni e di certi giornalisti, è quello di creare casi anche laddove non esistano. Di fare sensazionalismo spiccio, da quattro soldi. Prendendo come spunto la squadra che contestata va sotto la curva o il tifoso che incazzato se la prende con la terna arbitrale. Sembra che tutto ciò succeda solo da 4-5 anni a questa parte. Prima di questo periodo nei nostri stadi si assistevano a scene da messa delle 10. Con segni di pace scambiati e pacchette sulle spalle anche quando la propria squadra subiva cocenti sconfitte tra le mura amiche.

E allora ecco ricominciare la campagna delle famiglie allo stadio. Ma quali famiglie si vogliono? Perchè io, che negli stadi ci vado una domenica sì e l’altra pure, lo vedo le famiglie quale calcio vogliono vivere. E non è quello da Mulino Bianco che ci vogliono far credere. Ai bambini piacere vedere gente un po’ scalmanata, piace sentire il confronto con gli altri tifosi e se possibile mandarli anche a quel paese. E’ volgare dite? Ma in una società che ci propina programmi televisivi, dove a volte il più erudito non sa coniugare un congiuntivo, o trasmissioni che aizzano a far maturare presunti valori come la competizione per partecipare a un reality show o a una trasmissione con quattro signorine svestite, è questa la volgarità? Perchè se è questa io mi ritengo un grande volgare. E ne vado fiero. Non c’è più la misura di quello che si vede e si racconta in Italia. La si è persa da tempo in luogo delle favole travestite da notizie e delle opinioni di soloni che spesso inventano e gonfiano le proprie fonti sperando di far cadere nella propria rete più pesci possibili.

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Ecco. Frosinone-Latina si deve giocare a porte aperte per questi motivi. Perchè è la normalità. Se di normalità si può parlare in un contesto dove per accedere al settore ospiti si deve avere una tessera emessa e controllata dal Ministero degli Interni. Come avveniva per quella del pane. Questo è educativo?

La società ciociara per ora ci ha provato ed ha fatto ricorso per riavere tutti i settori aperti. L’iter in questi casi è irto di difficoltà e spesso deludente. Lo sapremo nei prossimi giorni. Intanto la vendita dei biglietti è sospesa. In rispetto del costume tutto italiano di gestire una partita di calcio come una guerra. Del resto in tempi non sospetti un certo Winston Churchill disse:  Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre. Aveva ragione. Lo dimostra il fatto che per combattere queste “guerre pallonare” le nostre istituzioni si schierano unite e all’avanguardia. Mentre per combattere quelle vere si fanno trascinare dentro non avendo mai voce in capitolo. Forti con i deboli, deboli con i forti.  

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