Pisa, Fondo Equitativa di Dubai: “Non faremo arricchire Petroni”

Pubblicato il autore: Giovanni Cardarello Segui

Cessione PisaIl fondo d’investimento Equitativa di Dubai replica alle accuse della famiglia Petroni, proprietaria del Pisa, e, in una lettera inviata ai propri referenti romani da Abdul wahab Al-Halabi, amministratore del fondo, si spiegano i motivi del mancato versamento della caparra e della mancata costituzione di un deposito vincolato. “Vogliamo usare i soldi pattuiti – spiega il banchiere Pablo Dana, riassumendo la missiva – per sostenere il Pisa e non per arricchire i Petroni“. “I conti della società – aggiunge Dana – sono disastrosi. Pertanto la nostra offerta rimane di 5,5 milioni, quello che ci rifiutiamo di fare è di arricchire Petroni e la Britaly Post. Noi vogliamo usare questi fondi per risanare i conti, per poter dare lo sviluppo immediato per lo stadio e riportare serenità nell’ambiente. La famiglia Petroni e Britaly Post potranno recuperare ciò che hanno investito, ma ci rifiutiamo di essere noi quelli che arricchiscono i Petroni sulle spalle del Pisa“.

Cessione Pisa, la posizione del Sindaco Filippeschi

E’ necessario che si vedano le parti per un ulteriore incontro che spero sia decisivo e produca risultati concreti. Noi siamo facilitatori, ma l’accordo si fa tra privati. Voglio pensare positivo – spiega Filippeschi – e credere sempre nella buona fede di tutti. Di chi dice che vuole vendere e di chi afferma di voler comparare con un’offerta reale e supportata da atti concreti di 5,5 milioni di euro, sulla cui solvibilità si è speso in prima persona il presidente della lega, Andrea Abodi. Per certi aspetti delicati del confronto fra la parti, meglio la riservatezza dovuta e comprensibile che la trasparenza di un fallimento societario“. Il sindaco ha anche “valutato positivamente la conferma che il 17 settembre saranno a Pisa e vi resteranno alcuni giorni i principali responsabili del fondo: il banchiere Pablo Dana e Abdul wahab Al-Halabi, amministratore e firmatario delle proposte di offerta“. Tuttavia, ha concluso il primo cittadino, alcuni passaggi non sono più rinviabili: “L’anticipazione promessa di 310.000 Euro dev’essere corrisposta, con l’apporto di Maurizio Mian (con la garanzia che richiede) o senza il contributo di Mian. Così come però le responsabilità del rischio di dissesto della società e dei drammatici ritardi della gestione sportiva sono in capo all’attuale proprietà, lavori per lo stadio in primis con i relativi incombenti pericoli dovuti alla discontinuità della gestione. Infine, l’affermazione ripetuta pubblicamente e riscontrata nell’offerta del pagamento dell’intero corrispettivo (5 milioni e 500 mila) all’esito della due diligence e al passaggio del 100% delle quote poteva apparire una garanzia rilevante, soprattutto in assenza di altre offerte (in poche parole, all’attuale proprietà rimane il 100% fino a concreto ed integrale pagamento, qui la massima garanzia)

Cessione Pisa, la replica della famiglia Petroni

Intanto il club, in una lettera al sindaco Marco Filippeschi scritta dal giovane presidente Lorenzo Petroni, rispondendo alle sollecitazioni rivolte dal primo cittadino, ha annunciato: “Diamo la nostra immediata disponibilità a effettuare tutti i lavori di nostra competenza allo stadio per l’adeguamento dagli standard della Serie B“. La spesa per gli interventi, che vanno dall’adeguamento della sala Gos alle torri faro area di gioco, è stimata in 600 mila euro, dei quali almeno 200.000 per l’adeguamento dell’illuminazione agli standard di Sky. Petroni ha anche chiesto al sindaco di poter firmare con il Comune “entro e non oltre la prossima settimana” l’assenso sul testo “concordato tra l’amministrazione e l’avvocato Guido Cecinelli lo scorso 16 agosto“. Se non ci saranno ulteriori intoppi il Pisa potrebbe tornare a giocare nel suo stadio entro la metà di novembre.

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