Il Pisa, la squadra che non muore mai

Pubblicato il autore: Francesco Mafera Segui

 Plasmati a immagine somiglianza del loro condottiero, i nerazzurri di mister Gattuso sono una favola calcistica tutta da raccontare

Ac Pisa 1909
L’impasse societaria del mese di Agosto è stata soltanto il culmine gravissimo di un’annata ricca di insidie per i toscani. La cessione dello scorso anno dell’80% delle quote da parte dell’ex patron Carlo Battini a Fabrizio Lucchesi sembrava aver segnato l’inizio di una nuova era di gloria calcistica per il Pisa. Invece si è rivelata soltanto l’inizio di una stagione tormentata e drammatica, che fino a pochi giorni fa stava per volgere al peggio, con i tifosi pisani imprigionati in un incubo dal quale sembrava quasi impossibile risvegliarsi.  

Agosto 2015:

Il Pisa prova a voltare pagina dopo i bocconi amari degli anni precedenti, quando la serie B a lungo inseguita era sfumata per ben 3 volte, dopo essere stata li, ad un passo. Ma il punto di penalizzazione e il bilancio da ripianare complicano maledettamente i piani di gestione della società subentrante e pesano come macigni sullo sviluppo del progetto sportivo. Un progetto in cui però Fabrizio Lucchesi, nominato presidente in pectore della società nerazzurra, crede ciecamente.
La lungimiranza del Dg portano sulla panchina toscana Rino Gattuso, un predestinato anche come allenatore a detta dello stesso Lucchesi,  ma con una carriera ancora breve e fin lì avara di soddisfazioni. Si tratta dunque di portare a complimento una doppia missione, di vincere una doppia scommessa, rischiosa: perchè il rilancio del Pisa verso traguardi ambiziosi, passa anche da quello di due personaggi dal passato illustre. I valori sulla carta non mancano di certo, ma la riuscita dell’operazione è tutt’altro che scontata, anzi, fortemente a rischio vista anche la situazione di emergenza dovuta allo smantellamento della rosa nelle settimane precedenti e alla ricostruzione della stessa in tempo record a pochi giorni dall’inizio del campionato.
Tuttavia la favola targata A.C.Pisa 1909 inizia proprio da qui. La squadra, assemblata in pochissimi giorni alla fine del mese di agosto sembra non risentire dell’evidente ritardo di condizione e in qualche modo riesce a portare a casa risultati importanti, mantenendosi in perfetta media inglese e consolidando il terzo posto in classifica.  La prima sconfitta arriva soltanto a novembre, in trasferta a Savona, e ciò è indice del tipo di squadra che sta emergendo.

Ma di che pasta siano fatti questi giocatori, gli sportivi pisani iniziano a scoprirlo veramente alla fine di quel mese, quando i nerazzurri ancora alle prese con il caos societario e in evidente affanno, nel derby contro La Lucchese, riescono nell’impresa di ribaltare il risultato a pochi minuti dal fischio di chiusura grazie a due acuti improvvisi di un ispiratissimo Lores Varela. Quella del derby contro i cugini rossoneri non sarà l’unica rimonta indimenticabile della stagione. Anche le vittorie contro la capolista Spal, sia nella gara di andata che in quella di ritorno, e di Pontedera contro il Tuttocuoio, quando Mannini e compagni completano la rimonta proprio sul suono della sirena, hanno un sapore particolare e riaccendono l’entusiasmo sopito di una piazza ribollente di passione.
Questa squadra non si arrende mai. Neppure quando ad Aprile la procura federale chiede di infliggere 12 punti di penalizzazione ai nerazzurri rischiando così di compromettere il loro cammino e vanificare tutti gli sforzi profusi per conquistare la seconda piazza e insidiare il primo posto.
La squadra però anche questa volta non molla un colpo e allunga la sua striscia di imbattibilità a 12 partite, l’equivalente di 3 mesi di campionato. Alla fine la richiesta da parte del procuratore Palazzi non viene accolta e i tifosi possono tirare un sospiro di sollievo.
Sembra tornato definitivamente il sereno..? Nemmeno per idea.  La tregua anche questa volta dura soltanto lo spazio di una o due settimane. A creare apprensione negli sportivi pisani sono una serie di arbitraggi discutibili che fanno perdere ai nerazzurri il contatto dalla vetta e assottigliare il margine di vantaggio sulla Maceratese terza in classifica. Si arriva così allo scontro diretto di fine Aprile in terra marchigiana. I toscani rischiano poco o nulla e la partita finisce a reti inviolate, con i nerazzurri che in pratica blindano porta e secondo posto.

Nelle settimane successive la squadra sembra non avvertire nessuna pressione e la condizione psicofisica migliora di giorno in giorno. Fino ai play-off, dove i nerazzurri dimostrano di avere una tenuta atletica semplicemente invidiabile. I ragazzi di Gattuso sono straripanti, segnano 3 gol alla Maceratese nel quarto secco all’Arena Garibaldi, altri 3 al Pordenone nella semifinale di andata, e si abbattono come un flagello sul Foggia di De Zerbi, andando a segno addirittura 4 volte davanti a un pubblico da brividi. Nel ritorno in terra pugliese sono poi bravi a gestire fino alla fine gli assalti dei padroni di casa e a portare a casa quella tanto sospirata Serie B che mancava da 7 lunghi anni e che per un motivo o per un altro troppe volte era sfumata per un soffio e in modo anche piuttosto clamoroso nelle stagioni precedenti.

Agosto 2016

Il resto è storia nota che racconta del terzo avvicendamento societario nel giro di pochi mesi, del ritorno di un acclamato a furor di popolo Ringhio Gattuso, ma soprattutto di un gruppo capace di resistere a qualsiasi turbolenza, di vincere due partite ufficiali in Coppa Italia (contro Brescia in trasferta e Salernitana in campo neutro, riacciuffando il pareggio negli ultimi 30 secondi di recupero per poi vincere ai rigori) in condizioni assolutamente proibitive, con i giocatori abbandonati a se stessi da una società inadempiente e in vertenza sindacale, senza un allenatore e uno staff medico, e con la paura che il sogno conquistato dopo tanti sacrifici potesse svanire da un momento all’altro.

C’è poi un dato impressionante che, a riprova di quanto detto, descrive e conferma la grande forza mostrata da questo straordinario collettivo: ovvero che, se si esclude l’ultima giornata della scorsa stagione, a playoff e secondo posto tra l’altro già abbondantemente acquisiti, i nerazzurri non perdono in gare ufficiali da quasi 8 mesi. Ieri sera sul neutro di Empoli, contro una squadra, il Novara, tra le migliori del torneo cadetto e molto più avanti sul piano della condizione fisica, l’ennesimo miracolo sportivo, l’ennesima prova di forza e di carattere di un gruppo granitico dentro e fuori dal campo, forgiato nelle difficoltà, che nonostante una preparazione approssimativa, con appena cinque allenamenti nelle gambe da Ferragosto ad oggi ed una squadra rimaneggiata e senza Gattuso in panchina, ha lottato e vinto, rischiando anche poco, trovando in Lisuzzo, Mannini e il portiere esordiente Cardelli, dei veri e propri trascinatori. Questa squadra, anche grazie al sostegno incessante di una tifoseria stratosferica, sta trovando dentro di se delle risorse inesauribili come quelle che gli hanno già permesso pochi giorni fa di scrivere una pagina di storia esemplare e fino a oggi assolutamente sconosciuta a tutto il panorama calcistico italiano e internazionale.
L’intero campionato di Serie B è avvertito: tutti, è poco ma sicuro, dovranno vedersela anche con il Pisa di Rino Gattuso.

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