La Strega contro il Grifo: Benevento-Perugia vissuta sugli spalti (FOTO)

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

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La Strega contro il Grifo.
Non è il titolo di una novella norrena, e nemmeno una favola da raccontare ai nostri pargoli prima di riporli sotto le calde lenzuola, all’inizio di questo inverno che sembra tardare ad affermarsi. No, è una semplice storia calcistica. Di Serie B, ma solo per appartenenza di categoria e non per importanza. Benevento e Perugia sono due piazze a loro modo storiche per il pallone italiano. Da una parte c’è la conclamata maledizione dei sanniti, innumerevoli volte sconfitte proprio quando il traguardo della B sembrava prossimo, dall’altra il blasone degli umbri; un club capace di dare lustro a gente come Paolo Rossi e Salvatore Bagni, ma anche, in tempi più recenti a Nakata e Marco Materazzi. Prima dell’incontro entrambe le squadre occupano i quartieri alti della classifica, iniettando aspettative e furore nelle vene dei rispettivi tifosi.

Manco a dirlo nel capoluogo sannita le strade sono completamente imbandierate di giallorosso. I bagordi della festa promozione di qualche mese fa sono ancora tangibili e tante sono le persone che tre ore prima del fischio d’inizio già popolano le vie del centro bardate di sciarpe e bandiere. Il Santa Colomba, oggi intitolato al compianto Ciro Vigorito, può assaporare la cadetteria e ospitare squadre importanti e dal passato glorioso. Quel Santa Colomba costruito dal Presidentissimo dell’Ascoli Costantino Rozzi sul finire degli anni ’70, gemello del Nuovo Romagnoli di Campobasso e vero e proprio gioiellino tra gli impianti del sud (peraltro, dopo Napoli e Salerno, è il terzo della regione per capienza, sebbene i 25.000 posti iniziali, siano per ora ridotti a 12.000). La presidenza Vigorito lo ha rimesso a nuovo, conferendogli in tutto e per tutto l’aspetto e l’accoglienza di uno stadio da categoria superiore. Neanche i restyling richiesti per ordine pubblico negli ultimi, frenetici, anni, sono riusciti a rovinarlo. Cosa che è invece accaduta in numerosi stadi italiani, laddove barriere, reti, cancelloni e recinzioni hanno inevitabilmente guastato l’estetica di impianto storici e dalla storia centenaria.

“Il Perugia è uno squadrone, e ha già la grinta del gran campione, quando affronta l’avversario, con la sua fama tremar lo fa”, così inizia l’inno dei biancorossi, accompagnato da una colonna sonora retrò e cantato a squarciagola e dalla Curva Nord. È forse la testimonianza spavalda e fiera di quel blasone menzionato qualche riga sopra. Per loro Benevento dista circa 400 chilometri, da macinare tra E45 e autostrada, puntando la bussola verso sud e facendo zigzag tra gli aspri paesaggi dell’Appennino. Giù, fino alle Forche Caudine. Per sventolare i loro bandieroni, esporre i loro striscione, portare al cielo le loro sciarpe e cantare senza sosta per tutti i novanta minuti. Come sempre il contingente perugino non passa inosservato, pur assistendo a un match dalle emozioni avare e in cui le squadre trovano immensa difficoltà nell’arrecare danni alle difese dirimpettaie.

Dall’altra parte c’è una Curva Sud che ovviamente fa registrare buoni numeri e una prestazione canora più che sufficiente, sfruttando spesso l’entusiasmo generale del pubblico giallorosso. Molto bella la sciarpata iniziale e i cori ritmati dal romantico suono del tamburo, il quale ci rimanda inevitabilmente alle domeniche del calcio che fu, quelle in cui si poteva tifare liberamente e senza dover presentare richieste in carta bollata per far entrare sulle gradinate strumenti innocui come tamburi, torce, fumogeni, megafoni e striscioni. Benevento-Perugia finisce 0-0.

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