Squadre B in Lega Pro? L’ennesima buffonata del calcio italiano

Pubblicato il autore: Antonio Paradiso Segui

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Il 26 APRILE VERRA’ PRESENTATA LA PROPOSTA DEL PRESIDENTE GRAVINA AL CONSIGLIO FEDERALE. SI VA VERSO IL Sì CON ABOLIZIONE DEL CAMPIONATO PRIMAVERA.

Tanto hanno fatto che alla fine molto probabilmente anche il calcio italiano si adeguerà a quello spagnolo, con la presenza di squadre B nei campionati professionistici precisamente quello di Lega Pro. Queste fantomatiche squadre B non sono altro che le Primavere delle varie squadre di Serie A, che quindi nel futuro avranno la possibilità di confrontarsi non più con le compagini di pari età ma bensì con quelle over dei campionati professionistici. Di fatto, un po’ come avviene in Spagna, con la condizione necessaria che queste squadre non potranno né essere promosse né retrocedere, mentre nel campionato spagnolo vige solo la regola che le squadre satellite (Barcellona B, Real Madrid Castilla, Valencia Mestalla ecc.) non possono disputare lo stesso campionato della prima squadra, per il resto possono sia retrocedere che essere promosse. Questa cosa non va e i motivi sono semplici: innanzitutto in Spagna non vi è un limite d’età, nel senso che il Barcellona B può tranquillamente schierare un calciatore over 21, cosa che invece non sarebbe garantita in Italia; secondo punto: se siete tifosi, come il 90% degli italiani, delle solite squadre Milan, Inter, Juventus ecc, non potete capire cosa vuol dire la Lega Pro. Infatti, molto probabilmente questo in FIGC non lo sanno, la terza serie ospita al proprio interno delle squadre di un certo prestigio, come ad esempio il Lecce, il Foggia, il Cosenza, la Cremonese e dal prossimo anno anche Parma e Sambenedettese, senza dimenticare che in passato ci sono passate anche squadre come il Napoli, la Salernitana, il Genoa e chi più ne ha più ne metta. Di fatto, per molti tifosi, tifare Foggia o Lecce, vuole dire tutto: essere patrioti, attaccamento al territorio e tanti altri valori che chi tifa solo per le big d’Italia, con tutto il rispetto parlando, non ha. Questa non vuole essere un’accusa, ognuno è libero di tifare quello che meglio crede, però è anche giusto che chi tifa la squadra della propria città meriti di essere definito patriota e non semplice tifoso. A questo punto, arriviamo al “fattaccio”: che senso avrebbe giocare Lecce-Napoli B? Assolutamente nessuno, dato che sarebbe una partita con scarso appeal, in cui i salentini si troverebbero di fronte una squadra che di fatto non esiste, senza una tifoseria e con un groviglio di giocatori under 18 mandati lì senza  raziocinio, con i tifosi del Lecce che molto probabilmente andranno al “Via del Mare” provvisti di pallottoliere.

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Il tifoso del calcio che conta, tanto per intenderci quello che segue le partite solo in Tv, direbbe: “Questa cosa è utile, in quanto permette ad un giovane giocatore di crescere e di fare esperienza, affrontando squadre composte di gente esperta”. Noi, invece, comuni mortali che sappiamo che il calcio non è solo Serie A, Champions League e Nazionali, ma anche e soprattutto fango, sudore, sacrificio e poca notorietà, ci chiediamo: qual è il senso? Il ragazzo di 18 anni che viene catapultato in una realtà difficile come la Lega Pro, che prospettive di crescita ha, senza avere a fianco un compagno d’esperienza che gli dia delle importanti indicazioni? Inoltre, rischieremmo di vedere dei poveri ragazzini che ogni domenica vengono umiliati dai colleghi più esperti, che non si farebbero problemi a trafiggere a ripetizione il povero portiere avversario. Parliamoci chiaro: chi gioca nelle squadre B di Lega Pro ha un tasso di crescita pari allo 0% perché se a 18 anni sei un fenomeno, stai tranquillo che o debutti in prima squadra o al massimo viene girato in prestito in un’altra squadra di Serie A o in una di B, non certo passi la tua vita a farti prendere a pallonate negli stadi sparsi in giro per l’Italia. Inoltre, un’altra domanda che vogliamo porci è la seguente: una volta che usciranno dall’età squadra B, che ne sarà di questi ragazzi? Continueranno a giocare oppure saranno costretti ad appendere le scarpe al chiodo? A tal proposito vale la pena ricordare cosa accade in Serie D, in cui c’è l’obbligo di schierare almeno quattro under nell’undici titolare: accade che una volta che il giocatore esce dalla quota under viene abbandonato da tutti e in passato è successo proprio che molti ragazzi sono stati costretti a ritirarsi e a dedicarsi ad altro all’età di 22 anni. Non è così che si aiuta il calcio giovanile, le riforme servono e sono necessarie, ma se obblighiamo una società a tesserare un giovane ragazzo, magari ancora non pronto, non facciamo altro che farci male e stroncare una giovane carriera.

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