Lega Pro, LP Channel a pagamento. Ipotesi rimescolamento dei gironi

Pubblicato il autore: Domenico Nocera Segui

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C’è voglia di cambiamento in Lega Pro. In questi mesi diverse volte il presidente Gabriele Gravina ha manifestato l’intenzione di riportare il numero delle squadre a 60 (tre gironi a 20 squadre, come nella stagione 2014-2015); come per il cambio di denominazione che tornerebbe a essere Serie C e della possibilità di introdurre le squadre B come accade in altri paesi Europei.

Ciò che è certo, come si sapeva da tempo, è che dalla prossima stagione il canale Lega Pro Channel, che trasmette dal 2014 (tramite piattaforma Sportube) tutte le partite della Lega Pro, sarà a pagamento. Si potrà acquistare la singola partita oppure abbonarsi alle partite di una squadra per la stagione intera. Presente anche l’opzione, utile magari per gli abbonati allo stadio, di sottoscrizione del ticket solo per le partite in trasferta.

Per chi invece volesse seguire la propria squadra anche fuori dalle mura amiche, ad oggi non si può essere così sicuri che viaggerà solo per coprire brevi distanze. Stando a ipotesi, avanzata da tuttolegapro.com, sembra che sia in cantiere una modifica per i criteri di compilazione dei tre gironi della terza serie italiana. Attualmente i raggruppamenti si dividono per collocazione geografica: le squadre del nord Italia nel girone A, quelle del centro nel girone B e quelle del sud nel girone C. Un criterio quasi sempre confermato, nel corso degli anni, al fine di evitare lunghe trasferte a società economicamente martoriate come molte di quelle iscritte in questo campionato.

L’idea che emerge porterebbe invece al superamento di questo limite. Non tanto per le ragioni di ordine pubblico, che spesso emergono per le forti rivalità regionali presenti in tutto lo Stivale; quanto per dare una connotazione più nazionale al campionato, facendolo essere più professionistico e meno interregionale.

Queste motivazioni non sarebbero poi tanto sbagliate, visto dando un’occhiata alle partite, a volte è difficile trovare la differenza tra la Lega Pro (campionato ufficialmente professionistico) e la Serie D (campionato interregionale, ufficialmente dilettantistico); senza contare che abbattuti i limiti geografici, sarebbe potenzialmente più semplice creare gironi sempre competitivi ed equilibrati.

Il problema è che le difficoltà economiche della Lega Pro e delle rispettive società non sono superate. Anche quest’anno, le penalizzazioni per ragioni di ritardi nei pagamenti, non sono assolutamente mancate (se ne contano, all’incirca, una decina sulle 54 squadre iscritte).

Se dunque il problema a monte era che non si potevano organizzare trasferte geograficamente lontane per tutte le società iscritte al campionato, quante possibilità di evitare un’ulteriore mazzata economica ai club avrebbe il progetto di riformulazione dei gironi? Probabilmente 54/60 squadre per fare un progetto simile (e forse in generale, per le condizioni in cui versa la Lega Pro) sono troppe.

Perchè funzioni bene si dovrebbe almeno togliere un girone (max 36/40 squadre) e lasciarne dunque solo due in un’unica divisione. Oppure, sulla scia del buon modello inglese, si potrebbe tentare di spartire le squadre in due divisioni a girone unico, ripristinando dunque la Serie C2 che farebbe anche da paracadute tra la terza serie e il dilettantismo. L’unico neo è che ciò imporrebbe anche una riforma alla Serie D riducendone i gironi, ma anche quella non sarebbe una cattiva idea, visto che anche lì ci sono necessità di rendere meno asfittici i bilanci delle società.

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