Como-Cremonese, la sfida tra i “lombardi diversi” (FOTO TIFO)

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

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Como, stadio Sinigaglia. Uno degli impianti storici del nostro calcio. In riva al lago, a due passi dalla Svizzera. Il mio treno parte in orario da Monza, stazione di cambio provenendo da Bergamo. La nebbia, con l’incedere della sera, si è fatta sempre più fitta, abbracciando quasi affettuosamente quest’angolo di Brianza. L’umidità finisce il proprio lavoro erosivo e da lì a poco goccioloni di pioggia sempre più fitti cominceranno a dominare lo spazio tra il cielo e la terra.

Dalla stazione San Giovanni soltanto cinquecento metri mi separano dallo stadio. Una vecchia concezione calcistica vuole l’impianto di gioco costruito sempre vicino allo scalo ferroviario. Per agevolare i tifosi, si capisce. In tempi non sospetti siamo stati un Paese che faceva del pallone uno strumento di vanto per le folle, invitando tifosi e simpatizzanti ad occupare quelle gradinate con gioia e passione. Magari chiudendo un occhio di fronte a qualche esuberanza. Usando il buon senso. Giusto o sbagliato? Forse non sta a me dirlo. Ma il dato di fatto è che gli spalti di qualche lustro fa erano gonfi d’amore, oggi fanno fatica a riempirsi e spesso i nostri stadi debbono chiudere alcuni settori per risparmiare spese inutili. Genesi di uno sport in caduta libera.

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Ma questo articolo non si vuol porre in maniera negativa nei confronti del lettore. Perché in fondo Como-Cremonese è una partita che evoca ricordi dolci. La Serie A degli anni ottanta ma anche due piazze importanti e colme di passione per le loro squadre. Seppure oggi affrontino diverse vicissitudini. Da una parte c’è la compagine lariana, reduce dal pessimo campionato di B. Un’annata maledetta, trascorsa sempre all’ultimo posto e conclusa davvero con poche soddisfazioni. Una secchiata d’acqua che ha spento malamente tutta l’euforia nata attorno al club lombardo. Il Sinigaglia pieno in quella domenica di giugno contro il Bassano. E poi il ritorno in Veneto. La festa, le lacrime, il sudore che si univa gioiosamente alle acque del lago che ogni buon comasco porta dentro le vene. Il destino è stato crudele e ha rischiato persino di far sparire il Calcio Como. Un’istituzione dal 1907. Un rischio che ha fatto emergere l’unione della tifoseria organizzata, che sin da subito si è stretta attorno alla squadra. Non pretendendo il primo posto. Ma l’impegno e l’attaccamento alla maglia. E finora i ragazzi in maglia blu hanno risposto più che bene, occupando la metà della classifica e dando battaglia su ogni campo.

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Prova concreta ne è la gara odierna, contro un Cremonese che vola a un solo punto dal battistrada Alessandria. Il pubblico non è quello delle grandi occasioni, ma la Ovest risponde discretamente, compattandosi e sostenendo il Como a gran voce. Anche grazie all’aiuto di bandieroni e sciarpe, alzate sulle note di “Comasco dal cuore ubriaco”. In campo i lariani vanno sul 2-0, facendo esplodere i propri supporter ma subendo la rimonta ospite nel finale, sotto una pioggia scrosciante. Acqua che rende ancor più romantica questa sfida. Una classica partita da Serie C; con il fango e le tifoserie a cantare malgrado il nubifragio. Cos’è più sentimentale di tutto ciò?

Lo sanno bene anche i tifosi giunta da Cremona. La città del torrone e del Torrazzo. Deliziosa e ordinata. Affacciata sul Po, nell’ultimo lembo di regione. Ci sono due Lombardie a confronto. Tanto diverse che sembra quasi impossibile credere che accomunino le due province. Arrivano a partita iniziata i tifosi della Cremo, illuminando il proprio settore con torce e bandierine. C’è rivalità con i tifosi di casa e subito partono le prime invettive. Quelle bandierine grigiorosse potrebbero raccontare di epiche battaglie in Serie A come all’estero. A Wembley, con quello storico torneo Anglo-Italiano alzato al cielo. Ne hanno viste di cotte e di crude e forse è questo un altro aspetto che li unisce ai dirimpettai. E quest’anno sognano. Sognano di tornare tra i cadetti, di riempire nuovamente lo Zini e di ricordare al mondo che Cremona è una piazza che sa di calcio e vive di calcio. Basterebbe sentire l’eco dell’esultanza per il 2-2. Con l’acquazzone che non li scalfisce e i loro cori che crescono ancor più imperiosi.

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Finisce 2-2 tra Como e Cremonese. Il derby che ricorda a tutti quanto sia vasta e grande la Lombardia.

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