Jacobelli, Calciomercato.com: “Blatter e Platini sono gli ostacoli alla modernizzazione di questo calcio”

Pubblicato il autore: Martina Carella Segui

xavier jacobelli calciomercato.com

Roma – Torna oggi l’appuntamento speciale di SuperNews con esperti e giornalisti del mondo sportivo, dei pronostici e delle scommesse. Oggi abbiamo il piacere di ospitare Xavier Jacobelli, importante firma del giornalismo sportivo italiano e Direttore Editoriale di Calciomercato.com. Diversi gli argomenti affrontati con lui: dagli errori arbitrali, alla Nazionale di Conte, alla crisi del calcio italiano. A conclusione dell’intervista, Jacobelli ha anche fatto il suo pronostico per la Champions League e l’Europa League .

Nel corso della tua carriera hai lavorato nei più importanti quotidiani nazionali: quale esperienza ti ha insegnato di più e ti è rimasta nel cuore?
Non c’è una classifica. Io ho iniziato a fare questo mestiere a 16 anni. Inizialmente collaboravo con L’Eco di Bergamo, il quotidiano di riferimento della mia città. Proprio questo giornale pubblicò il mio primo articolo. Successivamente, ho avuto esperienze in Videobergamo e La Notte, il quotidiano del pomeriggio. Ho avuto anche la fortuna di vivere importanti esperienze in grandi giornali: la Gazzetta dello Sport, il Corriere dello Sport Stadio, quotidiano di cui sono stato anche direttore, Il Giornale, TuttoSport, Il Giorno, il primo giornale da me diretto, QS, quotidiano che ho fondato, e Quotidiano.net. Tre anni fa ho assunto la carica di Direttore Editoriale di Calciomercato.com. Sono convinto che tutte le esperienze vissute hanno concorso a costruire il bagaglio necessario per affrontare la rivoluzione tecnologica epocale che stiamo vivendo: non sappiamo dove Internet ci porterà, ma non possiamo negare che ha cambiato radicalmente il nostro modo di fare giornalismo. Il giornalista non deve più solo saper scrivere bene un pezzo, arrivare prima sulla notizia e scegliere la foto giusta; ora bisogna essere capaci di fare interviste radiofoniche, andare in televisione e montare servizi per il proprio sito. E’ un lavoro che richiede un impegno a 360 gradi. Però questo mestiere riesci a farlo bene solo se ti piace davvero e se ti appassiona profondamente. Io sono diventato giornalista praticante a 20 anni, giornalista professionista a 22 e Direttore a 38. Dopo tanti anni ancora mi diverto: è questo il segreto per fare bene questo mestiere.

Oggi sei Direttore di Calciomercato.com, tra i siti italiani più autorevoli per quanto riguarda il mercato. Come è accaduto nel corso delle tue precedenti esperienze, anche questa testata è riuscita nel tempo ad ottenere risultati straordinari. Qual è il segreto di questo successo?
Il gioco di squadra. Calciomeracto.com è un sito che vive da 18 anni. Quest’anno è diventato maggiorenne e questo può significare soltanto una cosa: si tratta di un sito radicato. Ogni giorno nascono milioni di nuovi siti che non sempre riescono a sopravvivere. Vivere da 18 anni su Internet significa avere solide basi. E’ grazie al gioco di squadra che siamo riusciti a diventare il primo sito in Italia di calciomercato: lo scorso 1 settembre, con 857.421 utenti unici, abbiamo stabilito il nostro record di traffico nelle 24 ore. Oggi contiamo 2.800.000 di visite in un giorno e 70 milioni di pagine viste in un mese. Nel corso di un’intervista, chiesi a Fabio Capello quanto incidesse, secondo lui, il ruolo dell’allenatore sulle fortune di una squadra. La sua risposta rilevò l’importanza della squadra a discapito di chi la guida. Se un allenatore non non ha buoni giocatori non arriverà molto lontano. Lo stesso accade per una redazione giornalistica. Io ho avuto la fortuna di disporre di ottimi colleghi, animati da quella passione di cui ti parlavo prima: questo è il segreto di Calciomercato.com.

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Gli errori arbitrali sono tornati alla ribalta nell’ultimo turno di Serie A. La tecnologia pervade ogni campo della vita, solo il calcio sembra totalmente impermeabile. Perché?
Perchè vige il conservatorismo del sistema, di un sistema che non riesce a stare al passo con i tempi e che non vuole, e non vorrà mai, la tecnolgia in campo. Gli arbitri commettono errori in buona fede perchè come tutti gli esseri umani possono sbagliare. La tecnologia in campo è necessaria per aiutarli a sbagliare di meno e a dirigere in un contesto più sereno. Le discipline sportive che hanno voluto introdurre l’utilizzo delle nuove tecnologie hanno riscontrato solo vantaggi. Il calcio, invece, non vuole adeguarsi ai tempi. Sistemi come la moviola possono soltanto giovare a questo sport perchè alcuni episodi ‘allucinanti’, mi riferisco per esempio ai gol fantasma, verrebbe drasticamente ridotti. A mio avviso, i due ostacoli alla modernizzazione del calcio sono da una parte Blatter e dall’altra Platini.

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Da tempo la nostra Serie A è preda dei grandi club esteri. L’ultima tendenza ha però mostrato che i calciatori che emigrano (vedi Cerci) faticano poi a trovare spazio. Credi sia possibile che tra qualche anno la nostra Serie A non faccia più mercato nemmeno in uscita, denotando la definitiva scomparsa dell’Italia dal calcio che conta?
No, quello che hai descritto è uno scenario apocalittico che per nostra fortuna non troverà concretizzazione. Però è innegabile che il nostro campionato ha subìto nel tempo un impoverimento. Ha sicuramente perso fascino se paragonato alla Premier League, al campionato spagnolo e alla Bundesliga. Negli ultimi tempi deve fare i conti anche con la spettacolarità crescente del campionato francese. I grandi campioni nostrani non fuggono solo a causa della crisi economica, ma anche perchè in questi anni molte società e troppi dirigenti hanno buttato dalla finestra centinaia di milioni di euro per ingaggiare dei bidoni, italiani o stranieri che fossero. E poi in questi anni non è mai stato affrontato il problema degli stadi di proprietà; in Italia ci sono soltanto 3 eccezioni: lo Juventus Stadium, il Mapei Stadium e lo Stadio Friuli. Se i padroni del pallone non capiscono, o fanno finta di non capire, che se non hai uno stadio di proprietà non puoi andare da nessuna parte, il calcio italiano è condannato. Non potrà mai essere competitivo con i magnati arabi o con gli oligarchi russi che imperversano sul mercato internazionale. Purtroppo anche in questo caso ci scontriamo con un sistema che non cambia mai e che è rappresentato da persone con un’età avanzata. Bisogna spalancare le finestre, far entrare aria nuova, gente giovane e manager capaci. La riforma che è stata presentata la scorsa settimana non risolve il problema, anzi rende ancora più avidente che manca la volontà di rinnovare.

A proposito di cambiamenti, come è cambiata l’Italia di Conte? Quali sono secondo te le differenze più significative tra l’Italia di Prandelli e quella attuale?
L’Italia finora ha giocato 6 partite pareggiandone una. Nel ranking della Fifa l’Italia è passata dal 14esimo all’11esismo posto. Mi sembra che un inizio migliore Conte non potesse ottenerlo. E poi bisogna considerare le difficoltà di avere a che fare con un campionato esterofilo e che mediamente manda in campo il 58-60% di stranieri ad ogni turno. Ciò restringe drasticamente il bacino di selezionabilità del ct. Tra l’altro Conte, passando dall’altra parte della barricata, si è reso conto che la nazionale gode di poco sostegno, viene spesso snobbata dai club e vissuta come un peso. Ora vedremo se la Federazione gli consentirà di lavorare bene perchè una cosa che i padroni dei padroni non hanno ancora capito è che per rilanciare il calcio italiano abbiamo bisogno innanzitutto di una nazionale fortissima.

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Oltre alle “prime della classe” chi ti ha impressionato di più finora?
Credo che il fenomeno che quest’anno va osservato con grande interesse è Genova. Sia la Samp che il Genoa stanno facendo molto bene ed hanno alla guida un allenatore con una mentalità che facilita il gioco d’attacco. Quello che ancora a molti non è chiaro è che per riportare le famiglie negli stadi è fondamentale farle divertire, perchè i biglietti non costano poco e quindi è necessario che venga soddisfatta la voglia di spettacolo. Genoa e Samp, secondo me stanno, andando proprio in questa direzione.

Champions e Europa League: chi tra le italiane potrebbe darci soddisfazione quest’anno?
Per quanto riguarda la Juventus mi auguro che rientri almeno negli ottavi di finale. Se ha un sorteggio fortunato potrebbe anche sperare di arrivare tra le prime otto. Questo sarebbe già un grande successo. Stessa cosa vale per la Roma. Credo che la squadra di Garcia abbia superato il trauma del 7-1 rimediato contro il Bayern e quindi può fare ancora molto bene. L’Europa League merita un discorso a parte. Le squadre italiane negli ultimi 5 anni hanno snobbato questo torneo pensando che, non godendo del prestigio di cui gode la Champions League, non valesse la pena di essere disputato. Il risultato? Abbiamo perso posizioni e ora dobbiamo affannarci a recuperarle. Io mi auguro che tutte e quattro arrivino in semifinale, sarebbe veramente un grande risultato.

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