Il mercato dell’Inter è ottimo, siamo noi che abbiamo capito male

Pubblicato il autore: Carlo Perigli Segui

interIl mercato dell’Inter non sta decollando, è innegabile. O forse no, forse sta andando bene ma molti di noi ancora non l’hanno capito. La società è stata chiara, entro la fine dell’estate bisogna recuperare l’ormai ampio divario con la Juventus. Dichiarazioni che, se da un lato hanno portato i giornali ad accostare all’Inter ogni giocatore dato per cedibile, dall’altro hanno riacceso nei tifosi le speranze per un futuro più roseo di quanto lo sia stato il recente passato.
Eppure, a 27 giorni dall’8 luglio, data in cui la squadra si ritroverà a Riscone di Brunico, la casella acquisti interista registra solo il nome di Murillo. Profilo particolarmente promettente, ci mancherebbe, ma siamo numericamente distanti da quell’aria di rinnovamento che si respirava verso la fine del campionato. Per carità, non parliamo di top player, siamo tutti consapevoli che l’attuale situazione del calcio italiano in generale, e dell’Inter in particolare, non permette certe spese. Tra Fair Play finanziario ed assenza dalle coppe, mettiamoci in testa che servirà una campagna acquisti intelligente, non sfarzosa. Ecco, manovre simili a quelle che una volta ti permettevano di prendere, in anticipo e a costi contenuti, Maxwell, Maicon e Julio Cesar, o che ad inizio estate ti portavano ad investire su Zanetti e Roberto Carlos. Giovani, chi più chi meno, scovati grazie ad un intenso e professionale lavoro di scouting. Ecco cosa ci vorrebbe.
Ma forse siamo noi che non abbiamo capito, e rimaniamo perplessi se oggi la società festeggia la presentazione di nuovi dirigenti, responsabili della comunicazione e quant’altro, che dovranno portare innumerevoli benefici alla gestione dell’Inter. Servono, è chiaro, perchè le società di calcio ormai sono strutture sempre più complesse – transazionali più che internazionali – che per sopravvivenza devono sviluppare un appeal in grado di aggredire il mercato. Tutto giusto, ma ci stupisce che la riorganizzazione societaria venga presentata proprio con quei toni trionfalistici che solitamente appartengono alla campagna acquisti, a fronte di un mercato che stimola la depressione. A questo punto però, viene il dubbio che siamo noi ad aver capito male. È possibile che il gap di cui parlava Ausilio vada inteso a livello organizzativo-societario e non calcistico? Forse per l’8 luglio avremo un’azienda composta da top manager brillanti, che porteranno il brand (il marchio, su questo va sposata la linea tracciata dal collega Meloni nel suo splendido articolo) in giro per il mondo. Ottimo, d’altronde in ogni corso base di economia si spiega che la solidità è la prima caratteristica di una società determinata ad avere un ruolo nel mercato.
C’è solo un particolare che forse sfugge a lor signori:
l’Inter è anche – se non sopratutto – una squadra di calcio, e la domenica va in campo, non ai meeting aziendali. Allo stesso modo, va chiarito (ma ce n’è davvero bisogno?) che il tifoso piange, soffre ed esulta per la maglia, non per la “giacca&cravatta”. Ora rimbocchiamoci le maniche e torniamo al lavoro, c’è una campagna acquisti da avviare.

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