Ibrahimovic: Milan, attento! Spesso la minestra riscaldata è indigesta

Pubblicato il autore: Antonio Paradiso Segui

Zlatan Ibrahimovic

In questi giorni il nome più chiacchierato del mercato è senza ombra di dubbio Zlatan Ibrahimovic; infatti, l’attaccante svedese è stato accostato al Milan, addirittura molti quotidiani nazionali e non davano per fatto l’affare. Nell’attesa di saperne di più, con questo articolo voglio elencare i ritorni al Milan di alcuni giocatori e allenatori che purtroppo sono stati tutt’altro che idilliaci, dimostrazione del fatto che la minestra riscaldata spesso può essere indigesta.

Fatta questa premessa, partiamo con l’articolo: stagione 1996-1997: i rossoneri campioni d’Italia in carica, perdono Fabio Capello che, dopo tanti anni alla guida del Milan e dopo tanti trofei vinti, decide di tentare l’avventura al Real Madrid. Al suo posto la società prende Tabarez, attuale tecnico dell’Uruguay. Tuttavia, l’esperienza del “Maestro”, dura poco e dopo la sconfitta contro il Piacenza di Luiso, la società gli dà il benservito. A questo punto la coppia Galliani-Berlusconi non ha dubbi: “Riprendiamoci Sacchi”. Il buon Arrigo decide di lasciare la nazionale e di ritornare al Milan. Peccato che appena arrivato viene già eliminato dalla Champions: sconfitta in casa per 2-1 contro il Rosenborg e tutti a casa. Il resto della stagione è un autentico calvario, con il Milan che colleziona una figuraccia dietro l’altra, con l’apice che si raggiunge nell’Aprile del 1997, sconfitta interna per 6-1 contro la Juventus.

A questo punto anche Sacchi viene esonerato e per la stagione seguente c’è da scegliere il nuovo allenatore. Anche in questo caso non c’è spazio per le scommesse, e si decide di puntare su un altro ritorno, quello di Fabio Capello che l’anno prima aveva vinto il campionato con il Real Madrid. La stagione 1997-1998, che per intenderci è quella in cui il Milan annovera tra le sue fila giocatori del “calibro” di Kluivert, Smoje, Ba, Cardone e Maniero, è sulla falsariga della precedente. I rossoneri in campionato finiscono al decimo posto e per il secondo anno sono fuori dall’Europa, anche perché in finale di Coppa Italia vengono sconfitti dalla Lazio di Eriksson. Finisce la stagione e anche Capello viene esonerato. Per la cronaca: quell’anno anche Donadoni, dopo una parentesi negli States, decide di tornare a casa, peccato che come Capello vive una stagione tutt’altro che indimenticabile. Fortunatamente l’anno dopo arriva Zaccheroni e il Milan torna a vincere, ma questa è un’altra storia.

Dopo queste esperienze bisogna aspettare un po’ di tempo per vedere altri ritorni, anche perché nel frattempo il Milan, grazie soprattutto alla cura Ancellotti, aveva ottenuto delle stagioni esaltanti, per cui non si sentiva l’esigenza di ritorni importanti. Tuttavia, basta una stagione così e così, quinto posto nel campionato 2007/2008 e fuori dalla Champions( non accadeva dal 2001), per far riemergere la nostalgia. A questo punto, si va a Londra e si va riprendere Shevchenko, il re dell’Est che con la maglia del Milan aveva realizzato qualcosa come 127 gol in 208 partite ufficiali, prima di passare al Chelsea nell’estate del 2006. La seconda esperienza di Sheva con la maglia del Milan è totalmente deludente, dato che non timbra nemmeno una volta il cartellino. Di conseguenza, anche lui rifà le valigie e ritorna a Londra con tanti saluti a lui e alla moglie, che era stata una delle principali sostenitrici del suo trasferimento al Chelsea.

Infine, arriviamo ai giorni nostri, precisamente all’estate del 2013. Dopo 4 anni finalmente Kakà ritorna a casa. “Commovente” la cerimonia di accoglienza che i tifosi gli riservano il giorno del suo arrivo/ritorno a Milano. Social network impazzati, con Facebook e Twitter riempiti di hastag #WelcomeHome. Purtroppo, anche la sua esperienza dura poco, va detto che comunque dei tanti ritorni lui è uno dei pochi a salvare la faccia. Nonostante ciò, dopo un solo anno decide di tornarsene in Brasile, abbandonato (per sempre ?) il suo Milan.

Infine, abbiamo Seedorf ed Inazghi, solo che non ritornano da calciatori, bensì da allenatori. Ovviamente sappiamo tutti che la loro esperienza in panchina è stata inversamente proporzionale alle prestazioni che entrambi hanno offerto sul campo. Tuttavia, hanno delle attenuanti, su tutte i giocatori con cui hanno dovuto lavorare. Per la cronaca, anche Ibrahim Ba e Marco Simone hanno fatto ritorno alla casa madre: il primo nella stagione 2002/2003, collezionando 3 presenze, il secondo nella stagione 2001/2002 9 presenze e 0 gol.

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