Simone Pepe: “Ciao Juve, qui lascio il mio cuore. Questo gruppo continuerà a vincere ancora”

Pubblicato il autore: Samuela Rubino Segui

Simone Pepe
Simone Pepe, dopo 5 anni fatte di vittorie, lascia la Juventus ma porta con se tanti ricordi che lo legano a questa squadra ma soprattutto ai suoi compagni di spogliatoio, diventati amici veri. Lui, leader del gruppo che ha contribuito ai successi della squadra, specialmente nei primi anni con Conte, ha dovuto poi abbandonare quasi per una stagione intera il campo per un lungo infortunio, ma sia la società che i tifosi gli sono stati vicini e gli hanno fatto sentire la sua importanza. Stamattina, in una lunga e scherzosa intervista a ‘Tuttosport’ Simone Pepe, parla di questi anni in bianconero: “Svuotare l’armadietto di Vinovo è stata una tristezza incredibile: al di là dell’infortunio, alla Juventus ho trascorso cinque anni fantastici in una società incredibile. Nel cellulare riguardo spesso i video dell’inaugurazione dello Stadium, quelli del mio gol al Parma e degli scudetti. Ho dato il cuore, l’anima e… pure una gamba. Il popolo bianconero l’ha capito e infatti mi ha sempre osannato e riempito d’affetto”.
Sul rapporto con i tifosi e la finale di Champions sfuggita per un soffio: “Con i tifosi manterrò un feeling incredibile per sempre. Calcisticamente ho tre case: Teramo, Udinese e Juventus. Nulla, però, può ripagarmi della finale persa. A Berlino, a fine partita, ho detto ai miei compagni: “Ragazzi, adesso è brutta, ma domattina sarà peggio”. Non mi sono sbagliato: quel giorno sono andato a letto alle 6 e mi sono svegliato alle 6.45. Non riuscivo a dormire. Non ero l’unico, però: mi sono collegato alla chat di Wattsapp che condivido con alcuni compagni ed erano tutti collegati. L’amarezza per essere arrivati a un passo dalla Champions era troppo grande”.

Partenze di Tevez e Pirlo, come reagirà lo spogliatoio?: “Noi eravamo un bellissimo gruppo, ma sono certo che se ne riformerà un altro altrettanto solido. E’ la forza della Juventus: giocatori e allenatori passano, ma la maglia e la mentalità vincente del club restano. Noi abbiamo instaurato legami fortissimi. Di Tevez diciamo che un pochino me lo aspettavo. Carlos aveva questo grande sogno di tornare al Boca Juniors e la Juventus secondo me è stata brava a rispettare la sua decisione. Di lui mi resterà sempre il ricordo di un calciatore fantastico e di una persona umilissima. Gli ho anche detto: “Carlos, portami con te”. Ovviamente era uno scherzo, uno dei tanti… (risata). Vorrei restare a giocare in Italia. Udinese? Mi sto guardando intorno”.
La prossima maglia numero 10 a chi?: “Questa è una decisione che spetta alla società. Alla fine è solo un numero, però alla Juve lo hanno indossato gente come Platini, Del Piero, Tevez. Diciamo che è un numero 10, ma pesa come 100”. E su Dybala : “Penso che prenderà il mio numero di maglia, il sette. Parliamo di un ragazzo fantastico. La Juve è un altro mondo rispetto al Palermo, però gli ho visto fare davvero giocate incredibili. Mi ricorda Montella, che è stato un attaccante straordinario”.
Attacco nuovo per i bianconeri: Mandzukic è un grande lottatore e quante botte si è dato con Chiellini negli ultimi anni. E’ uno che si spacca la testa e dopo due secondi riparte. Morata ha il dna da fenomeno e da Champions: abbina tecnica, forza e velocità. Alvaro può diventare uno dei primi 5 o 6 più forti del mondo. Gli ho insegnato subito qualche parolaccia per abituarsi alle partite, come ho fatto con Pogba”.
Infine il suo pensiero sulla nuova Juve che verrà:Parte in pole per lo Scudetto e in Champions può riprovare. Se dovesse andare in finale a Milano ci sarò anche io a tifare”.

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