Mihajlovic: “Le sfide le affronto e le vinco. E con due giocatori in più si svolta”

Pubblicato il autore: Valerio Nisi Segui

mihajlovic

Sereno, consapevole, sicuro. Questo è il Sinisa Mihajlovic che viene fuori dall’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport dal neo tecnico del Milan. La tournée cinese ha messo in mostra non di certo il Milan che sarà, ma ha dato un’idea di ciò che vuole essere. Ciò che il Milan vuole diventare. Ed è proprio questo che il tecnico serbo ha apprezzato da parte dei suoi giocatori, la voglia. Quella voglia di tornare a dire la propria in campionato, almeno per la prossima stagione. Ritornare ad essere competitivi, a fare paura, tornare a sentire quel meraviglioso inno della Champions, quello che mette i brividi. Sinisa è sereno. Tanto da ringraziare i suoi giocatori offrendo loro una cena prima della partenza per la Cina, e una birra dopo la bellissima prova contro il Real Madrid. Quel Mihajlovic duro, che a volte sembra quasi cattivo, è lo stesso che si mostra riconoscente verso un gruppo che ultimamente ne ha passate di tutti i colori. Un Mihajlovic che sa quando diventare amico dei suoi ragazzi. Consapevole, malgrado le ultime stagioni, di guidare una squadra importante, di allenare grandi campioni e giovani con tanta speranza negli occhi. Sicuro che questa è la stagione per il riscatto rossonero.

Un’intervista senza troppi giri di parole, come al suo solito, quella rilasciata alla rosea da Mihajlovic. Il tecnico serbo traccia un primo bilancio dopo quasi un mese di lavoro sulla panchina del Milan. “Stiamo lavorando bene, il bilancio è positivo. Siamo ripartiti da zero cambiando giocatori, modulo, sistema di lavoro. Non ho paura di certe sfide. Sono fatto così, vivo per affrontarle e vincerle. Più mi sento responsabilizzato più do il meglio di me stesso”. 

OBIETTIVO PODIO – Non si nasconde Mihajlovic quando parla dell’unico vero obiettivo della prossima stagione. “Arrivare tra i primi tre, ma con la squadra che abbiamo, se riusciamo a prendere ancora qualcuno facciamo il salto di qualità“. E qui, anche se il tecnico serbo non fa nomi, pare piuttosto evidente che le due-tre pedine a cui fa riferimento siano Romagnoli, Witsel e Ibrahimovic. Un giocatore per reparto, per fare la differenza.

LAVORO DI SQUADRA – Siamo tutti apprendisti di un mestiere dove non si diventa mai maestri, diceva Ernest Hemingway. Mihajlovic, il nuovo Mihajlovic, quello che ha deciso di fare un bagno d’umiltà sin da quando ha rivestito il ruolo di C.T. della sua Serbia, scende dal gradino più alto, quello del tecnico, per lasciare spazio ai suoi collaboratori. Uno su tutti, Emilio De Leo, il tattico classe 1978 partito dai dilettanti e poi trovatosi a seguire Mihajlovic alla Samp, nell’esperienza in Serbia e adesso al Milan. Uomo di grande fiducia del tecnico, tanto da lasciare la questione tattica interamente nelle sue mani. “Non ho la presunzione di saper fare ogni cosa meglio di tutti. Avere un grande staff migliora me e la squadra. Ci sono allenamenti in cui l’head coach deve essere presente, altri in cui, se ha fiducia nei collaboratori, deve lasciare spazio“. Fondamentali per il tecnico serbo gli stage di affiancamento con i più grandi allenatori, da Mourinho a Wenger, da Guardiola a Klopp. E proprio durante una visita a Dortmund il tecnico tedesco si rivolse a Sinisa parlando così del suo vice: “è l’allenatore migliore al mondo, ma non potrebbe mai fare il mio lavoro“. Una questione di responsabilità. E Sinisa adesso ne è consapevole. Sicuro. Sereno.

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