Donadoni: “Cassano? No, grazie”. Parma docet

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

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Donadoni e Cassano: amore a prima vista, Donadoni e Cassano: critiche e dichiarazioni pungenti. Cambia il coprotagonista, Donadoni, resta il medesimo l’attore principale, come pure il canovaccio. Fascetti prima, vero padrino di Antonio, poi Mazzarri, infine Donadoni, prima in azzurro poi in casacca gialloblu. Cassano si ama perchè ha talento, e in squadre di medio livello non può che essere una vera star, ma si odia anche, perchè quando le cose cominciano ad andare male è il primo ad abbandonare la barca che affonda.
Lo fece col Doria, in odore di retrocessione, e poi col Milan. Al Milan poi deve la vita, ma evidentemente la memoria è corta, cortissima. Donadoni, invece, è uomo di grandi valori, prima che tecnico di esperienza, un signore silenzioso, una mosca bianca in un calcio fatto di chiacchiere, di menefreghismo, e di soldi.
Come detto, non solo un signore, ma anche un signor allenatore: prima la gavetta amaranto, conclusasi con la promozione in serie A della compagine toscana, poi subito l’Italia. All’Europeo del 2004 elimina nel girone la Francia ed esce ai rigori contro una Spagna galattica.
L’anno dopo il Napoli lo chiama, ma non è mai scoccata la scintilla: scarsi risultati, ambiente incandescente ed esonero inevitabile, infine la rinascita prima a Parma e poi a Bologna.

Donadoni: “Cassano? No, grazie…”

Donadoni non parla mai a caso, ma gli ultimi mesi di convivenza a Parma devono aver lasciato il segno. Solo così possiamo capire il perché di certe dichiarazioni, espresse in risposta a un possibile ritorno di Cassano sotto la sua ala protettiva.
“Cassano la prossima stagione? Stiamo bene così. In generale, è facile autoelogiarsi e diffido di chi lo fa. Preferisco chi lavora sodo a chi parla sempre troppo bene di se stesso”.
Parole chiare, poco da dire.
Caro Antò, se dopo Facchetti, Mazzarri e Garrone, hai fatto perdere la pazienza pure a Donadoni, vuol dire che in questi anni non hai imparato proprio niente.

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