Walter Sabatini ai titoli di coda: con l’addio di Garcia finisce l’era del Ds alla Roma

Pubblicato il autore: Saverio Felici Segui

walter sabatini
L’aveva predetto, Walter Sabatini, due giorni dopo l’ennesima ma non ultima figuraccia di Torino-Roma: “Se cade Garcia, cadremo tutti insieme”. Quel noi decisivo, che esplicitava l’importanza assunta dall’allenatore francese nel contesto della dirigenza guidata dal Ds umbro – non un dipendente, non un nome al servizio, ma la rappresentazione stessa in campo del potere raggiunto da Sabatini all’interno della società Roma, del lavoro compiuto durante la sua gestione dal 2011 a oggi, per cinque anni interi. Ora ciò che allora al Ds era parso impossibile, tanto da suscitare l’iperbole mediatica di cui sopra, si è invece compiuto. Rudi Garcia non è più l’allenatore della Roma. Dopo il Milan la decisione di Pallotta, quattro giorni di vani tentativi da parte del Direttore Sportivo di far cambiare idea al presidente (come è noto, l’idea di Sabatini era quella di trattenere Garcia sulla panchina della Roma tutto l’anno a prescindere dai risultati, per poi portare a giugno un nome tra Bielsa, Sampaoli, Emery o Schmidt), e infine stamattina il comunicato. Ma non si tratta del cambio di allenatore in sé a far presagire il termine dell’intera Era Sabatini. La realtà è che, per la prima volta in cinque anni, la presidenza della Roma ha preso una decisione fondamentale andando contro la volontà del suo Ds.

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Il rapporto creatosi in cinque anni (cinque anni sostanzialmente fallimentari) tra James Pallotta e Walter Sabatini ha pochi termini di paragone nel mondo del calcio contemporaneo. Se un presidente che delega pieni poteri gestionali a un dirigente non è un concetto impensabile (basta guardare al Milan di Berlusconi-Galliani), risulta difficile comprendere come una società economicamente e mediaticamente importante come la Roma americana abbia visto la propria presidenza letteralmente scendere di grado rispetto al suo Direttore Sportivo. James Pallotta in questa Roma non ha mai dato l’idea (fino a questa mattina) di detenere alcun potere: era Walter Sabatini che, con un oceano di distanza nel mezzo, decideva giocatori, allenatori, dirigenti, preparatori, ingaggi, cartellini e rapporti pubblici con stampa e tifosi. Tutto con il placet del presidente, che da parte sua si occupava di merchandising e immagine (lo sponsor, lo stadio), limitandosi a scorrere la classifica di fine anno, e a mettere eventualmente più o meno soldi a disposizione per la campagne di mercato, che, con le loro plusvalenze, restavano l’epicentro della Roma sabatiniana.

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Ora questo sistema apparentemente perfetto e autosufficiente è, tanto clamorosamente quanto a ben vedere inevitabilmente, arrivato a un collasso. Le conseguenze di questi cinque anni sono state principalmente il formarsi di una squadra mediocre, una serie di delusioni sul campo, nessun trofeo, la totale disaffezione dei tifosi (cominciata dalle frange estreme e culminata con gli ottomila paganti di Roma-Milan) e un aria di surreale alienazione tra giocatori, allenatore, dirigenza, presidenza e tifoseria. In questo contesto (e Walter Sabatini l’aveva chiaro da tempo, vedasi le dichiarazioni di cui sopra) l’esonero di Rudi Garcia, allenatore da lui scelto e protetto, arrivano come una chiara delegittimazione dei poteri del Ds da parte di Pallotta, ormai non più capace di ignorare l’abisso in cui è precipitata la sua squadra (e in questo senso la prospettiva di un terzo posto mancato a fine stagione deve aver fatto del suo). La dirigenza romanista si era trovata nelle ultime settimane a un bivio, l’ennesimo: seguire il progetto di Walter Sabatini (tenere Garcia, sacrificare l’anno, cambio a fine stagione), o distaccarsene (via Garcia subito, tentare di salvare in corsa la stagione con un allenatore italiano). Pallotta ha scelto di distaccarsi dal suo Direttore Sportivo. Seguirà l’inevitabile.

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L’arrivo di Luciano Spalletti avrà ripercussioni sulla gestione della squadra, a partire dalle esigenze di mercato. Durante le ultime settimane Sabatini aveva praticamente chiuso, tra mille polemiche, per i due esterni Diego Perotti e Stephan El-Shaarawy. Entrambe le trattative sono state bloccate: al massimo ne arriverà uno, e comunque senza fretta. Spalletti ha imposto fin da subito il massimo controllo sulle operazioni in entrata: si tratteranno Tonelli, Criscito, Zielinski. Difensori, veterani della Serie A. L’opposto geometrico degli obiettivi strandard di Walter Sabatini. Qual’è il futuro del Ds di Marsciano? Difficile che accetti un ruolo ridimensionato in questa società, rinunciano ai pieni poteri mantenuti per cinque anni. Un mese fa si era parlato di un interessamento del Chelsea. Più probabile, fanno sapere da più parti, l’approdo al Bologna, una realtà provinciale dove è stimato e potrebbe condurre il proprio progetto senza le mille pressioni che ne hanno causato l’implosione a Roma. Il presidente canadese Joey Saputo lo porterebbe di corsa. Ancora americani, per riprovarci da capo.

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