Ibra al Milan? Cari rossoneri, non basta per lo scudetto

Pubblicato il autore: Edoardo Peretti Segui

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Vedremo di nuovo Ibra al Milan? Il futuro è nebuloso per molti; lo è per il Milan, reduce da un’ennesima annata deludente e in attesa di sapere se l’intesa tra Berlusconi e la cordata cinese andrà a buon fine, e lo è per Zlatan Ibrahimovic, in attesa di rinnovare il contratto con il Psg. Non è da escludere che le strade dei rossoneri e del fuoriclasse svedese si incroceranno di nuovo l’anno prossimo. Ibra potrebbe essere l’ennesimo grande ritorno a Milanello di campioni del recente passato rossonero, seguendo la scia di Shevchenko, Kakà e Boateng.

Del resto, il fuoriclasse svedese ha recentemente rilasciato dichiarazioni estremamente affettuose nei confronti del Milan, lasciando aperto più di uno spiraglio sul suo ritorno: “Ho un buon rapporto con il Milan, sono affezionato alla società, è il più grande club dove abbia giocato. Non sono stato io a volere andare via dal Milan, è stata una scelta presa da altri. E’ andata così. E’ il passato. Non si sa se il futuro possa essere il passato”.

C’è però da chiedersi se l’eventuale ritorno del campione, ora trentaquattrenne, possa davvero essere un toccasana per le sorti milaniste, e se possa realmente essere un elemento decisivo per riportare il glorioso club ai livelli che gli competono. Le perplessità non nascono, visto che non siamo pazzi, da dubbi sulle qualità e sul talento di Ibrahimovic, che al massimo può essere considerato antipatico; nascono semmai da dubbi sulle strategie della società e della squadra.

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Del resto, i ritorni illustri tipici degli ultimi anni hanno perlopiù deluso: 18 presenze e una sola rete per Sheva nel 2008/2009, 7 reti in 30 presenze nel 2013/2014 per Kakà – al quale è andata un po’ meglio, ma che in ogni caso non è riuscito ad incidere in maniere realmente importante -, mentre è poco più che irrilevante il rientro di Boateng nella stagione in corso. I tifosi inoltre sono meno disposti ad accogliere con entusiasmo e caroselli questi gloriosi ritorni; il clima di delusione, freddezza e di rabbia è alto tra i sostenitori rossoneri, i quali potrebbero anzi considerare l’arrivo di Ibra, se non accompagnato da una campagna acquisti ragionata ed efficace, quasi come una presa in giro nei loro confronti.

Infine, forse l’elemento più importante: il Milan di oggi è una squadra da quinto/sesto posto, con pochi giocatori d’alto livello e tanti giocatori discreti. Ha bisogno, se davvero vuole tornare nell’Europa che conta (o in Europa tout-cort, vedremo…) e a lottare per lo scudetto, di un rinnovamento in ogni reparto e di un piano a medio/lungo termine.
Ibra avrà certamente ancora i numeri per risolvere qualche partita, regalare punti magari anche importanti e incantare le platee calcistiche di tutto il mondo, ma certamente non si può pensare di costruire su di lui un nuovo ciclo. Un po’ per gli ovvi motivi anagrafici, ma soprattutto perché il suo arrivo non accompagnato da una campagna acquisti seria rischia di essere quasi del tutto inutile. L’Ibra-2 rischierebbe di assomigliare ad una casa che necessita di ristrutturazioni, per le quali però mancano i fondi e la voglia di trovarli: così, si ridipinge e si tira a lucido la facciata, ma all’interno i pavimenti restano fatiscenti, i muri scrostati e i soffitti pericolanti.

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