Padoin, la classe operaia lascia il paradiso

Pubblicato il autore: Giovanni Anania Segui

Simone Padoiin

Dopo quasi cinque stagioni alla Juventus, costellate di vittorie (5 campionati, 2 Coppe Italia, 3 supercoppe di lega) vissute da comprimario, Simone Padoin lascia la Juventus e si trasferisce al neopromosso Cagliari, per recitare un ruolo da protagonista in una squadra di provincia.
«Sono troppo mediocre per la Juve»: così l’ormai ex bianconero ha salutato i tifosi juventini.
Invece no, non lo era. Il calcio, come il ciclismo, ha bisogno di bravi gregari.
Semmai stonava che Padoin, suo malgrado, fosse stato collocato su un piedistallo: «che ci frega di Leo Messi noi abbiamo Padoin» era il coro che gli dedicavano i tifosi.
Ma anche questo è segno dei tempi: come in altri settori dello spettacolo, ormai anche nel calcio il successo di un personaggio è legato alla sua mediocrità, piuttosto che al talento.
L’aurea mediocritas, la chiamava il poeta latino Orazio. Quindi, in fondo, nulla di nuovo sotto il sole.
Ma mai come oggi il pubblico ha bisogno di identificarsi nei suoi beniamini. La bellezza del gesto tecnico è sentita come lontana e distante. Il talento appartiene a pochi. L’abnegazione, la grinta, lo spirito di sacrificio, la dedizione alla causa sono alla portata di tutti.
Pochi eletti possono ambire a diventare Messi o Cristiano Ronaldo, molti possono aspirare a diventare Padoin.
Sembra consolatorio, in realtà è semplicemente diseducativo.
Le nuove generazioni sono rimaste senza più modelli da imitare. Tutti possono avere successo nella vita, fama e soldi, anche senza avere particolari qualità. Sia che uno da grande voglia fare il calciatore, la velina o il tronista.
Questo è il messaggio che raggiunge il grande pubblico.
Anche sul piano strettamente agonistico il pubblico, condizionato dai media, apprezza sempre meno, purtroppo, l’estro, l’eleganza del palleggio, il dribbling (che alcuni allenatori vorrebbero escludere dal repertorio del gioco in favore di oscure qualità tattiche…..) Con la conseguenza che il gioco del calcio è sempre meno divertente, tradendo la sua natura e la sua vocazione. La vocazione dello sport.
Naturalmente, in tutto questo Simone Padoin non c’entra.
Anzi, la consapevolezza dei suoi limiti, che ha mostrato di avere con queste sue ultime dichiarazioni, lo separa anni luce dai suoi adulatori.
A Simone Padoin, probabilmente, di Leo Messi frega, eccome.
Sa benissimo che lo sport ha bisogno di grandi interpreti, non solo di onesti mestieranti.
Da quando Muhammad Alì e Mike Tyson hanno appeso i guantoni al chiodo la boxe non esiste più. La stessa sorte toccherà al football quando non nascerà più un altro Leo Messi. Da quando Baggio non gioca più, da quando Senna non corre più, non è più domenica, cantava Cesare Cremonini.
Padoin alla Juventus aveva tutto: i soldi (non crediamo che al Cagliari guadagnerà di più…..), la grande ribalta, la luce dei riflettori, i successi sportivi. Tutto, tranne l’unica cosa che forse gli interessa di più: giocare a pallone tutte le domeniche. Il sogno di ogni bambino. E ha lasciato tutto il resto per tornare a farlo. Forse con meno successo e meno soldi, ma certamente maggiore divertimento.
Questo sì che è un bel messaggio. Grazie Padoin…

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