Juventus, Medhi Benatia: “In Italia per la mia famiglia e per il modo di vivere”

Pubblicato il autore: Margot Grossi Segui
“Buongiorno. Sono stato accolto molto bene, sia dai tifosi, sia dai giocatori che dalla società. Tutti mi hanno detto che la Juve ha un progetto importante, è quello di vincere, di continuare a vincere e non solo in Italia. Abbiamo l’obiettivo di essere competitivi anche in Europa. Sono anni purtroppo che la Juve ha fatto un po’ di fatica per vincere questa Champions League e rimane un obiettivo per noi. Devo tornare a lavorare per iniziare questa nuova avventura e continuare a vincere”, così ha aperto la conferenza stampa di presentazione Medhi Benatia, accolto con tanta gioia e con grande affetto in questi giorni dalla folla dei tifosi, ma anche con messaggi festosi a partire dai primi twitt rivolti al profilo del giocatore.

Il neoacquisto bianconero ha parlato della sua esperienza al Bayern, facendo anche riferimento al doppio confronto con la Juventus in Champions League: “Prima di tutto è stato un peccato giocare una partita così bella in ottavo di finale, perché sia il Bayern sia la Juve meritavano di andare in finale, secondo me. Poi il calcio è così, c’è uno che deve vincere. Per quanto mi riguarda in questa partita non è che abbiamo tanto meritato, però siamo riusciti a vincere contro una grande squadra della Juve, ci hanno messi in difficoltà. Secondo me non manca tanto per vincere questa Champions League. L’anno prima sono andati in finale, e ovviamente contro il Barcellona è sempre il Barcellona, quindi è difficile. L’obiettivo è quello di stare al livello di queste top squadre e secondo me possiamo farcela. Il Bayern è una grande società, sono campioni. Io ho avuto due anni lì un po’ difficili a livello personale con qualche infortunio di troppoOrmai si sapeva che volevo tornare in Italia, per la mia famiglia, per il modo di vivere, per il campionato, per tutto. Diciamo che mi sento più vicino alla mentalità italiana che a quella tedesca, e quello mi ha veramente spinto a tornare, poi quando ho avuto questa opportunità della Juve ovviamente stata una scelta naturale”.

Al centrale marocchino non spaventa di certo la concorrenza, nonostante sia approdato in una squadra con un reparto difensivo molto forte, nonché reparto della Nazionale italiana: “Si si ci sta, tutti i grandi club hanno difensori bravi. Se volevo magari evitare questa concorrenza potevo tornare all’Udinese dove sono stato bene, ma non era quello che volevo in questo momento, magari dopo. Io volevo rimettermi in gioco, sono proprio felice di avere questi compagni che sono tutti e tre mostri, come sono chiamati, che sono Bonucci, Barzagli e Chiellini; anche Rugani, che secondo me sarà il futuro dell’Italia, perché ha tante qualità. Io non vedo il problema, ci sono tante partite, farò il massimo quando il mister mi chiamerà in causa, farò quello che so fare, darò sempre tutto e poi massimo rispetto per le scelte. Non ho mai avuto problemi di questo tipo”.

Dopo aver giocato da esterno a Udine e centrale nella difesa a tre e a quattro a Roma, il difensore si è espresso così sul modulo e sul ruolo che preferisce di più: “No no, io preferisco giocare a quattro, per me è più naturale giocare a quattro in difesa, però si a Udine ho giocato centrale a destra a tre. Come ti ho detto io sono a disposizione dell’allenatore. In questo momento non penso a prendere il posto di uno o dell’altro. Io penso a lavorare, a farmi trovare pronto come ti ho detto quando sarò chiamato a farmi vedere, e punto e basta. Cioè ripeto, massimo rispetto per quelli che sono qua a disposizione alla Juve da quattro-cinque anni, hanno vinto tante cose, ma io sono sicuro che posso dare altrettanto qualcosa”.

Successivamente ad esser stato il primo calciatore marocchino ad entrare nella storia romanista, Medhi Benatia è ora il primo calciatore marocchino che la Vecchia Signora abbia mai avuto. Questo il numero di maglia da lui scelto e questi i motivi: “Si ho scelto il numero quattro. Il motivo è che il Principino Pjanić ha scelto ha preso la 5 una settimana fa e quindi è rimasto il 4, e comunque è la maglia che aveva Montero se non sbaglio, è stato un grande difensore, anche Cáceres. Niente è stata una scelta naturale, sul difensore c’era il 4 e l’ho preso”.

Spesso si parlava di lui alla Juventus già quando giocava nella Roma, ma soltanto negli ultimi tempi la società si è fatta sotto in maniera concreta: “Già l’anno scorso, diciamo che avevo chiesto la cessione al Bayern, al signor Rummenigge per tanti motivi. Non hanno voluto e ho dovuto rimanere, avevo altre opportunità, avevamo aperto anche un discorso con la Juve, ma poi non è andato in fondo perché già il Bayern non era d’accordo per vendermi. E quest’anno già da quasi tre settimane-un mese abbiamo avuto una discussione con il mio agente e con la Juve, avevo altre possibilità ma ho fatto questa scelta e ovviamente sono molto felice”.

Era quindi forte già da tempo la voglia di ritornare in Italia e Medhi ha fatto di tutto pur di riuscirci, prima contattando la Roma diretta da Sabatini, poi accettando l’offerta della Juve.

In seguito ha parlato delle prime parole scambiate con Pjanić dopo il suo arrivo e del loro rapporto nato nella Capitale: “Mi ha detto finalmente sei arrivato perché era da un po’ di tempo che si parlava. E niente, ormai Miralem è un grande amico mio. L’ho conosciuto alla Roma, eravamo sempre insieme in camera, andavamo insieme agli allenamenti, cioè eravamo proprio sempre sempre insieme. Quindi ritrovarlo qua è una fortuna anche per me”. Durante la risposta al giornalista si interrompe e si lascia andare ad un momento di tenerezza sentendo piangere la sua terzogenita, presente nell’aula insieme agli altri suoi due figli Lina e Kays e sua moglie Cécile: “Scusa, è la piccola! Questa si chiama Alya, c’ha sette mesi ed è tosta, è difficile..”, poi riprende il discorso: “E no niente, sono felice di ritrovare Mire, è un grande giocatore, sicuramente anche lui darà una grande mano alla Juve. Hanno fatto una scelta importante quando hanno scelto lui e sarà un giocatore importante per questa squadra”.

Per finire, l’ex Bayern Monaco ha espresso solidarietà verso le vittime di Nizza e gli ultimi fatti accaduti nella sua Francia, paese in quale è nato: “Ho pensato quello che hanno pensato tutti. Stiamo attraversando un periodo molto triste, ma dappertutto, non solo in Francia, anche in altri paesi che soffrono per questi atti orribili. Io penso che non dobbiamo avere paura perché sennò non c’è più vita. Dobbiamo continuare a vivere la nostra vita, aiutarsi quando è possibile e stare attenti. Soprattutto in questi momenti dove c’è tanta gente, quando ci sono feste o partite magari serve anche più sicurezza ma mi sembra che lottare contro il terrorismo sia molto difficile perché può essere chiunque, una qualsiasi persona normale, non è scritto sulla testa che quello è terrorista, per quello diventa difficile perché non sai mai quando può accadere. E dispiace, dispiace molto. Per adesso nel mio paese in Marocco sta andando bene e spero rimarrà così, ma mi dispiace perché ho tanta famiglia in Francia, anche amici e vedere queste cose fa male al cuore ovviamente“.

Educazione, determinazione, serietà, un grande cuore e la voglia di ricominciare sono le caratteristiche che lo contraddistinguono. Archiviato il passato a Monaco di Baviera, Medhi è pronto a ripartire, e lo farà in un club in cui è apprezzato già da tutti e dove la tifoseria gli ha steso il tappeto rosso come si suol dire. Domani la partenza per la tournée in Australia. Intanto il ragazzo si diverte a ritwittare i complimenti e le frasi di benvenuto, ringraziando tra l’altro il suo procuratore Moussa Sissoko che gli ha permesso di intraprendere questo nuovo percorso a Torino.

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