Mercato da sceicchi? Il portiere costa come un caffè

Pubblicato il autore: Francesco Sbordone Segui

sceicchiMentre le big inglesi e francesci fanno offerte faraoniche per i vari Pogba, Higuain e Bonucci, c’è anche chi paga un portiere solo una sterlina.
Ed è quello che è accaduto al 31enne portiere Colin Doyle che è passato dal Blackpool (League Two, quarta serie) al Bradford City (League One, terza serie) per una sterlina. Un accordo nato dalla clausola di rescissione che lo stesso portiere aveva imposto al suo ormai vecchio club in caso di nuova retrocessione, dopo il passo indietro del Blackpool dalla Championship alla League One, due stagioni fa. Un accordo scritto e quindi da rispettare. Dopo la nuova retrocessione del Blackpool,  Doyle ha potuto salutare la squadra per una sola sterlina, cifra simbolica, ovviamente. La notizia ha fatto il giro del mondo, non per il trasferimento del portiere ma per la cifra che fa letteralmente a pugni con il giro di milioni, tra euro, sterline e yen, delle ultime settimane di calciomercato.
Un calciatore per una sterlina oppure per un caffè, per il biglietto di un autobus o per il parcheggio di un ora nel centro città.
Una sterlina pari a 1,20 euro ovvero quello che guadagnerà Graziano Pellè in un decimo di secondo nel super contratto da 38 milioni di euro in due stagioni e mezzo con il Shandong Luneng.
L’episodio di Doyle è solo l’ultimo di una lunga serie. Sempre in Inghilterra, due anni fa il patron russo del Reading, Anton Zingarevich, scontento per il mancato ritorno nella massima serie del suo club, finito in Championship la stagione precedente, decise di cedere le quote di maggioranza, il 51%, proprio per una sterlina. Tre anni fa pur di andare via e di trasferirsi al Betis Siviglia, il difensore congolese del Numancia Cedric Mabwati si liberò dal club spagnolo pagando di tasca propria la clausola rescissoria di 1,20 euro. Una clausola ridicola inserita dal Numancia che ha sfavorito solo se stessi facendogli perdere un giocatore per una cifra bassissima.
Gli episodi non sono mancati neanche in Italia, cinque anni fa il Napoli e la Sampdoria si sono contese alle buste le prestazioni di Daniele Mannini. Il club di De Laurentiis ne presentò una vuota ma dal valore reale di 500 euro (minimo federale), mentre i blucerchiati non ne presentarano nessuna. Buste vuote due anni prima anche da parte di Genoa e Torino per Andrea Gasbarroni, ma, pare, ipotesi mai confermata dalle parti, che nella busta dei liguri era finito qualche centesimo di euro, per errore. Sorte simile per Martin Jorgensen, un percorso glorioso in Serie A soprattutto all’Udinese ma poi poco conteso tra Fiorentina e i bianconeri, 11 anni fa: buste vuote per entrambe le società ma il danese finì alla Fiorentina poichè fu l’ultimo club in cui aveva giocato.  Episodio più noto in Italia, accaduto 35 anni fa, fu quello di Paride Tumburus, centrocampista del Bologna campione d’Italia. Tumburus qualche anno prima era a metà tra Romuleto e Vicenza. Nelle buste ci fu l’offerta di 175 lire da parte del Romuleto e addirittura 25 lire da parte dai veneti. Da quel caso limite, ci fu la decisione da parte del calcio italiano di imporre una cifra minima da presentare in busta.
Perdere un calciatore per una sterlina o 1,20 euro, anche questo è il fantastico mondo del calciomercato.

Leggi anche:  Serie D, Maicon (ex Inter) torna a giocare nei dilettanti?
  •   
  •  
  •  
  •