Cessione Pogba: perché vai via Paul?

Pubblicato il autore: Ciro Iavazzo Segui

Cessione Pogba: c’entra solo il denaro, o c’è dell’altro sotto la trattativa più costosa della storia?

Cessione Pogba
E’ ormai ufficiale la cessione Pogba, che dalla Juventus vola al Manchester United, il club dove il francese si era formato calcisticamente. Torna quindi a casa Paul, quella stessa casa che nel 2012, a parametro zero, l’aveva messo su un aereo verso Torino, e che ora lo ricompra per la cifra record di 110 milioni. Ma perché Paul, perché lasciare una società che ti ha lanciato fra i grandi, che ti ha reso un vincente e che ha allestito una rosa fra le più forti in Europa? Perché tornare in quel luogo dove sei stato malamente ripudiato e che per di più nell’Europa dei grandi non figura nemmeno? Proviamo a fare chiarezza sull’ operazione più costosa nella storia del calcio.

Denaro e fascino, all’Inghilterra non si dice no

Pogba si presentò alla Juve come un ragazzino sfacciato, ma dal talento straordinario. Il primo goal in maglia bianconera, siglato il 20 ottobre 2012 al Napoli, fa capire che non si tratta di un giocatore come tanti. Dopo tre estati tribolate, la cessione Pogba sembrava impossibile, specie ora che la società ha allestito con una rosa stellare, visti gli acquisti illustri messi a segno dal tandem Marotta-Paratici. E invece no, il Manchester ha messo sul piatto una cifra irrinunciabile e la Juve ha dovuto cedere, specie dopo iil pagamento della clausola di 90 milioni per Higuain. Raiola ha fatto pressing sul giocatore, e questo è noto, dato che dal trasferimento riceverà una commissione monstre. Inoltre, gli ha garantito uno stipendio di 13 milioni, che con i diritti d’immagine arrivano a 20. Ma la cessione Pogba è tutta un’ingarbugliata questione di danaro? Forse si, o forse non è l’unico motivo. La Premier League è senza dubbio il campionato più seguito, più ricco e più importante del globo. Il suo fascino strega qualsiasi calciatore e Pogba non ha fatto eccezione. Ogni club praticamente, anche delle serie minori, ha uno stadio di proprietà, fatturati stellari e un merchandising gestito con una rara maestria. Il modello di calcio inglese, efficace, preciso e ricco, è il migliore e non si può affatto biasimare un giocatore che lo preferisce a quello ormai fatiscente e lacerato del nostro paese. Paul ha lasciato un club che si trova, al momento e sulla carta, fra le prime quattro d’Europa per un club che sta ricostruendo dopo annate disastrose, che non ha, a mio parere, garanzie tecniche (fatte le dovute eccezioni), e che parte dietro ad almeno tre o quattro squadre in campionato. Eppure è andato lì, perché in Inghilterra il calcio è tutta un’altra storia.

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