Joe Hart e quel fil rouge tra Toro e Gran Bretagna fatto di top e flop

Pubblicato il autore: marco.stiletti Segui
JoeHart_AugsburgIl grande colpo del direttore sportivo del Torino, Gianluca Petrachi si chiama Joe Hart, il numero uno della nazionale inglese ed ex del Manchester City. Il portiere è arrivato nella città della Mole con la formula del prestito, con l’ingaggio in gran parte pagato, oltre il 60 per cento (3,3 miliardi di euro), dalla società dello sceicco Al Mansour. Il Toro verserà poco più un milione al giocatore.
Il fascino di Hart al Torino è quello della mossa che non ti aspetti, del colpo in stile Football Manager che ritieni credibile soltanto nei videogame. A confermarlo sono i dati. Basta pensare che di portieri inglesi in Italia se ne sono visti soltanto due. Si tratta di James Spensley, numero uno del Genoa fine Ottocento, e Hoberlin Hood, suo coevo milanista. Nella Serie A a girone unico, invece, Hart sarà il primo in assoluto (dal 1929-30 in avanti). Una rarità, così come sono stati rari gli inglesi che hanno fatto bene in Italia. Da Luther Blissett a Ravel Morrison passando per Trevor Francis, Gordon Cowans, Paul Rideout e Des Walker. Qualche piccola eccezione, qualche lampo di Mark Hateley e Ray Wilkins, ma anche David Platt, Paul Gascoigne, Paul Ince e David Beckham. E, soprattutto, un lunghissimo elenco di flop.
L’inglese è il primo portiere britannico a giocare nella serie A moderna e a girone unico. Infatti per risalire a Spensley e Hood bisogna andare indietro negli anni 20 e 30. Il rapporto tra i granata e i giocatori di sua Maestà non è stato tutto roseo come quello dell’allenatore Leslie Lievesley, morto anche lui nella tragedia di Superga. Il britannico guidò la panchina del Toro campione nella stagione 1948/49.
Dopo gli anni 50, periodo di costruzione da Superga, sono arrivati nella stagione 1961/’62 gli scozzesi Joe Baker e Denis Law. Entrambi alla corte di Beniamino Santos fanno sognare i tifosi. Baker mette a segno 7 reti in 19 partite, diventando protagonista di un vittorioso derby contro la Juventus, mentre il secondo, autentico fuoriclasse acquistato, proprio come Hart, dal Manchester City per la cifra allora record di 110.000 lire, chiude la stagione con 27 presenze e 10 centri, diventando il capocannoniere granata dell’anno prima di essere nuovamente ceduto in Premier League ai cugini del Manchester United.
Dal ’62 al ’65, a vestire la maglia granata fu anche Gerry Hitchens che giocò ben 113 partite in maglia granata. Centrocampista dal grande attaccamento alla maglia, partì poi in direzione Atalanta. Bisogna aspettare quasi trent’anni prima che un inglese arrivasse a Torino. Nel campionato ’97/’98 la guida tecnica passa a Graeme Souness, scozzese campione d’Europa con il Liverpool nel 1984 e con un ottimo passato da centrocampista nella Sampdoria, ma il sanguigno mister non si ambienta e deve presto passare il timone a Edy Reja. Ecco i primi flop con i britannici. Proprio l’allenatore friulano condurrà i granata fino al decisivo spareggio promozione contro il Perugia, perso ai rigori per via dell’errore di un altro britannico, l’inglese Tony Dorigo, che calcia sul palo il suo penalty e pone fine ai sogni di gloria di Ferrante e compagni. A Joe Hart ora il compito non solo di proteggere la porta del Toro, ma soprattutto di riportare in positivo il rapporto tra granata e inglesi.
  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: