Mercato Inter, cosa manca per far quadrare i conti?

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

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L’Internazionale Milano è ufficialmente una società di calcio cinese, con la cordata Suning che ha piallato i debiti e investito subito soldi freschi che hanno portato agli acquisti del talento brasiliano di Gabigol e del giocatore portoghese Joao Mario. Questo il mercato Inter, questi due nomi si vanno a sommare agli arrivi di Candreva e Banega. Tutti giocatori di livello internazionale, chi più affermato per ovvi motivi anagrafici e chi invece cerca proprio nella nuova avventura la gloria della ribalta. Frank de Boer sa bene come sia ostico il campionato italiano e quanto sia difficile allenare in una squadra che non riesce a trovare un assetto societario forte e determinato a raggiungere degli obiettivi a lungo termine. Più volte l’olandese ha affermato che gli servirebbero (il condizionale è d’obbligo in casa Inter) almeno quattro settimane per dar vita ad una squadra compatta ed unita, affiatata e in grado di sprigionare un gioco lineare ed essenziale come l’olandese chiede. La squadra c’è, ma bisogna trovare un collante giusto, anche e soprattutto a livello emotivo, cosi carente nella gestione Mancini del gruppo, per poter affrontare la stagione nel migliore dei modi. L’Inter vista contro il Chievo Verona, nella prima uscita ufficiale della squadra, ha lasciato senza parole tutti: mai pericolosa e con evidenti e preoccupanti problemi di coesione tra i giocatori, mentre i giocatori del Chievo invece sembravano scorrazzare come pirati somali sul povero relitto spiaggiato al largo. Una deriva calcistica a cui nulla hanno potuto i singoli, a cui invece la dirigenza tutta avrebbe dovuto pensare tempo fa.

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In casa Inter bisogna far quadrare il cerchio. De Boer è un allenatore di esperienza e un ex giocatore che sa bene come vanno le cose nel calcio, ma l’impatto con il calcio italiano spaventa un po’ tutti. La proprietà è affiancata da dirigenti, in molti casi anche ex giocatori, che sanno e conoscono le sabbie mobili del calcio italiano, giocato e non. I giocatori sono quelli giusti, interpreti di un concetto di gioco comunque fisico e di corsa. Allora cosa manca a questa società per far quadrare i conti? Manca il collante appunto, una unione di intenti da parte di tutti, sentirsi parte di un progetto comune che chiami in causa tutti quanti, dal presidente fino ai magazzinieri, sentirsi parte di una famiglia e insieme affrontare le difficoltà che il fato proporrà in questa nuova stagione, che già è cominciata con più ombre che luci. Il cambiamento è vitale, ma bisogna farlo con i giusti tempi, con i giusti inserimenti, con le giuste motivazioni e con le giuste idee. Banega non può essere faro, Candreva non può essere il salvatore, Icardi non può essere diverso dal giocatore che è, ma la partecipazione corale e il dare tutto se stessi per la squadra devono essere d’obbligo. Come d’obbligo doveva essere il ritirare la fascia da capitano ad Icardi, dopo le uscite estive di Wanda & Co. Ammettiamo pure che sono i soldi sono importanti, ma questi passano per le mani degli uomini e sono infine questi ultimi a fare davvero la differenza.

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