Milan: niente Sabatini, Fassone ha scelto Mirabelli come ds

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
Mirabelli

Marco Fassone

Milan: proseguono gli avvicendamenti nell’organigramma a Milanello. Marco Fassone, il nuovo a.d. del Milan e già dirigente in passato di Juventus, Napoli e Inter, ha sciolto le riserve: sarà Massimiliano Mirabelli il futuro direttore sportivo dei rossoneri. E’ l’attuale capo scouting dell’Inter, che dovrà comunicare nelle prossime ore la sua volontà di lasciare la società nerazzurra per intraprendere questa nuova strada professionale.  La società rossonera non ha ancora reso ufficiale il passaggio. La scelta quindi è caduta su un profilo che ha sempre lavorato all’ombra e che è riuscito a superare la concorrenza dei vari Pradè e Bigon. Restano da risolvere rapporti tecnici e contrattuali con il club nerazzurro. Decadono dunque le candidature dei vari Sabatini, Pradè o Bigon, Mirabelli era già da qualche settimana in orbita Milan, dopo Fassone arriva dunque in rossonero un altro pezzo di Inter.  La scelta, dunque, cadrà su Mirabelli, uomo di campo capace di lavorare lontano dai riflettori, ha lavorato anche al Sunderland nelle categorie minori e all’Inter. Ora resteranno da risolvere rapporti tecnici e contrattuali con il club nerazzurro: in più, a parte, Fassone sottoscriverà al Milan un contratto di 3 anni con opzione per un altro anno legata al raggiungimento di determinati obiettivi, durata contrattuale simile al resto della futura dirigenza rossonera.

Chi è Massimiliano Mirabelli, il futuro ds rossonero

Mirabelli si ritira dal calcio giocato a 26 anni dopo aver vinto diversi campionati. Ha le idee chiare: vuole fare il ds e costruire squadre da zero, a partire dalle fondamenta. La prima società ad affidargli un progetto serio è il San Calogero, comune del vibonese. Inizia dalla Promozione, dal calcio vero, quello impolverato. L’esordio non desta in lui ansie e preoccupazioni, non deve adattarsi, vince immediatamente. E si ripeterà per tutta la sua carriera perché dopo San Calogero, Mirabelli si toglie tante altre soddisfazioni. Conosce i campi d’Eccellenza, Dilettanti e la Lega Pro, la costante è sempre la stessa: la vittoria del campionato al suo primo anno di gestione. Vince lavorando sul campo, scegliendo di persona tutti i calciatori della propria squadra. Dal primo all’ultimo. I suoi due capolavori sono Rende (portata dall’eccellenza alla finale play-off di C1) e Cosenza, dove riesce a raggiungere due storiche promozioni consecutive dalla D alla C1. Nessuno è mai riuscito a fare meglio in tutta la storia del club calabrese. Per lui parlano i fatti: chi vuole vincere lo chiama.
Dalla Lega Pro passa al Sunderland e dopo la breve parentesi inglese, Mirabelli entra a far parte dello staff dell’Inter nel 2014 come capo degli osservatori. Nel giro di pochissimo tempo Ausilio capisce di avere a che fare con un professionista di assoluta affidabilità. Nonostante l’approdo in una big, non perde le vecchie abitudini apprese sui campi di provincia: Mirabelli trascorre oltre due mesi l’anno in Sudamerica alla ricerca di talenti da consigliare alla prima squadra. Un lavoro che può sembrare scontato e che invece non lo è affatto visto lo stereotipo dell’osservatore moderno, più abituato a visionare pellicole al chiuso di una camera d’albergo che a presenziare di persona sulle tribune. E chi capisce qualcosa di calcio sa che tra i due modi di fare c’è un mondo di differenza. Il dirigente calabrese non è uomo da salotto, non chiama procuratori per farsi portare questo o quel giocatore, ma li sceglie di persona. Non è tutto, spesso fa valere la sua personalità anche all’interno dello spogliatoio. Mirabelli non si ferma praticamente mai, è un motore sempre accesso: al rientro dal Sudamerica, ogni anno, il suo calendario prevede poi un lungo tour in giro per l’Europa. Le ferie le ha sentite nominare qualche volta. All’Inter ha segnalato diversi calciatori, tra cui Murillo e Perisic. Gli ultimi della lista sono Gabriel Jesus (passato al City) e Gabigol, che i nerazzurri hanno strappato a Juventus e Barcellona. Ha fiuto per il talento, di conseguenza ha la plusvalenza nel sangue. Anche l’arrivo di Brozovic è frutto di una sua segnalazione. Per non parlare di Aubameyang(per il quale ha combattuto crociate, purtroppo senza esito positivo) e Bruma.

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