Il mercato di riparazione: una pena, a dispetto di quello che ci fanno credere

Pubblicato il autore: Raffaele La Russa Segui

Un tempo lo chiamavano il mercato di riparazione.
Ma è ancora così?
Finito il calciomercato estivo – denominato più prosaicamente il mercato dei sogni perché tutti sono convinti di aver allestito uno squadrone- e cominciato a giocare, tutti scoprono di aver necessità di fare qualche piccolo ritocco sia per colmare errori di valutazione sia per necessità causate da infortuni.

E allora già da settembre tutti aspettano il miracoloso mercato di riparazione per sistemare la squadra e raggiungere gli obiettivi sportivi prefissati.
Allora il problema dov’è?
Il problema è che a gennaio praticamente non si sposta quasi nulla perché i grossi calibri si trasferiscono solamente d’estate e i colpi sono minori o pressoché inefficaci a spostare gli equilibri che il campo ha dettato sino a quel momento.

Scopriamo, quindi,che la Juventus a gennaio ha piazzato solamente il “colpo” Orsolini in entrata e Evra in uscita.
L’Inter ha piazzato il “colpo” Gagliardini in entrata con Jovetic e Ranocchia in uscita. mentre il Napoli ha solamente ceduto
Gabbiadini senza fare acquisti e il Milan ha centrato solamente il prestito di Ocampos e ceduto Niang.

Nulla da registrare sul fronte Roma e Lazio mentre la Fiorentina ha preso Sportiello e Saponara e ceduto Zarate.
Discorso a parte merita il Genoa di Preziosi che puntualmente ogni anno gioca il suo campionato di calcio con una squadra che disputa il girone di andata e un’altra squadra che disputa il girone di ritorno.

Ma in Italia tutto si può fare e allora… si fa anche questo.
Del resto qualche anno fa a Cellino consentirono di disputare quasi tutte le partite casalinghe a Trieste ( secondo voi Cagliari-Udinese chi l’ha giocata in casa?) e tutto andò bene….
Dicevamo dei trasferimenti: alzi la mano chi pensa che i movimenti di mercato sopra descritti altereranno gli equilibri sportivi.
Del resto il campionato è pressoché deciso in ogni posizione di classifica tranne che per la lotta europea.

Si sa già chi vince e si sa già chi retrocede e si sa già chi non lotta per traguardi di classifica: perché investire allora….
E quindi? Teniamoci il buon Zamparini che anziche credere nella salvezza della propria squadra ne pensa di cedere i suoi pezzi “migliori” se tali possono considerarsi Hiliemark e Quaison e accontentarsi del premio paracadute per la retrocessione in serie B.
E così anche il Pescara che ” invecchia ” la squadra con Muntari e Stendardo e pensa di cedere Caprari (che pure è di proprietà dell’Inter).

Ma come buoni cronisti non possiamo non sentire la fatidica frase:”Nel mercato invernale non si fanno mai grandi colpi ma abbiamo gettato le basi per una stellare campagna acquisti estiva”
Ma non sarebbe più logico ridurre il campionato a 16/18 squadre, anziché allestire 20 squadre di cui almeno 4/5 di serie inferiore?
Il campionato sarebbe più competitivo; ci sarebbero meno infortuni e meno soldi da spendere per fare le squadre.

Ma le TV non sono d’accordo nel ridurre il numero delle partite perché a loro interessa trasmetterle e non la qualità del prodotto, perché al tifoso non interessa come gioca la propria squadra, ma solo se gioca e contro chi non importa.

E allora la fiera dei sogni può continuare…

Raffaele La Russa

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