Calciomercato Milan, Musacchio a un passo dai rossoneri

Pubblicato il autore: Andrea Brumana Segui

È trascorsa poco meno di una settimana dal Closing che, di fatto, ha consegnato il Milan dalle mani di Fininvest a quelle di Yonghong Li e già si parla di mercato, giustamente; sì perché il derby pareggiato all’ultimo secondo ha fatto emergere una squadra da un lato coraggiosa, spavalda, emozionante nella sua romantica volontà, dall’altro, tuttavia, carente di tecnica e personalità; se è vero che questa situazione è dovuta, anche, alla carta d’identità, il Milan ha, infatti, la seconda età media più bassa del campionato, è altrettanto vero che le campagne acquisti più recenti si sono rivelate indubbiamente insufficienti per poter ambire ai titoli, alle posizioni e agli obbiettivi degni del nome e della storia del club.

Le cause della cessione del Milan sono essenzialmente economiche, Berlusconi, infatti, consapevole dell’impossibilità di impegnare risorse e fondi tali da riportare la squadra ai vertici del calcio europeo e internazionale, ha ritenuto opportuno affidarla a chi, ora come ora, sta vivendo un periodo di maggiore prosperità da questo punto di vista, con l’augurio che questi possano arrivare dove lui, dopo circa 900 milioni di euro investiti, non può più spingersi.

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Ecco il motivo per cui, allora, tutti quanti nell’ambiente Milan, tifosi in primis, sperano che alle prime parole pronunciate dalla dirigenza seguano i fatti, perché sono stanchi di vedere una squadra barcollante e incostante, una squadra che, come ha ripetuto più volte l’ex amministratore delegato Adriano Galliani, ha molto in comune con quel Rocky che non crollava mai malgrado la miriade di pugni incassati, una squadra snaturata del suo DNA da Champions in quanto costretta, ormai da anni, a lottare, invano, per un piazzamento in Europa League.

Fassone, nella conferenza stampa a Casa Milan, ha ribadito la volontà della nuova proprietà cinese di impiegare importanti risorse nella finestra estiva di mercato, con l’intento di rendere la squadra competitiva fin da subito, e i presupposti non sembrano mancare.

Musacchio come primo obiettivo

Tra i tanti nomi che, in questi giorni, sono stati affiancati al Milan, da Fabregas a Kolasinac fino al “gallo” Belotti, il più realistico sembra essere quello di Mateo Musacchio, classe 1990, calciatore argentino ma con passaporto italiano attualmente in forza agli spagnoli del Villarreal.

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Il feeling tra il difensore e il club rossonero era già nato nell’estate scorsa quando il suo arrivo a Milano pareva ormai cosa fatta, salvo, poi, arrestarsi per un accordo economico tra le due società mai raggiunto.
Indiscrezioni filtrate nella mattinata dal “Corriere dello Sport” e confermate, in un secondo momento, da “Calciomercato.com” riferiscono del mancato rinnovo, da parte del giocatore, del suo contratto in scadenza nel 2018 e, pertanto, di un prezzo del cartellino in netta discesa, da 30 milioni a 15 più bonus; sempre “Calciomercato.com” fa sapere che già a febbraio c’erano stati dei contatti tra le parti e che Musacchio aveva deciso di congelare qualsiasi altra trattativa per mettere in primo piano l’offerta di Vincenzo Montella, suo noto estimatore.

Calciatore non particolarmente fisico, 182 cm per 76 kg, Musacchio si distingue per velocità, agilità e duttilità, potendo ricoprire non solo il suo ruolo di difensore centrale ma anche quello di mediano di centrocampo.
Il primo rinforzo, dunque, che la nuova dirigenza cinese sembra voler aggiungere alla rosa rossonera riguarda il reparto difensivo, con una coppia, Musacchio-Romagnoli sicuramente interessante e competitiva, almeno sulla carta.

Senofonte
, nella sua opera principale, l’ “Anabasi”, racconta di quando i soldati Greci, stremati dalla fatica di una guerra sanguinosa e di un viaggio interminabile nell’entroterra dell’attuale Turchia, giungendo sulla sommità di un’altura e vedendo il mare, simbolo della patria e della fine delle loro fatiche, urlarono festanti e rinvigoriti “Thalassa! Thalassa! (Mare! Mare!)”; i tifosi del Milan si augurano, allo stesso modo, che la neonata società e, in modo particolare, la sua disponibilità economica, sia quel mare che li liberi dalla sofferenza e dall’angoscia di vedere la loro squadra sempre perdente e la riporti nella posizione che per prestigio, storia e tradizione le spetta di diritto: il tetto del mondo.

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